La geografia dell’Amministrazione Condivisa. Un fenomeno in crescita, tra potenzialità e divari

[La geografia dell’Amministrazione Condivisa. Un fenomeno in crescita, tra potenzialità e divari, di Patrik Vesan e Federico Razetti, sintesi del Cap. XVII del Terzjus Report 2025, “Il Coprog_dataset: verso una prima banca dati nazionale sulle copro progettazioni e copro programmazioni”, pp. 465-481]

Quanto è davvero diffusa la coprogettazione in Italia? Dove si concentra e con quali caratteristiche? Il presente capitolo si propone di rispondere a queste domande, fornendo una prima analisi empirica a livello nazionale del fenomeno delle co-progettazioni. A tal fine, un gruppo di ricerca dell’Università della Valle d’Aosta, coordinato da prof. Patrik Vesan e con la preziosa collaborazione del dott. Federico Razzetti, ha creatoil COPROG_dataset, raccogliendo e analizzando oltre 3.190 avvisi pubblici di coprogrammazione e coprogettazione pubblicati tra il 2009 e il 2024. Si tratta, ad oggi, del più ampio repertorio disponibile di prassi di coprogettazione avviate dalle pubbliche amministrazioni italiane, prestando particolare attenzione all’attuazione dell’art. 55 del Codice del terzo settore (CTS).

Una forte crescita dopo il 2020

A partire dal 2020 si osserva una crescita stabile del numero di avvisi pubblicati. Nei soli anni 2023 e 2024 se ne contano quasi 1.500, un volume che segnala un cambiamento di passo. Parallelamente aumenta la quota di avvisi che richiamano esplicitamente l’articolo 55 del CTS o il DM 72/2021 (le Linee Guida ministeriali sull’AC): dal 53% nel 2021 all’85% nel 2024. Non è soltanto un incremento quantitativo: è il segno di una maggiore consapevolezza normativa da parte delle Amministrazioni, che fanno ricorso alla coprogettazione con crescente familiarità. 

Una diffusione territorialmente asimmetrica

Considerando le cosiddette «amministrazioni procedenti», il fenomeno è trainato dagli enti locali, con un ruolo particolarmente forte dei Comuni, sia singoli sia come aggregazioni. La diffusione territoriale, tuttavia, non è omogenea. Quasi la metà degli avvisi proviene da Amministrazioni del Nord, e quattro regioni – Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte – concentrano da sole oltre il 50% del totale. Il Centro Italia mostra una propensione relativamente elevata, soprattutto se rapportata al numero di amministrazioni presenti, mentre nel Mezzogiorno il ricorso agli avvisi rimane più contenuto, pur in presenza di molte amministrazioni attive. Anche il divario tra aree urbane e aree interne è marcato: il 57% degli avvisi è stato pubblicato da Comuni classificati come «Polo» nella Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI). 

Ecosistema, non solo capitale sociale

Un altro elemento interessante riguarda la relazione tra la presenza di Enti del Terzo Settore (ETS) e il ricorso alle coprogettazioni. A livello regionale si osserva una correlazione positiva: dove il tessuto del Terzo Settore è più denso in rapporto al numero di PA, gli avvisi ex art. 55 CTS tendono a essere più numerosi. Tuttavia, la relazione non è automatica. Regioni come Lazio e Umbria, pur caratterizzate da un’elevata presenza di ETS, mostrano una propensione alla coprogettazione inferiore alle attese. Al contrario, Toscana ed Emilia-Romagna si collocano ben al di sopra della media nazionale. Il dato suggerisce che la sola disponibilità di capitale sociale, misurato semplicemente come numero degli ETS iscritti al RUNTS, non è sufficiente: è piuttosto l’«ecosistema» – inteso come combinazione tra dotazione sociale e capacità istituzionale (cultura amministrativa, reti di governance, orientamenti politici) – a fare la differenza.

