Crescono le iscrizioni al Registro unico nazionale-Runts in cui ora entreranno anche le onlus. Con fiscalità certa, trasparenza rafforzata e un quadro normativo quasi completo, il Terzo settore italiano è ormai in una nuova fase di stabilità. Permangono però nodi irrisolti. Vediamo quali a partire dai dati del rapporto Terzjus
[di Luigi Bobba e Antonio Fici, pubblicato in Vita.it del 5 marzo 2026]
In principio fu la legge delega 106/2016, la pietra miliare della riforma del Terzo settore che ha indicato la via da percorrere per riordinare, semplificare e innovare la normativa del vasto e variegato universo costituito da organizzazioni di volontariato, onlus, fondazioni, associazioni di promozione sociale e imprese sociali. Frammentazione normativa, registri multipli regionali e nazionali, adempimenti disomogenei, erano le caratteristiche di un mondo vivo, sorprendente, diffuso ma che operava attraverso mille rivoli senza argini e rischiava di disperdersi. La riforma ha rappresentato non solo un punto di svolta giuridico, ma l’attestazione di un cambiamento culturale, il riconoscimento di un mondo radicato nelle nostre comunità e nel territorio finalmente orientato verso un unico alveo normativo unitario.
Con l’introduzione, nel 2017, del Codice del Terzo Settore, il legislatore ha sancito la nascita giuridica degli Enti del Terzo Settore (Ets), costituiti da enti privati di varia natura, quali associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, fondazioni, enti filantropici, reti associative, società di mutuo soccorso e imprese sociali, che svolgono attività di interesse generale senza scopo di lucro, perseguendo finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Un mondo fuori dalla logica della massimizzazione del profitto e orientato all’interesse generale e al bene comune.
23 novembre 2021, la data che ha cambiato tutto
Una data segna un cambiamento d’epoca per il Terzo settore, 23 novembre 2021: l’avvio operativo del Runts, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Chi si iscrive si qualifica come Ente del Terzo Settore. Da quel momento è iniziato il processo di “trasmigrazione” automatica degli enti già iscritti nei vecchi registri delle associazioni di promozione sociale (aps) e delle organizzazioni di volontariato (odv) previsti dalle precedenti normative regionali, oltre che la condivisione dei dati delle imprese sociali iscritte in una sezione apposita del Registro delle imprese tenuto dalle Camere di Commercio. Parallelamente, è stata avviata l’apertura di nuove iscrizioni.
La storia del Runts è stata una storia di un successo sempre più consolidato per almeno tre documentati motivi. Il primo deriva dai numeri che indicano una costante crescita delle iscrizioni negli anni. I rapporti della Fondazione Terzjus da anni monitorano il totale degli enti iscritti e descrivono una curva sempre ascendente passando dai 120.095 del gennaio 2024 ai 140.143 censiti a dicembre del 2025. Quasi la metà degli enti iscritti (47%) sono aps. Seguono le odv, le imprese sociali e una categoria più indistinta di “Altri” enti di Terzo Settore che, pur non rientrando nelle forme tipiche, segnano la crescita più rilevante, +123% di incremento totale in due anni, rivelando che non si tratta di una categoria originariamente ritenuta residuale. Anche gli enti filantropici, tipologia giuridica nata con Il Codice del Terzo settore, nel biennio 2024-25, sono raddoppiati: da poco più di 200 agli attuali 420. Lo stesso vale per le Reti associative che contano ora 66 soggetti. Tutti gli Ets sono tenuti ad adempimenti minimi di trasparenza e in forza di ciò possono accedere a bandi pubblici, avere facilitazioni fiscali e utilizzare risorse pubbliche a loro riservate.
La spinta dei nuovi iscritti
Sul totale di oltre 140mila iscritti, poco più di 67mila, il 48%, sono enti trasmigrati dai preesistenti registri odv e aps, più di 21.700, il 15%, sono imprese sociali e oltre 51mila, il 37%, sono i “nuovi” iscritti. Si tratta del dato più interessante e del secondo motivo di affermazione del Runts dove per “nuovi” non si intende enti necessariamente neo-costituiti, ma neo iscritti al Runts avendone fatto domanda. In ogni caso si tratta di soggetti non presenti nei precedenti registri regionali e camerali, nati e cresciuti in forza dell’autonoma iniziativa dei cittadini sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale. Più della metà di tutti gli enti sono anche affiliati ad una delle 66 reti associative riconosciute, reti che prestano loro servizi, li supportano, e li rappresentano di fronte alle istituzioni pubbliche.
La media dei “nuovi” iscritti si attesta su circa mille nuove adesioni al mese. Il dato complessivo che emerge nel corso del 2025 è quello di un leggero segno di rallentamento: la curva della crescita permane, ma si è appiattita, mentre è aumentata la qualità informativa del Registro. Il confronto con i precedenti Report di Terzjus attesta che, dal dicembre del 2024 al dicembre del 2025, gli enti iscritti al RUNTS sono aumentati di circa 9.300 unità. Vuol dire poco meno di 750 enti al mese. La leggera contrazione delle iscrizioni appare “fisiologica” e prevedibile ed è dovuta a due fattori tra loro correlati: la conclusione del processo delle trasmigrazioni dai preesistenti registri avvenuta nel 2023 e le numerose cancellazioni dal RUNTS avvenute negli ultimi due anni.
