Donare, il verbo antivirus

Dalla nuova legge antisprechi alla riforma del Terzo settore, una guida in sei punti curata dall’avvocato Sepio, esperto di non profit: “Gli ultimi passaggi normativi hanno permesso di associare il dono non più solamente alle erogazioni in denaro ma anche all’assegnazione di beni per fini di utilità sociale”

1. Dalla legge “antisprechi” alla riforma del Terzo settore. La donazione di beni è entrata a pieno titolo nel sistema culturale italiano. Perché donare beni è importante?
In questa fase inaspettata di emergenza sanitaria il tema delle donazioni torna piu che mai di stretta attualità. La solidarietà sta riscoprendo un nuovo valore. Si apprezza il senso del dono, dagli esercizi commerciali che si preoccupano di donare prima di chiudere l’attività a fronte dei decreti emergenziali o i ristoratori e pizzaioli che offrono gratuitamente pasti caldi ai medici in prima linea, alle grandi catene di distribuzione e centri di cottura fino alle iniziative degli enti non profit e dei singoli cittadini. Tutti in qualche modo impegnati nell’assegnare nuovo valore ai beni ai fini di solidarietà sociale attraverso la donazione. Questo il senso dell’economia circolare, che in questa fase sta emergendo prepotentemente nella costruzione di un modello sociale basato sulla rimodulazione dei consumi e sulla percezione dell’importanza della rete e di una rinnovata coesione sociale come antidoto alle paure e all’egoismo. Mai come in questo momento percepiamo il valore dei beni, ci preoccupiamo di utilizzarli al meglio e di ottimizzare le risorse. Un diverso modo di pensare a ciò che abbiamo, che difficilmente verrà meno subito dopo la fine dell’emergenza sanitaria e che potrebbe costituire la base per un nuovo sviluppo dell’economia circolare. Minori sprechi e percezione del valore del dono come pilastro di una solidarietà che non deve essere solo una risposta all’emergenza ma un modello su cui ricostruire e ripensare l’impianto della nostra società e del nostro sistema economico. Possiamo dire che sotto questo punto di vista siamo un paese all’avanguardia grazie anche agli interventi legislativi degli ultimi anni ed ai provvedimenti adottati dall’inizio del 2020, che hanno permesso di associare il dono non piu solamente alle erogazioni in denaro ma anche all’assegnazione di beni per fini di utilità sociale. Imprese e persone fisiche oggi possono donare beneficiando di vantaggi fiscali e semplificazioni burocratiche grazie alla c.d. “Legge antisprechi” (L. n. 166/2016) e alla riforma del Terzo settore entrambe rinnovate a modificate proprio nel 2020. Un insieme di norme virtuose ancora non conosciute al largo pubblico che vale la pena valorizzare ora piu che mai.

2. Il governo ha approvato il 2 marzo scorso la modifica alla legge “antisprechi” nell’ambito delle misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus. Come si inserisce la donazione di beni e la solidarietà nell’emergenza di questi giorni? Emergenza sanitaria e bisogni sociali vanno di pari passo e occorre da subito pensare allo scenario che ci troveremo di fronte non appena finirà questa fase critica. Le prime stime economiche parlano di un calo dello 0,7 % del PIL (ogni punto del PIL vale almeno 15 miliardi di euro) con effetti su diversi comparti del sistema italiano e conseguentemente su imprese e famiglie. Occorre iniziare da subito ad immaginare dei sistemi di contenimento rispetto all’aumento delle fragilità sociali e finanziarie che potrebbero interessare una fascia ampia della popolazione. Uno dei temi da esaminare parte dalla attuale disponibilità di beni rimasti invenduti a causa del radicale cambio delle abitudini nei consumi. L’anomala distribuzione delle vendite, stravolgendo le regole del mercato, sta facendo già registrare ingenti rimanenze di magazzino. Molte imprese hanno rimodulato il sistema degli acquisti e i grandi banchi di solidarietà italiani stanno gia ricevendo richieste di donazioni di merci in eccedenza. Il mondo produttivo si troverà a fare delle scelte. Se distruggere i beni invenduti per semplicità ed economia gestionale o favorirne, laddove possibile, la donazione a beneficio degli enti del terzo settore, per destinare al bisogno le merci e stoccarle per sostenere la fase attuale e successiva alla conclusione dell’emergenza sanitaria. A fronte di tutto questo abbiamo gia a disposizione dei validi strumenti legislativi che occorre iniziare ad utilizzare e a conoscere. Con il decreto-legge dello scorso 2 marzo, proprio per far fronte alla prima fase emergenziale, è stata ampliata in maniera considerevole la gamma dei beni in natura che le imprese potranno donare a favore di enti pubblici e non profit beneficiando delle semplificazioni fiscali e amministrative previste dalla legge “antisprechi”, c.d. legge “Gadda”. Un’occasione per sviluppare l’economia circolare ed incentivare il dialogo tra mondo profit e non profit fortemente auspicato dalla Riforma del terzo settore.

