Amministrazione condivisa, coprogrammazione e coprogettazione: si può aprire una nuova stagione degli enti del Terzo Settore.

La presentazione del primo quaderno di terzjus è stata un’occasione per discutere delle possibili interazioni tra Istituzioni ed enti del Terzo Settore così come previsto dalla Riforma. Il 09 dicembre ne hanno discusso docenti, giuristi ed esperti, auspicando l’avvio di un potenziale nuovo processo di gestione dei Beni Comuni.

Mercoledì 9 dicembre si è svolto il webinar di Terzjus- Osservatorio di diritto del terzo Settore – dal titolo: “Promuovere i beni comuni: verso un’amministrazione condivisa”, occasione anche per presentare il primo Quaderno dedicato a “I rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed Enti del Terzo Settore”, a cura di Antonio Fici, Luciano Gallo e Fabio Giglioni – Editoriale Scientifica Napoli.

Un argomento particolarmente attuale che ha visto una larga partecipazione, grazie anche ai tanti autorevoli relatori: Luca Antonini, giudice costituzionale ed estensore della  sentenza 131/2020, Ferruccio De Bortoli, Presidente di Vidas ed editorialista del Corriere della Sera, Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore, Valeria Negrini, Vicepresidente della Fondazione Cariplo, Giovanni Quaglia, Presidente della Fondazione CRT e  Alessandro Lombardi, Direttore Generale del Terzo Settore del Ministero del Lavoro.

“Il compito di promuovere i beni comuni passa necessariamente attraverso l’amministrazione condivisa – ha dichiarato Luigi Bobba, Presidente di Terzjus, in apertura del seminario. Dopo la sentenza n.131 della Corte costituzionale e dopo l’intervento legislativo nel dl “Semplificazioni”, lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, non può più considerarsi l’unico detentore dell’interesse generale. Questa rivoluzione copernicana, incentrata sul principio di sussidiarietà orizzontale, obbliga altresì gli Enti di terzo settore a pensarsi non come meri fornitori ma come “partner di progetto” delle Amministrazioni pubbliche, ovvero a condividere non solo risorse economiche, ma anche progettuali e di conoscenza dei bisogni della propria comunità.

Infatti, come spiegato dal prof. Luca Antonini, giudice della Suprema Corte, “il principio di sussidiarietà pur introdotto nella Costituzione nel 2001 è rimasto sulla carta, una Carta importante, ma nonostante questo non ha trovato una concreta applicazione. Grazie agli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore questo principio ha “procedimentalizzato” l’azione sussidiaria, strutturandola come forma operativa con cui la sussidiarietà prende vita all’interno dell’ordinamento. Purtroppo, le interpretazioni restrittive che sono seguite ne hanno limitato l’ambito di azione, mentre la sentenza 131 del 2020 ha liberato la portata normativa e ha ridato al principio di sussidiarietà la giusta espressione.”

Una sentenza che ha visto il plauso anche di Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore che l’ha definita una “questione di identità costituzionale” e soprattutto un modo per aprire la strada “all’utilizzo della coprogettazione e coprogrammazione e agli strumenti di lavoro per poterli attuare, ferma restando l’importanza della partita europea dove l’approccio culturale italiano viene messo in discussione, alla luce della dicotomia con gli altri Paesi membri, in termini di distinzione tra iniziativa pubblica e privata.”

Ferruccio De Bortoli, sul tema economico ha aggiunto che “oggi si sono aperti dei varchi nel mercato per un’estensione del ruolo dello stato nell’economia in generale. I nuovi bisogni emergenti vedono lo stato non in grado di garantire la tutela e il miglioramento di molti beni comuni e sarà costretto a richiedere l’aiuto del privato sociale per assicurare non solo alcuni beni comuni essenziali, ma anche i servizi di assistenza in generale. Occorre quindi una collaborazione tra pubblico e privato molto diversa che il quadro legislativo, grazie agli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo Settore e alla sentenza, può favorire. Ciò comporta anche il superamento alcuni pregiudizi verso il Terzo Settore, che ritardano in maniera colpevole l’implementazione della legge di riforma. Occorre una definizione più precisa dei ruoli sia dell’amministrazione pubblica, ma anche degli Enti del Terzo Settore che devono avere la giusta preparazione per interfacciarsi in maniera adeguata.”.

Significative poi le testimonianze delle fondazioni bancarie, Valentina Negrini, Vicepresidente della fondazione Cariplo, partendo dal contributo del primo Quaderno di Terzjus ha posto l’attenzione sulle prospettive regionali dell’attuazione del contesto normativo, in particolare sulla “necessità di non dimenticare tutti quei soggetti che pur non facendo parte del terzo settore agiscono forme partecipate per il territorio e per il bene comune.”

Giovanni Quaglia, Presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Torino, ha sottolineato come “la sussidiarietà sia fondamentale per raggiungere il bene comune e per renderla un presupposto per la solidarietà.” La fondazione Crt nell’anno passato ha dato vita a degli Stati generali del Terzo Settore per mettersi in ascolto dei diversi bisogni dei soggetti del territorio e con loro elaborare il piano strategico per il 2021. “Abbiamo cioè – ha concluso Quaglia – provato anche noi a fare coprogettazione con i beneficiari delle nostre erogazioni.“.

Alessandro Lombardi, direttore della direzione Terzo Settore del Ministero del lavoro e che guida il gruppo di lavoro del Consiglio Nazionale del Terzo Settore che sta elaborando le linee guida da sottoporre alla Conferenza Stato Regioni ha anticipato che lo stesso gruppo di lavoro “ha concluso la fase di elaborazione e in questi giorni la proposta è all’attenzione di tutte le amministrazioni regionali e la prossima settimana arriveranno le loro suggestioni, per poi trovare un momento di condivisione formale che possa consentire la successiva pubblicazione.”

Relativamente ai contenuti delle linee guida il Dott. Lombardi ha precisato che ”sono inquadrate sistematicamente all’interno del complesso del Codice del Terzo Settore per poi passare ad un’analisi degli istituti della coprogrammazione, coprogettazione, accreditamento e convenzionamento, mantenendo saldo il timone su due principi: da un lato le regole di ancoraggio all’evidenza pubblica, ma anche il rispetto dell’autonomia regolamentare e organizzativa dei diversi livelli di governance. Senza dimenticare gli obblighi di trasparenza e pubblicità”.In conclusione il Presidente di Terzjus, Luigi Bobba, ha sottolineato come questa sia “una stagione nuova da vivere ben sapendo che la strada da compiere è ancora piena di trappole ed ostacoli. Terzjus continuerà a monitorare questo cambiamento e ad offrire il proprio supporto scientifico, di ricerca e formativo affinché si passi dalla norma al diritto vivente. Nel prossimo mese di marzo terremo un seminario dedicato proprio ai modelli e alle buone prassi di amministrazione condivisa. E i contributi del seminario rifluiranno in un nuovo Quaderno da mettere a disposizione degli operatori del terzo settore e dei quadri delle Pubbliche Amministrazioni”.

TUTTI I DIRITTI RISERVATI. È vietato qualsiasi utilizzo, totale o parziale, del presente documento per scopi commerciali, senza previa autorizzazione scritta di Terzjus.
Torna in alto

Ricevi aggiornamenti,
news e approfondimenti sulle attività di Terzjus