La rendicontazione del 5 per mille come responsabilità etica verso la collettività

Un primo studio su 143 rendiconti di ETS beneficiari di circa 70 milioni di risorse ripartite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Daniela Bucci, ricercatrice Fondazione Terzjus

1.Trasparenza e accountability nel nuovo sistema del 5×1000

L’istituto del 5×1000 dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) si è affermato, nel corso di quasi vent’anni di applicazione, come il principale strumento di sussidiarietà fiscale dell’ordinamento italiano. Introdotto in via sperimentale con la legge finanziaria 2006, ha visto progressivamente mutare la propria natura provvisoria, per trasformarsi in un pilastro strutturale del finanziamento degli enti non profit, della ricerca e delle attività sociali e culturali del territorio. Tale meccanismo permette al contribuente di influenzare direttamente la destinazione di una quota del prelievo tributario verso soggetti che perseguono finalità di utilità sociale, instaurando un rapporto fiduciario tra cittadino, Stato e beneficiario del contributo.

La complessità dell’architettura istituzionale legata a questo strumento risiede nella pluralità di amministrazioni statali coinvolte, ciascuna responsabile di una specifica categoria di beneficiari e dotata di propri protocolli operativi e modalità di rendicontazione. Se il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (MLPS) presiede alla gestione della quota maggioritaria dei contributi, destinata agli enti del terzo settore (ETS) iscritti al RUNTS, altre amministrazioni presidiano ambiti altrettanto strategici: il Ministero dell’università e della ricerca (MUR) per la ricerca scientifica, il Ministero della salute per la ricerca sanitaria, il Dipartimento per lo sport per le associazioni sportive dilettantistiche, il Ministero dell’interno per le attività sociali dei Comuni, il Ministero della cultura per la tutela dei beni culturali e il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica per le aree protette.

L’analisi che segue intende approfondire i modelli procedurali di tali amministrazioni, analizzare i flussi finanziari relativi all’annualità 2023 e osservare i meccanismi di trasparenza e accountability attualmente vigenti, muovendo dalla consapevolezza che la rendicontazione non costituisce un mero adempimento burocratico, bensì una responsabilità etica verso la collettività.

2. Entità e distribuzione delle risorse

L’annualità finanziaria 2023 ha registrato un salto significativo nel coinvolgimento civico, con oltre 17,2 milioni di firme espresse per il 5×1000 (+731.000 rispetto al 2022). Il successo di partecipazione si è tuttavia scontrato con il limite strutturale del “tetto” massimo di spesa fissato per legge a 525 milioni di euro. Poiché il volume teorico delle scelte espresse dai cittadini avrebbe generato un esborso superiore a tale cifra, lo Stato ha applicato un meccanismo di ricalcolo proporzionale, decurtando quasi 28 milioni di euro dalle spettanze teoriche degli enti beneficiari.

In base ai dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, la distribuzione delle risorse tra i diversi comparti destinatari ha evidenziato una forte prevalenza del sostegno agli enti del terzo settore, con oltre 332 milioni di euro, pari al 64% del totale. A seguire il finanziamento della ricerca sanitaria (oltre 83 milioni, 16%) e scientifica (quasi 70 milioni, 13%). Distaccate le associazioni sportive dilettantistiche (17,8 milioni), i Comuni (oltre 15 milioni), gli enti per la tutela dei beni culturali e paesaggistici (2,8 milioni) e gli enti gestori delle aree protette (716.000 euro).

All’interno di questo quadro complessivo, è stata realizzata una prima rilevazione sui rendiconti prodotti dai soggetti beneficiari del 5×1000 relativi all’annualità finanziaria 2023, focalizzata su un campione di enti del terzo settore percettori del contributo erogato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

3. Il quadro normativo e le procedure di rendicontazione per gli ETS

La disciplina di settore ha introdotto, a partire dall’annualità 2008, l’obbligo per gli enti percettori di redigere un rendiconto e una relazione illustrativa relativi all’uso delle risorse ricevute volontariamente dai cittadini, a copertura dei costi necessari ad espletare le attività di interesse generale. Ciò in un’ottica di maggiore trasparenza e accountability del terzo settore nei confronti della generalità dei consociati. 

