Introduzione di Luigi Bobba, Antonio Fici e Gabriele Sepio al Terzjus Report 2025, La Riforma al traguardo. Risultati, nodi irrisolti e futuro del Terzo settore (Editoriale Scientifica, Napoli 2026)
Se dal numero di capitoli e dalla voluminosità di questo quinto Rapporto annuale della Fondazione Terzjus si evince che il 2025 è stato un anno sicuramente molto intenso per il terzo settore e il suo diritto, allo stesso tempo dal titolo del Rapporto e da alcuni dei suoi contenuti emerge con nettezza l’impressione che alla conclusione di un lungo percorso possa far seguito un “nuovo inizio”.
Avviatasi con la legge delega 6 giugno 2016, n. 106, la riforma del terzo settore è ormai prossima al compimento dei suoi primi dieci anni di vita. Questa prima decade di riforma è stata densa di eventi e fin qui caratterizzata da un leitmotiv: la tensione verso il completamento del quadro normativo e del conseguente assetto istituzionale in materia di terzo settore. La Fondazione Terzjus ha, sin dalla sua costituzione, avvenuta sul finire del 2019, osservato ed analizzato questo lungo ed articolato processo, dandone atto, in particolar modo, nel suo prodotto caratteristico e periodico che è il Rapporto annuale. Ebbene, se nei quattro precedenti Terzjus Report (dal primo relativo al 2021 al quarto avente ad oggetto il 2024) l’idea ricorrente era quella del “cammino” verso l’auspicata “meta” del completamento del quadro normativo e istituzionale, questo quinto Rapporto segna invece un decisivo punto di svolta, evidenziando, sin dal suo titolo, l’intervenuto raggiungimento del traguardo. Cosa giustifica questa valutazione è facilmente intuibile: nel 2025 sono intervenuti due atti che hanno prodotto il (quasi) definitivo completamento del progetto di riforma programmato ed avviato nel 2016 (si veda al riguardo, per approfondimenti, il capitolo I redatto da Antonio Fici).
Grazie all’arrivo della comfort letter europea, è stato innanzitutto possibile modificare l’art. 101, comma 10, del Codice, e l’art. 18, comma 9, del decreto sull’impresa sociale, rendendo così efficace il nuovo regime IRES “specifico” di ETS ed imprese sociali (contenuto negli articoli 79 e ss. del Codice e nell’art. 18, comma 1, del d.lgs. 112/2017), che è divenuto ad essi applicabile dal 1° gennaio 2026. La definitiva “scomparsa” delle ONLUS, decretata dall’entrata in vigore delle norme fiscali ad hoc, ha inoltre determinato modifiche importanti al d.P.R. 633/1972, che oggi consentono ad ETS ed imprese sociali di poter altresì contare su uno specifico regime in termini di IVA.
Ampia parte di questo Rapporto è perciò destinata alla presentazione e all’analisi critica e prospettica di questo nuovo regime fiscale. Nello stile ormai classico dei Rapporti annuali di Terzjus, Gabriele Sepio, Thomas Tassani e Filippo Dami offrono (nei capitoli II, VI, VII e VIII) una ricostruzione chiara, dettagliata e precisa della fiscalità di enti del terzo settore ed imprese sociali in vigore dal 1° gennaio 2026. Collegato a questi capitoli è il capitolo IX, redatto da Matteo Pozzoli, nel quale la nuova fiscalità si trova opportunamente declinata sotto il profilo della rendicontazione contabile di ETS e imprese sociali.
L’altro aspetto della complessiva disciplina degli ETS finalmente sbloccatosi nel 2025 è quello dei controlli. La lacuna era grave e doveva essere colmata al più presto, perché quello dei controlli esterni è un aspetto centrale di una normativa, quale è quella sul terzo settore, che si regge e giustifica sulla base del suo carattere eminentemente promozionale. Se lo Stato supporta una determinata fattispecie organizzativa, esso è allo stesso tempo tenuto a verificare che l’organizzazione destinataria dei “premi” osservi in concreto le regole “d’ingaggio”, ovverosia, nel caso specifico, gli oneri e i requisiti necessari per conservare l’iscrizione al RUNTS e la qualifica di terzo settore.
Con la pubblicazione del DM 125/2025 si delinea pertanto il quadro normativo in materia di controlli, individuandosi le forme e modalità di controllo, ed attribuendosi un ruolo determinante in subiecta materia agli stessi enti del terzo settore attraverso le proprie strutture di rappresentanza, coordinamento, servizio e promozione, ovverosia le reti associative e i centri di servizio per il volontariato, chiamate a raccogliere un’ulteriore sfida cui le Riforma le chiama.
La materia dei controlli costituisce dunque l’altra grande area di interesse di questo Terzjus Report, alla quale sono dedicati i capitoli XII e XIII, redatti rispettivamente da Antonio Fici ed Emanuele Tuccari. Sempre nella cornice dei controlli, nella misura in cui potranno essere funzionali al loro futuro svolgimento, si inquadrano inoltre i capitoli XIV e XV, nei quali Antonio Fici, Mario Renna e Ilaria Ioannone fanno il punto sulle prassi interpretative di Ministero del lavoro ed Agenzia delle entrate in materia di terzo settore.
Il 2025 è stato un anno particolarmente interessante anche per altri motivi di cui nel Rapporto si dà atto.
