A partire dallo studio promosso da Terzius Fondazione, che per primo ha messo in luce la necessità di una revisione organica dell’Amministrazione di Sostegno (AdS) e l’urgenza di allineare l’ordinamento italiano ai più avanzati standard internazionali, è maturato un percorso istituzionale che ha portato il CNEL ad elaborare una proposta di riforma complessiva. Su queste basi, il 25 novembre 2025, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha approvato il Disegno di legge di riforma dell’AdS, segnando un passaggio decisivo nel superamento di un modello introdotto oltre vent’anni fa dalla legge 6/2004 e oggi ritenuto non più adeguato alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
E, nella seduta del 25 novembre 2025, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha approvato il Disegno di legge di riforma dell’Amministrazione di Sostegno (AdS), con l’obiettivo di aggiornare un istituto introdotto oltre vent’anni fa dalla legge 6/2004. La riforma si ispira ai principi dell’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce la piena capacità giuridica delle persone con disabilità e amministrate e promuove modelli di supporto fondati sulla volontà e sulle preferenze individuali. In questa prospettiva, l’amministratore di sostegno viene concepito non più come un sostituto della persona, ma come un facilitatore delle sue decisioni e del suo progetto di vita.
Uno dei nodi più critici del sistema attuale riguarda la difficoltà, per i giudici tutelari, di reperire amministratori qualificati capaci di garantire realmente la capacità decisionale degli amministrati. Il Ddl affronta direttamente questa problematica ampliando la platea dei soggetti nominabili: oltre ai privati cittadini, professionisti, potranno essere designati Enti del Terzo Settore, Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona e Fondazioni di Comunità. Si tratta di organizzazioni dotate di stabilità, presenza territoriale e competenze socioassistenziali integrate, in grado di garantire continuità e professionalità nell’accompagnamento delle persone fragili. L’inserimento dell’attività di amministrazione di sostegno tra le attività di interesse generale del Terzo Settore rafforza ulteriormente la capacità degli enti di operare in quest’ambito, valorizzando il ruolo delle comunità locali.
Per assicurare standard uniformi e trasparenti, la riforma istituisce presso il Ministero della Giustizia un Elenco nazionale degli enti idonei a svolgere l’incarico di amministratore di sostegno. L’iscrizione sarà subordinata a requisiti patrimoniali, organizzativi e professionali, nonché alla presenza di personale adeguatamente formato e di modelli organizzativi capaci di garantire un sostegno di qualità. Ogni ente dovrà inoltre individuare un responsabile dell’incarico per ciascuna nomina, così da mantenere un rapporto diretto, chiaro e verificabile con l’autorità giudiziaria.
Il relatore del provvedimento, Vincenzo Falabella, sottolinea che l’Elenco nazionale rappresenta un passaggio decisivo per superare l’attuale disomogeneità territoriale e garantire tutele effettive alle persone amministrate. In quest’ottica, il Ddl introduce anche un limite al numero degli incarichi che ciascun amministratore può gestire: massimo cinque, elevabili eccezionalmente a sette con motivata autorizzazione del giudice. L’obiettivo non è burocratico, ma garantire che l’amministratore possa dedicare tempo ed energie reali a chi assiste.
Un altro elemento qualificante della riforma riguarda le semplificazioni previste per gli amministratori familiari. Un emendamento proposto da Falabella esonera i parenti in linea retta dall’obbligo di rendicontare le spese fino a 8.500 euro annui, riducendo gli adempimenti a carico delle famiglie e permettendo ai giudici di concentrare l’attenzione sui casi più complessi o di maggiore rilevanza patrimoniale. In parallelo, una procedura semplificata consentirà ai genitori, se concordi, di assumere congiuntamente l’incarico di amministratori di sostegno del figlio maggiorenne, favorendo percorsi più coerenti con la realtà delle relazioni familiari.
Il Disegno di legge del CNEL si inserisce in un più ampio processo di riforma avviato dal Parlamento con la delega conferita al Governo dall’articolo 17 del Ddl sulla semplificazione normativa (Atto Camera 2393). La proposta del CNEL anticipa e completa i criteri della delega, offrendo soluzioni concrete in materia di standard professionali, qualificazione degli enti, semplificazioni procedurali e ridefinizione del ruolo dell’amministratore in chiave di supporto decisionale. Il provvedimento si armonizza inoltre con le principali riforme degli ultimi vent’anni: dal decreto legislativo 62/2024, che promuove modelli personalizzati e integrati di assistenza, al Codice del Terzo Settore del 2017, alla legge “Dopo di Noi” del 2016, fino al decreto legislativo 207/2001 che ha ridefinito la funzione delle ASP nel sistema di welfare locale.
Nel complesso, la riforma proposta dal CNEL delinea un sistema multilivello dove Stato, enti locali, famiglie, Terzo Settore e comunità territoriali collaborano per garantire percorsi di sostegno rispettosi della dignità e dell’autodeterminazione della persona. Il nuovo modello mette al centro la volontà del beneficiario: l’amministratore non limita la capacità della persona, ma la sostiene e la rende pienamente esercitabile.
Falabella, concludendo i lavori, evidenzia che il CNEL ha inteso offrire una risposta moderna e concreta, capace di valorizzare la persona e integrare le migliori esperienze del territorio. Una riforma di sistema che guarda al futuro, orientata a rafforzare libertà, autonomia e inclusione di ciascuno.
Vincenzo Falabella