3. Quali in concreto le modifiche apportate alla legge “antisprechi”?
La legge “antisprechi” ha garantito finora vantaggi fiscali e semplificazioni burocratiche alle imprese in caso di donazioni riguardanti solo alcune categorie di beni, e prodotti alimentari, farmaci e presidi medico chirurgici, ai quali si sono aggiunti negli anni successivi prodotti per l’igiene della persona e della casa, gli articoli di cartoleria e i libri. Con l’ultima modifica si amplia il paniere dei prodotti, ricomprendendo ulteriori beni importanti per il sostegno degli indigenti e per le strutture operative degli stessi enti non profit. Si incentivano quindi anche le cessioni gratuite dei prodotti tessili, per l’abbigliamento e per l’arredamento, dei giocattoli, dei materiali per l’edilizia e degli elettrodomestici. A questi si aggiungono anche dispositivi elettronici come personal computer, televisori, tablet, ereader e altri dispositivi non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che non ne modificano l’idoneità all’utilizzo o per altri motivi similari. Un paniere, dunque, volutamente ampio per tenere conto delle diverse esigenze che si manifesteranno durante e post emergenza sanitaria, affinchè si possa ripartire garantendo sostegno su tanti livelli, da quello alimentare e farmaceutico a quello culturale e della vita quotidiana, come vestiti, mobili e giocattoli. Tutti beni, dunque, che potranno essere ceduti gratuitamente dall’impresa che, scegliendo la strada della donazione, potrà fruire degli stessi vantaggi e agevolazioni previsti in caso di distruzione dei beni.

4. Quali sono gli incentivi fiscali previsti dalla legge “antisprechi” per le imprese che sceglieranno di donare beni?
La leva fiscale ha un ruolo importante nella diffusione delle donazioni da parte delle imprese preoccupate anche di non incappare in adempimenti aggiuntivi, sanzioni o controlli. Per capire quali sono i vantaggi previsti dalla norma proviamo a fare un esempio. Un’impresa che produce, immaginiamo pasta, e che vuole donare i propri prodotti a persone bisognose, secondo le ordinarie regole fiscali subirebbe due effetti penalizzanti, sia ai fini IVA che delle imposte dirette. Infatti, pur non percependo denaro a fronte della cessione gratuita della pasta, la nostra impresa dovrebbe, comunque, versare l’IVA e le imposte dirette secondo il valore in comune commercio dei beni donati. Insomma ai fini fiscali le regole dicono che donare equivale a vendere il bene. Queste regole cosi stringenti servono a garantire una coerenza di tutto il sistema ed evitare abusi. Ebbene con la legge antisprechi viene introdotta un’eccezione eliminando qualsiasi effetto fiscale legato alla donazione. In tal caso nessuna imposta è dovuta dall’impresa che decide di donare beni ad enti pubblici ed enti del terzo settore. Un passaggio importante che prima del 2016 aveva disincentivato le donazioni di beni e che ora, grazie all’estensione delle agevolazioni ad un paniere piu ampio, potrà interessare anche altri comparti produttivi finora rimasti esclusi.