Tale principio risulta ulteriormente rafforzato dall’approvazione del Codice del terzo settore (d.lgs. 117/2017), che ha introdotto obblighi rigorosi per garantire la massima conoscibilità degli atti e delle attività degli ETS, consentendo il controllo sociale sull’impiego delle risorse pubbliche e private.

In base alla sistematizzazione organica della disciplina del 5×1000 operata con il DPCM 23 luglio 2020, tutti i soggetti beneficiari, indipendentemente dall’ammontare dell’importo percepito, hanno l’obbligo di redigere il rendiconto e la relativa relazione illustrativa, entro 12 mesi dalla data di percezione del contributo. Tuttavia, per gli enti beneficiari di risorse pari o superiori a 20.000,00 euro, la normativa stabilisce un regime di trasparenza più stringente. Questi ultimi hanno l’obbligo aggiuntivo di trasmettere i documenti all’Amministrazione competente, entro 30 giorni dalla data ultima prevista per la loro redazione. A ciò si aggiunge l’ulteriore obbligo di pubblicare sul proprio sito web gli importi percepiti e il relativo rendiconto con relazione illustrativa, entro 60 giorni dal termine ultimo previsto per la loro redazione. Di tale avvenuta pubblicazione deve essere data comunicazione all’Amministrazione erogatrice, entro i successivi sette giorni.

Muovendo dalle previsioni contenute nel suddetto DPCM (art. 16), il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato delle linee guida (DD n. 488 del 22 settembre 2021) per agevolare i soggetti beneficiari, fornendo le modalità operative da adottare per una corretta redazione del rendiconto e della relazione illustrativa, e predisponendo i relativi format.

Il DD n. 396 del 13 dicembre 2022 costituisce un aggiornamento di tali linee guide, a seguito della messa a disposizione degli enti beneficiari del contributo di importo pari o superiore a 20.000 euro di una piattaforma informatica dedicata: canale unico attraverso il quale adempiere agli obblighi di compilazione, trasmissione e comunicazione di avvenuta pubblicazione. Nello specifico, oggetto di pubblicazione deve essere il file pdf generato dalla piattaforma informatica al termine della procedura di invio. Tale adempimento consente all’Amministrazione competente di adempiere, a sua volta, all’obbligo di pubblicazione, in un’apposita sezione del proprio sito istituzionale, del link al rendiconto pubblicato sul sito web dell’ente beneficiario.

Nella presente rilevazione è stato analizzato un campione di documenti di rendicontazione dei contributi ricevuti dagli enti beneficiari relativamente all’annualità finanziaria 2023, pubblicati sul sito web del Ministero del lavoro e delle politiche sociali non oltre la data del 17 novembre 2025 (termine ultimo della raccolta dati). 

Il campione oggetto di studio si compone nello specifico di 143 rendiconti, redatti e pubblicati da altrettanti enti del terzo settore, beneficiari di risorse pari o superiori a 20.000,00 euro, per un importo erogato complessivo di 66.803.295,62 euro

Per inquadrare correttamente la portata della rilevazione rispetto all’universo di riferimento, occorre distinguere tra i dati totali pubblicati dall’Agenzia delle Entrate e i flussi finanziari di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Gli elenchi degli ammessi dell’Agenzia delle Entrate per l’annualità finanziaria 2023 indicano, infatti, un importo complessivamente erogabile pari a 301.899.183,66 euro per i 1.865 ETS che ricevono contributi (anche o solo) dall’MLPS di importo uguale o superiore alla soglia dei 20.000 euro. Tuttavia, tale cifra è comprensiva della totalità dei contributi 5×1000 spettanti a tali enti, includendo anche le quote eventualmente erogate da Amministrazioni diverse dall’MLPS.

L’analisi dei flussi finanziari gestiti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali restituisce invece un quadro più specifico, riferito esclusivamente alla quota di relativa competenza. Sulla base dei dati rinvenibili sul sito istituzionale dell’MLPS circa gli importi effettivamente bonificati alla data della rilevazione, la platea dei beneficiari con soglia uguale o superiore ai 20.000 euro si compone di 1.827 enti, per un volume economico erogato pari a 209.201.685,00 euro.

