Il Terzo settore italiano cresce e si innova, consolidando il suo ruolo strategico per il benessere sociale ed economico del Paese. Il Terzjus Report 2025 evidenzia il completamento del quadro normativo e le prospettive positive per il comparto, con sfide legate all’attuazione della riforma e al rafforzamento del sostegno finanziario. Il Governo conferma l’attenzione e l’interesse per il settore, ritenuto strategico per l’economia nazionale.
Il quinto rapporto della Fondazione Terzjus evidenzia la crescita degli Enti del Terzo Settore (Ets) in Italia, con oltre 140.000 iscritti al Registro unico nazionale del terzo settore (Runts). La riforma del terzo settore, avviata nel 2016, è quasi completata, con l’entrata in vigore del regime fiscale specifico per Ets e imprese sociali nel 2026. Tuttavia, alcune misure promozionali per Ets non imprenditoriali e imprese sociali rimangono inefficaci.
Il disegno di legge delega in materia di Politiche per i giovani e Servizio Civile Universale (SCU) mira a semplificare e riordinare le politiche giovanili, aumentando l’efficacia e la coerenza con le politiche europee. La legge introduce misure per semplificare le procedure amministrative, potenziare il monitoraggio dei progetti e valorizzare le competenze acquisite dai volontari. Si prevede una nuova riforma per semplificare il sistema a beneficio di giovani ed enti.
Mentre l’iter attuativo della Riforma va concludendosi, il quinto rapporto Terzjus fotografa lo stato dell’arte di un terzo settore in accelerazione. Tra i numeri in crescita e le spinte in avanti, restano però anche nodi irrisolti, dal coinvolgimento dei giovani nel volontariato al rafforzamento delle reti associative, al coordinamento tra registri.
A dieci anni dalla legge delega, il Terzo settore si conferma pilastro della coesione sociale, tra crescita degli enti, trasformazioni del volontariato e nuove opportunità. Un mondo in evoluzione, chiamato a coniugare partecipazione, lavoro dignitoso e innovazione[di Luigi Bobba, pubblicato in «La Vita Picena» "Costruire legami, costruire futuro. Il Terzo settore tra solidarietà, prossimità e innovazione sociale" n.02/2026]
Poco più di un anno fa l’espressione “Terzo settore” è entrata nella Enciclopedia Treccani. Un passaggio non banale che andava a codificare un cambiamento avvenuto sia nella cultura, sia nella normativa del nostro Paese. Infatti, tra qualche mese ricorreranno 10 anni dall’approvazione della legge delega di riforma del Terzo settore, della disciplina delle imprese sociali e del servizio civile universale. Una delega che il Parlamento attribuì al Governo per riordinare, semplificare e innovare la normativa che nei 25 anni precedenti aveva avuto il merito di riconoscere fenomeni emergenti (quello delle organizzazioni di volontariato, delle cooperative sociali e delle associazioni di promozione sociale), ma allo stesso tempo aveva generato trattamenti non sempre omogenei e talvolta contraddittori rispetto ai diversi soggetti che man mano andavano componendo la famiglia del Terzo settore. La legge delega 106/2016 non è stata una mera operazione giuridica, ma prima di tutto ha segnato un cambiamento culturale: il riconoscimento di un mondo radicato nelle nostre comunità, ma spesso considerato marginale, una ruota di scorta di istituzioni pubbliche incapaci di rispondere ai bisogni sociali emergenti o un rimedio ai non pochi guasti generati da un mercato dominato dalla logica della massimizzazione del profitto. Non a caso lo slogan con cui il presidente del Consiglio di allora, Matteo Renzi, lanciò la riforma era “non più terzo settore, ma primo”. Una provocazione per sottolineare la rilevanza di “un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità di vita delle persone”.
Maurizio Leo, Viceministro MEF, ha illustrato le misure fiscali per gli Enti del Terzo Settore, tra cui l’esenzione fiscale sulle plusvalenze derivanti da attività di interesse generale, l’estensione dell’aliquota IVA al 5% alle imprese sociali e la proroga dell’esclusione IVA fino al 2036.
