Oltre 140 mila gli enti del RUNTS. La metà (47%) sono Associazioni di promozione sociale

I numeri del Registro unico nazionale del Terzo settore nel report di Terzjus

[di Antonio Fici*, pubblicato in «Italia Oggi» di giovedì 12 marzo 2026, pag. 29]

Sono più di 140 mila niente scritti a Runts, Registro unico nazionale del terzo settore. Questo nonostante le oltre 16 mila cancellazioni operate dalle autorità competente negli ultimi tempi. La crescita delle iscrizioni viaggia sulle mille unità al mese. Sono solo alcuni dei numeri contenuti nel 5° rapporto della Fondazione Terzjus «sullo stato e le prospettive del diritto del terzo settore in Italia», presentato il 6 marzo a Roma.

Il programma di riforma, avviato con la legge delega del 2016, risulta ormai pressoché completato. L’arrivo nel 2025 della comfort letter europea ha consentito l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026 dello specifico regime fiscale di Ets (Enti del terzo settore) ed imprese sociali, di cui rispettivamente agli articoli 79 e ss. digs 117/2017 e 18 digs 112/2017. Nel 2025 è stato inoltre emanato il dm 125/2025, che darà avvio ai controlli esterni periodici sugli Ets, che saranno di competenza degli uffici del Runts, nonché delle reti associative nazionali e dei centri di servizio per il volontariato autorizzati dal ministero. Regole specifiche sugli Ets contenute in normative generali sono altresì divenute efficaci, come le esenzioni «soggettive» di cui commerciali, escluse le imprese sociali in forma societaria). Purtroppo, ancora inefficaci sono invece misure promozionali importanti sia per gli Ets non imprenditoriali (quelle in materia di titoli di solidarietà di cui all’art. 77 dlgs 117/2017) sia per le imprese sociali (gli incentivi alla capitalizzazione di «nuove» imprese sociali contenuti nell’art. 18 dlgs 112/2017).

Non solo sul fronte delle norme, ma anche su quello dei numeri, si registrano progressi costanti. Gli Ets iscritti al Runts, come detto, sono oggi più di 140mila, nonostante le numerose cancellazioni (più di 16mi-la) già effettuate dalle autorità competenti. Il ritmo delle nuove iscrizioni si conferma pari a circa 1.000 Ets al mese.

L’insieme degli Ets si mostra alquanto variegato. Al suo interno, infatti, si trovano tante Aps (il 47% del tota-le, in costante crescita), Odv (27%, in calo), imprese sociali (15%) ed «altri» Ets (10%).

Cresce significativamente anche il numero degli enti filantropici (circa 420) e delle reti associative (66, molte delle quali sono anche Aps), mentre rimane stabile quello delle società di mutuo soccorso. Il pluralismo degli Ets è attestato anche dalla varietà delle forme giuridiche utilizzate dagli enti che assumono la qualifica. In crescita le fondazioni, favorite dalle nuove norme che hanno semplificato l’acquisizione della personalità giuridica (che si ottiene con la stessa iscrizione al Runts tramite un notaio) e ridotto (a 30mila euro) il requisito patrimoniale a tal fine necessario. Parimenti in crescita le srl imprese sociali, che si stanno rilevando uno strumento particolarmente utile in vari contesti, come quello dell’impresa sociale «strumentale» controllata da altri enti del terzo settore o enti non profit e cooperativi.

Il numero totale degli Ets è destinato a crescere ancora nel breve periodo per effetto dell’intervenuta definitiva abrogazione dal 1° gennaio 2026 della disciplina di cui al dlgs 460/1997 sulle Onlus. Le Onlus dovranno infatti, entro il 31 marzo 2026, fare domanda di iscrizione al Runts se intendono assumere una qualifica «premiante» alternativa a quella di Onlus (che non recherà più alcun beneficio, né fiscale né d’altro genere) e se vogliono conservare il patrimonio «incrementale» accumulato dal momento dell’iscrizione nell’Anagrafe delle Onlus.

Ancora limitata la propensione di altre categorie di soggetti verso il terzo settore. Per gli enti religiosi (solo pochi hanno sin qui iscritto loro «rami» al Runts) si tratta invero soltanto di superare alcuni timori e comprendere da un lato che l’ingresso nel terzo settore non ha controindicazioni, dall’altro che le loro opere possono ricavare da questa scelta soltanto benefici. Oggi, del re-sto, tanto le pubbliche amministrazioni quanto gli enti privati finanziatori preferiscono sempre più rapportarsi con Ets, sicché l’ente religioso che non assuma questa qualifica rischia di perdere relazioni essenziali per il mantenimento e lo sviluppo delle proprie opere assistenziali, sociosanitarie, ecc. Per i tanti enti sportivi dilettantistici non ancora iscritti al Runts sarebbe invece opportuno un migliore coordinamento normativo oppure auspicabile un loro riconoscimento automatico quali Ets, come è già avvenuto per le cooperative sociali che il legislatore ha qualificato di diritto «imprese sociali».

*direttore scientifico Fondazione Terzjus

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