In questo contesto, il campione di 143 enti analizzato, pur rappresentando numericamente solo il 7,8% della platea degli ETS per cui è stato predisposto il bonifico, intercetta il 31,9% delle risorse effettivamente erogate dall’MLPS per l’annualità 2023. Ad essere oggetto di studio è dunque quasi un terzo dei contributi erogati dal Ministero agli enti percettori di importi uguali o superiori ai 20.000 euro, garantendo così una copertura significativa in termini economici.

4. Analisi economica: distribuzione e concentrazione delle risorse

L’esame dei dati economici relativi al campione di 143 rendiconti considerati evidenzia una distribuzione delle risorse fortemente asimmetrica, caratterizzata da una marcata polarizzazione del contributo. Il primo indicatore di tale disomogeneità emerge dal confronto tra l’importo medio percepito, che si attesta su un valore di 467.155,91 euro, e il valore mediano, pari a 41.463,58 euro. Un significativo scostamento che segnala come la media aritmetica venga influenzata verso l’alto dalla presenza di pochi enti beneficiari di importi eccezionalmente elevati, a fronte della metà del campione che si colloca su cifre decisamente più contenute.

Tale eterogeneità, corroborata dalle evidenze statistiche, trova riscontro immediato nell’ampio divario esistente tra gli importi percepiti, che oscillano da una soglia minima di 20.608,19 euro fino a raggiungere un vertice massimo di 11.332.519,82 euro.

Per comprendere meglio le dinamiche di questa concentrazione, è utile osservare la segmentazione del campione per fasce di contributo (tabella 1). Il dato più rilevante riguarda gli enti di fascia alta, ossia quelli che hanno percepito importi superiori al milione di euro. Sebbene questo gruppo sia composto da appena 15 enti (rappresentando solo il 10,5% della numerosità del campione), esso assorbe la quasi totalità delle risorse finanziarie, cumulando un totale di 50.023.707,26 euro, pari al 74,9% dell’intero importo erogato al campione.

Speculare è la situazione della fascia opposta, quella bassa, popolata dagli enti che hanno percepito un importo uguale o inferiore alla soglia mediana di 41.463,58 euro. Questo cluster rappresenta la maggioranza numerica del campione, contando ben 72 enti (il 50,3% del totale), ma gestisce una quota marginale delle risorse complessive, pari a soli 2.022.953,87 euro (il 3,0% del totale).

In una posizione intermedia si collocano infine 56 enti (il 39,2% del campione), con importi compresi tra la mediana e il milione di euro, che intercettano il restante 22,1% (14.756.634,49 euro) del volume economico complessivo.

Il quadro che ne deriva è quello di un sistema dove le risorse sono fortemente concentrate verso pochi poli attrattivi, mentre la base associativa più ampia opera con contributi nettamente inferiori.

Tabella n. 1. Distribuzione degli enti beneficiari del campione e dei relativi importi percepiti per fasce di importo. Annualità finanziaria 2023 (valori assoluti, percentuali e in euro).

Fasce di importo percepitoEnti%Importi%
Alta (> 1.000.000)1510,550.023.707,2674,9
Media (> 41.463,58; ≤ 1.000.000)5639,214.756.634,4922,1
Bassa (≤ 41.463,58)7250,32.022.953,873,0
Totale143100,066.803.295,62100,0

5. Analisi della spesa rendicontata: la destinazione dei fondi

Nel rendicontare il contributo 5×1000 percepito, gli enti beneficiari possono imputare le spese sostenute secondo le seguenti macrovoci: 1. Risorse umane; 2. Spese di funzionamento; 3. Spese per acquisto di beni e servizi; 4. Spese per attività di interesse generale dell’ente. A queste si aggiunge la macrovoce Accantonamento, a cui è riservata una specifica sezione, che si applica nel caso in cui gli enti non abbiano speso tutto l’importo ricevuto entro i 12 mesi dalla data di percezione. Essa prevede la possibilità, in presenza di progetti pluriennali di durata massima triennale – e a fronte di una preventiva e apposita deliberazione dell’organo statutariamente competente –, di “accantonare” temporaneamente l’intero contributo o parte di esso, rinviandone l’utilizzo fino a massimo 36 mesi dalla data di accredito dello stesso.

L’analisi della ripartizione delle spese rendicontate dal campione permette di identificare un modello di gestione finanziaria caratterizzato da un’elevata efficienza operativa e da un’allocazione prioritaria dei fondi verso la mission istituzionale (tabella 2).