Partecipazione civica e digitale: l’avanguardia si rinnova. Donazioni e 5 per mille: fiducia ai massimi storici. Occupazione in crescita, ma persistono disparità. Amministrazione condivisa: una rivoluzione silenziosa. Il RUNTS cresce: verso 160.000 enti iscritti. PANES: l’Italia verso una strategia nazionale per l’economia sociale. Orizzonte 2027: trasformare la riforma in qualità e impatto. Un nuovo inizio per il Terzo settore.
Il Terzjus Report 2025 evidenzia la crescita e l’innovazione del Terzo settore italiano, che rappresenta il 4,5% dell’occupazione privata. Nonostante il completamento del quadro normativo, permangono sfide come il differenziale retributivo e la necessità di trasformare la riforma in qualità del lavoro e sostenibilità economica. Il Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale (PANES) mira a consolidare il settore, promuovendo strumenti finanziari dedicati e valorizzando il volontariato.
Costituzione da parte delle fabbricerie del ramo impresa sociale (articolo 1, comma 3 del D.lgs. n. 112/2017) o del ramo ETS (articolo 4, comma 3 del D.lgs. n. 117/2017).
Chiarimenti sulle disposizioni del Codice del Terzo settore in materia di imposte sui redditi e sulla qualificazione fiscale degli enti iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
Sfide e opportunità per il Terzo settore che verrà
Luigi Bobba
Poco più di un anno fa l’espressione “Terzo settore” è entrata nella Enciclopedia Treccani. Un passaggio non banale che andava a codificare un cambiamento avvenuto sia nella cultura, sia nella normativa del nostro Paese. Infatti, tra qualche mese ricorreranno 10 anni dall’approvazione della legge delega di riforma del Terzo settore, della disciplina delle imprese sociali e del servizio civile universale. Una delega che il Parlamento attribuì al Governo per riordinare, semplificare e innovare la normativa che nei 25 anni precedenti aveva avuto il merito di riconoscere fenomeni emergenti (quello delle organizzazioni di volontariato, delle cooperative sociali e delle associazioni di promozione sociale), ma allo stesso tempo aveva generato trattamenti non sempre omogenei e talvolta contraddittori rispetto ai diversi soggetti che man mano andavano componendo la famiglia del Terzo settore. La legge delega 106/2016 non è stata una mera operazione giuridica, ma prima di tutto ha segnato un cambiamento culturale: il riconoscimento di un mondo radicato nelle nostre comunità, ma spesso considerato marginale, una ruota di scorta di istituzioni pubbliche incapaci di rispondere ai bisogni sociali emergenti o un rimedio ai non pochi guasti generati da un mercato dominato dalla logica della massimizzazione del profitto. Non a caso lo slogan con cui il presidente del Consiglio di allora, Matteo Renzi, lanciò la riforma era “non più terzo settore, ma primo”. Una provocazione per sottolineare la rilevanza di “un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità di vita delle persone”.
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Argomenti: Ets | Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali | Ministero dell’Economia e delle Finanze | Riforma terzo settore | Terzjus Report 2025
Documentazione - Ultimi inserimenti
Nota direttoriale M.L.P.S., 12 marzo 2026, n. 4027
Costituzione da parte delle fabbricerie del ramo impresa sociale (articolo 1, comma 3 del D.lgs. n. 112/2017) o del ramo ETS (articolo 4, comma 3 del D.lgs. n. 117/2017).
Circolare n. 1/E, 19 febbraio 2026
Chiarimenti sulle disposizioni del Codice del Terzo settore in materia di imposte sui redditi e sulla qualificazione fiscale degli enti iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore.
D.M.L.P.S. 21 gennaio 2026, n. 5
Modifiche ed aggiornamenti alla disciplina attuativa dei controlli sull’impresa sociale