Politiche sociali al centro, coprogrammazione ai margini

Sul piano dei contenuti di policy, il quadro è chiaro: le politiche sociali continuano a rappresentare il cuore delle iniziative di coprogettazione.Oltre la metà delle coprogettazioni riguarda il tema della disabilità e non autosufficienza, della povertà ed esclusione sociale, dei minori e giovani, e dell’integrazione dei migranti. Gli ambiti settoriali non direttamente riconducibili al welfare – cultura, rigenerazione urbana, ambiente, tutela del territorio – restano marginali, attorno al dieci per cento del totale. Anche sul piano degli strumenti emerge uno sbilanciamento: le coprogettazioni rappresentano circa il novanta per cento dei casi, mentre le coprogrammazioni, ideate dal legislatore come fase strategica preliminare, rimangono poco utilizzate. È un segnale che l’Amministrazione Condivisa opera oggi soprattutto come dispositivo progettuale, più che come leva di programmazione sistemica.

Uno strumento duttile, attivato su iniziativa della PA

Gli importi economici confermano la grande eterogeneità del fenomeno. Il valore medio delle coprogettazioni si attesta attorno ai 657.000 euro, quello mediano a 181.000, con una forbice che va da 1.500 euro a quasi 22 milioni. Il PNRR ha contribuito ad ampliare questa variabilità: tra il 2022 e il 2024 circa un quinto degli avvisi è collegato al Piano, con importi medi più elevati soprattutto nella fase iniziale di attuazione della Missione 5. Nel complesso, i dati smentiscono l’idea della coprogettazione come strumento confinato a micro-interventi: si tratta di un dispositivo flessibile, utilizzato anche per interventi di scala e complessità molto eterogenee. 

Un ultimo elemento riguarda la titolarità dell’iniziativa. Nonostante la normativa preveda la possibilità di attivare procedimenti su istanza degli ETS, nella quasi totalità dei casi l’avvio rimane formalmente in capo alla Pubblica Amministrazione. Nel quadriennio analizzato solo 18 avvisi risultano attivati su iniziativa degli Enti, e oltre la metà si concentra in Emilia-Romagna e Toscana. L’attivismo propositivo del Terzo Settore appare dunque ancora limitato.

Tre condizioni abilitanti

Nel loro insieme, i dati del COPROG_dataset restituiscono l’immagine di un’Amministrazione Condivisa in crescita, ma attraversata da fragilità strutturali. La sua diffusione non riguarda soltanto le relazioni tra PA ed ETS: implica una trasformazione più ampia del modello amministrativo e organizzativo interno a questi attori. Per consolidare questo percorso emergono alcune condizioni abilitanti.

Investire nelle competenze. La coprogettazione non è un adempimento burocratico: richiede capacità relazionali, culturali e organizzative sia nelle PA sia negli ETS. Nei contesti più critici prevale ancora un approccio direttivo e procedurale che svuota la logica collaborativa, producendo dinamiche di contrapposizione tra un «noi» (la PA) e un «loro» (gli ETS).

Riconoscere il valore generato. In assenza di un riconoscimento esplicito – anche economico – del contributo degli ETS, la coprogettazione rischia di tradursi in un onere aggiuntivo significativo per gli attori sociali. Servono quindi sistemi in grado di valorizzare la co-produzione di valore pubblico, includendo costi indiretti e tempo di progettazione.

Sviluppare una cultura della co-valutazione. Accanto agli indicatori tradizionali, è necessario adottare strumenti capaci di intercettare il capitale relazionale e fiduciario generato dai processi collaborativi. La co-valutazione rappresenta una frontiera ancora poco esplorata ma decisiva per garantire trasparenza, apprendimento istituzionale e sostenibilità nel tempo.

In sintesi, l’istituzionalizzazione della coprogettazione non passa soltanto dalla moltiplicazione dei procedimenti, ma dalla costruzione di un’infrastruttura istituzionale e cognitiva capace di sostenere, valorizzare e valutare nel tempo questi processi di governance condivisa. Senza questo investimento istituzionale e cognitivo, la sussidiarietà orizzontale rischierà di restare un principio giuridico, anziché diventare prassi amministrativa consolidata. 

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