Il 55,2% del totale dei contributi percepiti è destinato direttamente alla macrovoce 4. attività di interesse generale, indicando un forte orientamento dei fondi verso servizi e progetti. Per contro, i costi di struttura e gestione operativa (prime 3 macrovoci), che includono le spese per il personale (21,7%), il funzionamento (7,6%) e l’acquisto di beni e servizi (14,5%), incidono per il 43,8% sul totale della spesa. Ciò sembrerebbe indicare un sostanziale equilibrio gestionale, con un’allocazione contenuta sui costi strutturali e di funzionamento, in favore della missione diretta.

L’efficienza nell’utilizzo dei fondi risulta ulteriormente attestata dal solo 1,0% degli importi percepiti accantonato (da parte di 3 enti in totale del campione), che testimonia un impiego immediato della quasi totalità del contributo nell’annualità di riferimento.

Tabella n. 2. Ripartizione delle risorse rendicontate dagli enti del campione per macrovoci di spesa. Annualità finanziaria 2023 (valori in euro e percentuali).

Macrovoci di spesaImporti%
1. Risorse umane14.520.187,3821,7
2. Funzionamento5.102.536,777,6
3. Acquisto beni e servizi9.654.450,3814,5
4. Attività di interesse generale36.853.887,8055,2
Accantonamento672.233,291,0
Totale66.803.295,62100,0

6. Spesa in attività di interesse generale: una strategia incentrata sulla rete

La macrovoce attività di interesse generale, cui è destinato il 55,2% dei contributi totali pervenuti al campione di enti analizzato, è articolata in cinque sottovoci, la cui distribuzione per importi rivela la prevalenza di una strategia incentrata sulla collaborazione con altri enti e sul supporto della rete (tabella 3).

Tabella n. 3. Ripartizione delle risorse rendicontate dagli enti del campione in attività di interesse generale per sottovoci. Annualità finanziaria 2023 (valori in euro e percentuali). 

Sottovoci di spesaImporti% su macrovoce 4
4.1. Beni o servizi strumentali oggetto di donazione2.722.613,527,39
4.2. Erogazioni a proprie articolazioni territoriali e a soggetti collegati o affiliati10.915.275,4929,62
4.3. Erogazioni ad enti terzi17.199.394,2346,67
4.4. Erogazioni a persone fisiche75.403,990,20
4.5. Altre spese per attività di interesse generale5.936.581,1216,11
Dettaglio n.d.4.619,450,01
Totale36.853.887,80100,00

La somma delle erogazioni ad enti terzi (46,67%) e delle erogazioni a proprie articolazioni territoriali o soggetti affiliati (29,62%) ammonta infatti ad oltre il 76% dell’importo destinato alle attività di interesse generale. Al contrario, la spesa per aiuti diretti a persone fisiche (0,20%) e per l’acquisto di beni o servizi strumentali finalizzato alla donazione diretta (7,39%) risulta marginale.

7. Analisi dei rischi: polarizzazione dei modelli di spesa

Se è vero, come sopra evidenziato, che il 55,2% della spesa complessiva viene destinato alle attività di interesse generale, da un’analisi più approfondita emerge come tale andamento sia guidato da quella minoranza di enti che raccoglie la quota maggiore del contributo complessivo. La distribuzione degli ETS per fasce di incidenza della macrovoce 4 sul totale dell’importo percepito mostra infatti come la maggioranza di essi (62,2%) destini una percentuale marginale alla spesa di missione (tabella 4). E tale divergenza è la riprova di una forte eterogeneità strategica tra gli enti di fascia alta e la maggioranza del campione analizzato.

L’analisi rivela infatti una netta polarizzazione nell’uso dei contributi da parte del campione, con la maggioranza degli enti che tende ad adottare modelli di spesa estremi. Soltanto una percentuale minoritaria (13,3%) presenta un modello di spesa bilanciato, suggerendo un uso equilibrato delle risorse tra il sostegno alla struttura e la spesa diretta di missione.

Tabella n. 4. Distribuzione degli enti beneficiari del campione per fascia di incidenza delle spese in attività di interesse generale sul totale percepito. Annualità finanziaria 2023 (valori assoluti e percentuali).

