L’economia sociale in Piemonte e Valle d’Aosta: dai numeri alle politiche territoriali

Perché osservatori e comitati territoriali

Il progetto promosso da Fondazione Terzjus con il sostegno di Fondazione CRT e in collaborazione con il sistema camerale del Piemonte e della Valle d’Aosta, nasce per dare una regia strutturata all’ecosistema dell’economia sociale, puntando su una ricerca-azione realizzata a livello locale. L’Unione Europea, prima attraverso una comunicazione della Commissione (2021) e poi tramite una raccomandazione del Consiglio Europeo (2023), ha definito alcuni criteri che caratterizzano gli enti riconducibili a questo settore presente in tutti gli Stati membri, pur con variazioni e specificità: il primato della persona sul profitto, il reinvestimento degli utili in attività di interesse generale e una governance democratica e partecipativa, elementi che ritroviamo in larga parte anche nel Terzo settore italiano.

In Piemonte e Valle d’Aosta, come nel resto del nostro Paese, vi sono una platea molto diversificata di organizzazioni che alimentano iniziative e attività di servizio che possono rientrare nel campo dell’economia sociale: associazioni di promozione sociale, fondazioni, cooperative sociali e di lavoro, imprese sociali, società di mutuo soccorso, ASD e SSD, altri ETS. Si tratta di un panorama variegato di enti che richiedono politiche dedicate, basate su dati solidi e su processi di co-progettazione con gli attori locali.

Una prima fotografia: un ecosistema forte ma ancora in trasformazione

La mappatura territoriale realizzata nella prima fase del progetto mostra come, considerando le Istituzioni Non profit censite dall’Istat  e le cooperative di produzione e lavoro (logistica, edilizia e altre attività di servizio), in Italia si contino al termine del 2022 quasi 400 mila enti dell’economia sociale, di cui oltre 32 mila localizzati tra Piemonte e Valle d’Aosta (8,3% del totale nazionale). Se rapportiamo questi numeri alla popolazione, l’area piemontese si colloca su un livello medio-alto (73,2 enti ogni 10 mila abitanti), mentre la Valle d’Aosta raggiunge un’intensità ancora maggiore (119 enti ogni 10 mila abitanti). 

Sul versante del mondo della cooperazione, i dati segnalano una contrazione significativa delle “altre cooperative” nell’ultimo decennio, passate da 43.278 unità nel 2013 a 31.701 nel 2023, con un decremento di più di un quarto della platea di queste società (-26,7%), mentre le cooperative sociali mantengono un saldo lievemente positivo nello stesso lasso di tempo, pur in presenza di un andamento oscillante ( da 13.941 nel 2013 a 14.107 nel 2023, +1,2%).

Anche sul fronte occupazionale l’impatto è tutt’altro che marginale: a fine 2022 poco meno di 1,5 milioni di addetti lavoravano nell’economia sociale in Italia (8,2% del lavoro privato), con oltre 101 mila occupati in Piemonte e circa 3 mila in Valle d’Aosta. Tuttavia,  l’87% delle istituzioni non profit opera senza personale retribuito, segno che vi un’economia sociale che vive ancora in larga parte sull’impegno volontario, mentre i lavoratori si concentrano prevalentemente nelle cooperative sociali e nelle fondazioni.

Il nuovo quadro normativo: un fattore di traino per l’economia sociale

I dati sugli Enti del Terzo settore iscritti al RUNTS, circa 131mila al termine del 2024 (oggi, mentre si da alle stampe questo articolo sono circa 139mila) offrono un quadro del dinamismo delle organizzazioni che hanno aderito con convinzione al nuovo quadro normativo introdotto nel 2017 nel nostro Paese (Dlgs 117/2017): tra il 2022 e il 2024, primo triennio di effettivo funzionamento del Registro, si sono iscritti circa 39 mila nuovi ETS (in media, più di mille al mese), segnale di una società civile vitale e attratta dalla nuova legislazione. Nello stesso periodo, in Piemonte e Valle d’Aosta i nuovi ETS sono stati 3.437, vale a dire poco meno di cento al mese.

Si deve aggiungere che il RUNTS presenta ampi margini di crescita considerando che solo il 2,7% dei circa 118mila Enti Sportivi Dilettantistici (associazioni e società) iscritti al RASD (registro pubblico delle attività sportive dilettantistiche) hanno aderito al Registro del Terzo settore pur avendone facoltà (in Piemonte e Valle d’Aosta il 3% delle circa 8.800 ASD e SSD attive nelle due regioni). Vi sono inoltre circa 20mila ONLUS che dovranno presto scegliere se trasformarsi in ETS o assumere un’altra forma giuridica.

L’apporto dei volontari

Il quadro sarebbe incompleto senza considerare il contributo dei volontari: in Italia oltre 4,6 milioni di persone prestano attività gratuita in circa 257 mila INP, con una media di 17,9 volontari per ente. Piemonte e Valle d’Aosta si collocano in linea con questo dato (circa 18 volontari per organizzazione), con una concentrazione prevalente dei volontari nelle attività culturali, sportive e ricreative, oltreché nell’assistenza sociale, nella protezione civile e nella sanità.

COTES: un’infrastruttura per passare dai dati alle politiche

Per incidere in positivo sullo sviluppo del composito mondo dell’economia sociale, il progetto prevede la costituzione dei COTES – Comitati Territoriali per l’economia sociale – in quattro aree del sistema camerale piemontese e valdostano: Cuneo, Alessandria-Asti, Monte Rosa Laghi-Alto Piemonte (Vercelli, Biella, Novara, VCO), Aosta.

Per la costituzione e la governance di questi comitati si guarda ad esperienze qualificanti quali Torino Social Impact (TSI), un modello partecipato e trasformativo di attivazione dell’economia sociale, già sperimentato con esiti positivi nel capoluogo piemontese. Non è un caso che la Camera di Commercio di Torino, tra gli artefici di TSI, sia un partner attivo nel progetto promosso dalla Fondazione Terzjus. Per la formazione dei Comitati nelle quattro aree si punta al coinvolgimento di cooperative, associazioni, volontariato, università, rappresentanze del lavoro e del mondo profit, proprio per favorire la partecipazione all’iniziativa delle diverse componenti dell’economia sociale.

I COTES saranno chiamati a leggere le evidenze empiriche emerse dall’attività di ricerca sinora condotta (la mappatura statistica preliminare presentata in questo articolo) e le indagini ancora in cantiere (studi di caso su pratiche di economia sociale ad alto impatto nelle quattro aree). L’obiettivo è quello di arrivare, al termine di un articolato percorso di analisi, attività seminariali e lavori di gruppo, alla formulazione di Piani territoriali d’azione per l’economia sociale, nei quali si possano declinare misure e strategie valide per ciascun contesto locale.

L’obiettivo è chiaro: calare sul territorio le linee guida del Piano nazionale d’azione per l’economia sociale, aiutando gli ETS, il mondo della cooperazione e gli altri stakeholder locali ad affrontare la triplice transizione in cui è immersa la società (sociale, ambientale, digitale).

Il prossimo appuntamento è per fine marzo del 2026, quando verranno presentati i COTES, in occasione di un workshop tenuto da Gabriele Sepio, sullo stato di avanzamento del Piano Nazionale d’Azione per l’Economia Sociale.

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