V’è da ricordare, in primo luogo, il significativo passo in avanti compiuto verso l’attuazione a livello nazionale della Raccomandazione europea sull’economia sociale, di cui riferisce Gabriele Sepio nel capitolo III. Non meno significativo è stato il dibattito inerente strumenti promozionali del terzo settore quali il cinque per mille e le liberalità agevolate, su cui la Riforma ha già prodotto un decisivo impatto, determinando un rilevante incremento dei comportamenti “pro-sociali” dei contribuenti in favore degli ETS. Dati aggiornati al riguardo sono presentati nel capitolo X di Luigi Bobba ed Elda Di Passio, mentre nel capitolo XI di Antonio Fici si offre una ricostruzione critica e comparata di entrambi gli istituti, anche in prospettiva di future policy in tema di economia sociale.
La Riforma, giunta ormai al suo decimo anno di applicazione, ha contribuito a formalizzare, ridisegnare e rinvigorire istituti quali il volontariato e l’amministrazione condivisa, sui quali l’attenzione della Fondazione Terzjus è stata in questi anni sempre costante. Anche in questo Rapporto si dedicano perciò diverse pagine ai due argomenti. Patrik Vesan e Federico Razetti offrono, nel loro capitolo XVII, un quadro delle coprogettazioni e coprogrammazioni realizzate nel nostro paese, mentre Giangiorgio Macdonald illustra nel capitolo XVIII le principali novità normative e giurisprudenziali sull’amministrazione condivisa. Al volontariato, o meglio ad una sua specifica forma di manifestazione, quella “online”, è invece dedicata l’indagine annuale di “Riforma in Movimento”, condotta da Mara Moioli, Claudia Ladu e Andrea Bassi nel capitolo IV del Rapporto. Al collegato, e per certi versi speculare tema dell’occupazione negli enti del terzo settore, si rivolge invece, sempre nella seconda parte del Rapporto, il capitolo V di Luigi Bobba, Maria Luisa Gnecchi e Claudio Gagliardi. L’analisi specifica dei dati sull’occupazione negli ETS è utile anche perché consente di acquisire una visione complessiva del terzo settore, sempre più caratterizzato da una distinzione marcata tra enti non imprenditoriali (nei quali il volontariato prevale nettamente sul lavoro remunerato) ed enti imprenditoriali (nei quali la componente lavoro è ovviamente dominante), che è forse uno dei principali effetti “di sistema” prodotto (o forse sarebbe meglio dire, formalizzato ed accentuato) dalla Riforma.
L’imprenditorializzazione di una porzione significata del terzo settore reca con sé questioni diverse, come quella inerente ai rapporti tra ETS (non solo imprese sociali) e Registro delle imprese, di cui si occupa Antonio Fici nel capitolo XVI, che inaugura un percorso di ricerca che la Fondazione Terzjus sta attualmente svolgendo su incarico di Unioncamere.
Come si scriveva in apertura di queste brevi note introduttive, se da un lato un “ciclo” sembra ormai alle porte, una nuova “stagione” appare contestualmente schiudersi all’orizzonte. Al completamento del quadro normativo ed istituzionale potrà adesso seguire una fase di collaudo, affinamento ed ottimizzazione delle norme, dei diversi strumenti operativi e delle misure promozionali, che possa condurre al consolidamento e all’ulteriore sviluppo del terzo settore. Le basi di questo dibattito si trovano poste in diversi capitoli di questo Terzjus Report, ed in particolare nel capitolo I di Antonio Fici – nel quale, muovendo dagli attuali numeri del terzo settore, se ne delineano le principali prospettive evolutive, puntando su nuovi soggetti e nuove attività di interesse generale; nel capitolo III di Gabriele Sepio – dove gli sviluppi del terzo settore sono osservati nel contesto “allargato” dell’economia sociale; nel capitolo XIX di Cristiano Caltabiano – che dà voce alle opinioni dei partecipanti della Fondazione Terzjus e per loro tramite all’intero universo dei diversi stakeholder del terzo settore; ed infine nel capitolo conclusivo, il XX, di Luigi Bobba, nel quale il “nuovo inizio” è colto nella prospettiva della soluzione di alcuni nodi ancora irrisolti, anche de iure condendo. Pur collocati in parti diverse del Rapporto, questi capitoli hanno un unico filo conduttore: delineare le sfide e le opportunità future del terzo settore nella prospettiva più ampia dell’economia sociale. Lo sguardo è qui rivolto non tanto a fare un bilancio di questi dieci anni di riforma, quanto piuttosto a come utilizzare al meglio la leva della riforma del terzo settore per superare le criticità presenti e diventare attori decisivi dei processi di innovazione sociale.
In conclusione di questa breve introduzione, l’occasione è sempre particolarmente gradita a chi scrive per esprimere il più sincero ringraziamento a tutti coloro, persone ed enti, che col loro contributo consentono ogni anno di realizzare questa opera faticosa e speriamo sempre più apprezzata dalle sue diverse categorie di lettori. La nostra gratitudine si rivolge agli autori dei contributi del Terzjus Report, agli enti partecipanti, agli organi e all’intero staff della Fondazione Terzjus, all’Editoriale scientifica, e last but not least ai nostri sostenitori – la Consulta delle fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria e la Fondazione Cariplo per il finanziamento dell’attività di ricerca, e Generali-Cattolica Assicurazioni per il contributo alla stampa del volume – che ormai da un lustro ci accompagnano con generosità nel nostro percorso di comprensione e diffusione di un sistema giuridico particolarmente delicato e complesso come è quello del terzo settore.
Roma, 3 febbraio 2026