Fasce di incidenza della macrovoce 4 sul totaleEnti%
Prevalenza strutturale (incidenza < 20%)8962,2
Allocazione bilanciata (incidenza ≥20% e ≤90%)1913,3
Prevalenza di missione (incidenza > 90%)3524,5
Totale143100,0

La polarizzazione evidenziata porta con sé due potenziali implicazioni di rischio.

  1. Rischio reputazionale: la maggioranza degli enti (89 soggetti, pari al 62,2% del campione) destina meno del 20% dei contributi ricevuti alla missione, convogliando la parte preponderante delle entrate verso i costi di natura strutturale. Tali enti potrebbero essere esposti ad un maggior rischio di percezione pubblica negativa, in quanto la finalità diretta del 5×1000 potrebbe risultare marginale rispetto al mantenimento della struttura operativa, sollevando dubbi sull’efficacia dell’impiego del contributo.
  2. Rischio rendicontativo: circa un quarto degli enti (35 soggetti, pari al 24,5% del campione) destina oltre il 90% dei fondi alla missione. Sebbene ciò indichi una forte vocazione progettuale e una gestione che massimizza la spesa diretta, ciò potrebbe sollevare, al tempo stesso, interrogativi sulla correttezza della classificazione contabile. Tale polarizzazione potrebbe, infatti, suggerire che costi altrimenti strutturali vengano riclassificati (pur rispettando le regole di rendicontazione) massimizzando l’impatto percentuale di spesa in attività di interesse generale.

8. Analisi su trasparenza web e conformità documentale

Attraverso la pubblicazione di apposite Linee guida, la standardizzazione della modulistica e la creazione di una piattaforma informatica dedicata, l’amministrazione ha inteso garantire una più facile leggibilità, da parte della generalità dei cittadini, degli elementi contabili e informativi contenuti nei rendiconti e nelle relazioni illustrative prodotti dagli enti beneficiari del 5×1000. 

Una volta completata dall’ente la procedura di invio della rendicontazione tramite la piattaforma informatica, il sistema permette di scaricare un file in formato pdf contenente le informazioni di spesa, con relativa relazione illustrativa, inserite per ogni macrovoce valorizzata. Oggetto dell’obbligo di pubblicazione sul sito web dell’ente è tale file pdf, scaricabile dalla piattaforma.

L’analisi condotta, a partire dalla raccolta della già menzionata documentazione sul sito web del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rivela come l’obbligo di pubblicazione del documento ufficiale in pdf non venga sempre rispettato, evidenziando criticità nella conformità e nella qualità dell’informazione erogata al pubblico.

Si è riscontrato che in 15 casi totali gli enti non hanno pubblicato il file pdf generato automaticamente dalla piattaforma, optando invece per formati non ufficiali o superati. In 13 di questi casi la non-conformità è dovuta alla pubblicazione del solo prospetto contabile (Modello A) privo della relazione illustrativa richiesta, o accompagnato da una relazione “non ufficiale”; e in ulteriori 2 casi l’ente ha pubblicato la rendicontazione su format diversi da quelli forniti dal Ministero.

Inoltre, è stato osservato che la consultazione dei dati attraverso la “Vetrina link rendiconti” del portale ministeriale presenta barriere all’accesso dovute a link non funzionanti o che puntano a pagine generiche dei siti degli enti anziché al documento specifico, rendendone complessa l’identificazione da parte del cittadino.

Tali carenze digitali rischiano di trasformare la trasparenza in un mero adempimento burocratico per l’ente, privando la collettività di uno strumento di valutazione informata e rischiando quindi di vanificare l’obiettivo della normativa di semplificare la leggibilità e la comparabilità dei dati di spesa per il cittadino.

9. Pluralità istituzionale: procedure e portali delle altre amministrazioni erogatrici

Oltre al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le altre amministrazioni erogatrici hanno adottato protocolli specifici, spesso integrati con piattaforme tecnologiche di settore, per garantire la tracciabilità e la trasparenza dei fondi.