5. A fine gennaio è stato pubblicato il Decreto Ministeriale che regolamenta la donazione di beni in natura prevista dalla Riforma del Terzo Settore. Cosa prevede la Riforma su questo tema e quali indicazioni arrivano dal decreto?
Come ho detto in precedenza la donazione di beni è disciplinata anche dalla Riforma del Terzo Settore che ha equiparato la donazione di beni a quella in denaro sotto il profilo dei benefici fiscali (articolo 83 del Codice del terzo settore). Questo significa che la persona fisica potrà detrarre il 30 per cento del valore del bene donato nella propria dichiarazione dei redditi (che sale al 35 se beneficiaria è una organizzazione di volontariato) o dedurre l’intero valore del bene. In entrambi i casi il beneficio fiscale viene assegnato sulla base al valore del bene immaginando di avere donato una somma in denaro pari allo stesso valore. In altre parole se, anziché donare 100 euro, acquisto un pacco alimentare dello stesso valore e lo consegno ad un ente del terzo settore, avrò diritto ad una deduzione o detrazione nella dichiarazione dei redditi senza alcuna differenza tra le due opzioni. Un passo avanti importante verso un modello di partecipazione al bisogno che tiene conto, in questo caso, anche del particolare valore sociale del gesto donativo, in grado di creare una relazione ed un contatto diretto con i volontari e gli enti non profit. Con il decreto pubblicato lo scorso 30 gennaio sono state dettate le regole per capire quale valore assegnare ai beni e secondo quali criteri con l’obiettivo di quantificare i benefici fiscali previsti all’articolo 83 del codice del terzo settore Per individuare con precisione le tipologie dei beni che danno diritto ai benefici fiscali nonché i criteri e le modalità di valorizzazione delle liberalità, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un apposito Decreto. Proviamo a sintetizzarne il contenuto. Innanzitutto a differenza della legge antisprechi, il decreto non prevede un elenco limitato di categorie di beni donabili: i privati possono donare ciò che vogliono. Tuttavia vanno seguito alcune regole per individuare il valore di ciò che si dona ed evitare abusi. Il criterio generale di riferimento è il valore normale del bene (ad esempio per i prodotti acquistati farà, in genere, fede lo scontrino fiscale, listini o altri documenti che ne attestino il valore). Caso diverso quello in cui il bene superi un certo valore o non sia stimabile: solo in questa circostanza, si renderà necessario ricorrere ad una perizia da parte di un esperto. Anche le imprese potranno donare i beni in base all’articolo 83 del Codice del Terzo Settore distinguendo tra beni merce e beni strumentali, che potranno essere valorizzati secondo criteri diversi. Per le imprese si apre la strada dell’art. 83 tutte le volte in cui intendono donare un bene non ricompreso nell’elenco della legge “antisprechi”, che rimane però piu vantaggiosa per i beni in essa previsti.

6. Quali adempimenti per l’ente del Terzo settore che riceve il bene e l’impresa che dona? Il tema degli adempimenti è sempre stato un blocco importante per lo sviluppo delle donazioni dei beni da parte delle imprese. In realtà il meccanismo è semplice e la procedura è snella ma va rispettata per garantire che i beni arrivino effettivamente al bisogno e siano in grado di soddisfare davvero esigenze di interesse generale. L’obiettivo ovviamente è quello di evitare un utilizzo distorto dei benefici fiscali per finalità diverse da quelle sociali. Per questo è importante che entrambi i soggetti, donante e beneficiario, redigano un documento valido. Se la donazione avviene in base al codice del terzo settore l’erogazione liberale in natura dovrà risultare da un atto scritto bilaterale tra soggetto donante (persona fisica o impresa) ed ente del Terzo settore che riceve il bene. Al primo spetterà indicare puntualmente i beni donati e il relativo valore. L’ente del Terzo settore che riceve l’erogazione liberale, invece, deve dichiarare di impegnarsi ad utilizzare quanto ricevuto per lo svolgimento dell’attività statutaria, ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, cosi come indicato all’articolo 8 del Codice del Terzo settore. Va detto, comunque, che questa procedura riguarderà prevalentemente le donazioni di beni da parte delle persone fisiche, dal momento che per le aziende si apre la strada, in molti casi fiscalmente piu conveniente, della legge “antisprechi”. In quest’ultimo caso le procedure sono leggermente diverse, anche in considerazione del fatto che la norma è basata sulle donazioni provenienti da imprese. Spetta a queste ultime emettere un documento di trasporto o atto equipollente con i riferimenti dei beni donati. Per le sole cessioni che non riguardano eccedenze alimentari facilmente deperibili o che, singolarmente considerate, superino i 15mila euro, l’impresa deve trasmettere una comunicazione riepilogativa mensile al fisco. Chi riceve il bene deve invece rilasciare una dichiarazione trimestrale con l’indicazione analitica dei beni ricevuti e l’impegno ad utilizzarli per scopi sociali

Articolo tratto da Vita.it del 14 marzo 2020.

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