Un Registro più pulito e affidabile
Il terzo motivo di successo è riscontrabile nel riordino e pulizia del Runts. Alla data del 23 dicembre del 2025 risultano cancellati oltre 12.800 enti, soprattutto odv e aps trasmigrate ma di fatto non operative e cooperative sociali non più attive cancellate dal Registro delle imprese. Si tratta di una sorta di “ripulitura” che ha determinato una leggera inclinazione al ribasso della curva, comunque pur sempre crescente, del totale delle registrazioni. Il risultato è un Registro più selettivo, più coerente e più aderente alle caratteristiche delle realtà effettivamente operanti nelle nostre comunità.
Onlus: la grande attesa nel 2026
La prossima ondata di iscrizioni è attesa dalle onlus che entro il 31 marzo 2026 dovranno scegliere se iscriversi al Runts oppure rimanere prive di qualifiche premiali e perdere il patrimonio incrementale maturato nel corso degli anni. Questa scadenza, accompagnata dal nuovo regime fiscale, genererà probabilmente un forte incremento degli accessi nella prima metà del 2026. Si parla di 15mila potenziali nuove iscrizioni che portano, insieme al flusso ordinario di nuove adesioni, ad una stima di circa 160mila iscritti entro la fine del 2026.
Completata l’architettura normativa della riforma
Il 2025 segna un punto di svolta per il Terzo settore, che continua a crescere non solo nei numeri, ma anche nella qualità e nella struttura normativa. E due atti tanto attesi e fondamentali hanno quasi completato l’architettura normativa della riforma avviata nel 2016: la comfort letter della Commissione europea, che dal 1° gennaio 2026 ha consentito di rendere applicabile il nuovo regime fiscale degli Ets e delle imprese sociali e un decreto del ministero del Lavoro che disciplina i controlli, strumento indispensabile per un funzionamento stabile ed efficiente del Runts e risorsa per l’autogoverno degli Ets.
Fiscalità e controlli costituiscono due tra i principali temi di studio, analisi e riflessione del Terzjus Report 2025. Lo scenario che si prospetta è una fase nuova di maturità regolatoria e organizzativa nonché di potenziale sviluppo del Terzo Settore.
Fiscalità: via libera dall’Europa
La novità più attesa è arrivata: la Commissione europea ha riconosciuto formalmente che il regime fiscale degli Ets introdotto con il Codice del Terzo Settore è compatibile con le norme sugli aiuti di Stato. Bruxelles ha chiarito che gli Ets e le imprese sociali non sono imprese for profit e poiché i loro utili non sono distribuibili e devono essere reinvestiti in attività di interesse generale, le agevolazioni fiscali loro attribuite non costituiscono un vantaggio selettivo. Questo via libera ha permesso l’entrata in vigore, dal 1° gennaio 2026, del Titolo X del Codice del Terzo Settore, chiudendo definitivamente la lunga fase transitoria del regime onlus e non poche incertezze sulle norme applicabili agli Ets. Inoltre le imprese sociali potranno ora contare su regimi Iva e Ires certi e non penalizzanti: un potenziale motore di investimenti, professionalizzazione e innovazione.
Controlli: nasce un sistema nazionale basato sull’autogoverno degli enti
Con il Dm 125/2025, l’Italia introduce il primo sistema strutturato di controlli sugli Ets con tre obiettivi: garantire uniformità nazionale, evitare che il Terzo settore diventi un registro “auto-dichiarativo” privo di verifiche e puntare sull’autogoverno degli Ets. A tal fine, le reti associative (soprattutto, ma non esclusivamente, quelle “nazionali”) e i Csv-Centri di servizio per il volontariato assumono un ruolo nuovo e rilevante, potendo effettuare le verifiche sui propri aderenti, in luogo degli uffici del Registro unico. I controlli non sono più un adempimento marginale, ma una componente chiave della complessiva regolazione del Terzo settore.
2026: nuove sfide per il Terzo settore
L’avvio del nuovo regime fiscale, la stabilizzazione del Runts, l’attivazione dei controlli ordinari periodici e l’ingresso potenziale delle onlus nel Terzo settore inaugurano una fase nuova. Il Terzo settore è oggi più strutturato, più riconosciuto dal punto di vista economico, più integrato nel diritto europeo, più responsabile in termini di governance. La sfida dei prossimi mesi per gli enti starà non solo nel garantire qualità organizzativa, trasparenza e capacità di generare impatto, ma soprattutto, avvalendosi delle diverse leve messe a disposizione dalla riforma, offrire risposte innovative ai tanti bisogni sociali insoddisfatti, provando a rigenerare e accrescere il proprio capitale umano: volontari motivati e lavoratori competenti.