Per gli enti della ricerca sanitaria, il Ministero della salute richiede la compilazione di un rendiconto iniziale (entro il 15 luglio dell’anno successivo al ricevimento dei fondi) e uno finale (entro il 31 marzo dell’anno successivo alla conclusione di ciascun progetto) attraverso la piattaforma informatica Workflow della Ricerca. Si tratta di un sistema di gestione scientifica e amministrativa delle attività di ricerca, finalizzato alla creazione di un database nazionale della ricerca aperto alla consultazione. La rendicontazione sanitaria richiede il caricamento dei dati contabili (articolati in spese correnti, sostenute nell’anno o provenienti da accantonamenti, per: personale di ricerca, apparecchiature, materiale d’uso, spese di organizzazione, elaborazione dati, spese amministrative e altro), nonché la redazione di un abstract che illustri i risultati ottenuti e l’elenco delle pubblicazioni derivanti, sulle quali è obbligo indicare il finanziamento del 5×1000.

Il Ministero dell’università e della ricerca (MUR) ha implementato a partire dall’anno finanziario 2022 il sistema informatico GEA. Gli enti, senza scopi di lucro, della ricerca scientifica e dell’università, iscritti all’Anagrafe nazionale delle ricerche (ANR), devono compilare il rendiconto esclusivamente tramite il portale. La procedura richiede la generazione del format di rendicontazione in pdf, da firmare digitalmente e ricaricare a sistema per ottenere la ricevuta telematica di avvenuto invio. La tabella delle spese sostenute è articolata nelle macrovoci: funzionamento, risorse umane, acquisto beni e servizi, altre voci, fondi accantonati.

Per le associazioni sportive dilettantistiche, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sport ha attivato una nuova piattaforma dedicata per richiedere l’erogazione del 5×1000, a cui si accede tramite PIN. Non risulta al momento la possibilità di avvalersi di tale canale per gli obblighi di rendicontazione, che deve avvenire attraverso la modulistica prodotta dal Dipartimento, da inviare per raccomandata A/R o per PEC. Il modello, da riportare su carta intestata del soggetto beneficiario, articola le spese nelle macrovoci: risorse umane, funzionamento, acquisto beni e servizi, altre voci riconducibili al raggiungimento dello scopo sociale, accantonamento.

I Comuni rendicontano le risorse ricevute esclusivamente con modalità telematica attraverso il Sistema di trasmissione delle certificazioni degli enti locali del Ministero dell’interno. Il modello è distinto in due sezioni: una riferita alle somme assegnate dal Comune ad enti che operano nel sociale e un’altra dedicata alla gestione diretta dei contributi. Nella prima, oltre all’indicazione dell’ente beneficiario, si chiede di dettagliare la tipologia delle spese sostenute e gli eventuali accantonamenti. Nella seconda si distingue tra gli importi destinati alla gestione operativa con i propri uffici, gli accantonamenti e i contributi erogati direttamente alle persone fisiche, distinguendo per area di intervento (famiglia e minori, anziani, disabili ecc.). La certificazione generata dal sistema deve essere firmata digitalmente dal responsabile del servizio finanziario, il responsabile dei servizi sociali e l’organo di revisione, e ricaricata.

Il Ministero della cultura (MIC) prevede la trasmissione della rendicontazione via PEC, attraverso l’uso di modelli standardizzati in formato excel (allegato 1 per le somme correnti e allegato 2 per l’accantonamento). A differenza di altre modulistiche nei format si chiede la descrizione della tipologia di spesa, senza la suddivisione in macrovoci.

Sebbene competente per il sostegno agli enti gestori delle aree protette (introdotto nel 2018), la procedura di rendicontazione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) risulta meno documentata sui portali web rispetto alle altre amministrazioni. In assenza di linee guida specifiche, gli enti sono comunque tenuti al rispetto dei principi generali del DPCM 23 luglio 2020 e alla conservazione della documentazione secondo le norme di legge.

10.  Dalla trasparenza formale alla valutazione degli impatti

L’indagine sull’annualità 2023 suggerisce che il sistema del 5×1000 sia giunto ad una fase di maturità che richiede un salto di qualità nella cultura della trasparenza. La rendicontazione, così come oggi strutturata, rischia infatti di cristallizzarsi in un mero esercizio di “trasparenza formale”: permette di tracciare quanto è stato speso e per fare cosa, ma dice ancora poco sul cambiamento effettivamente generato.

Per rafforzare il patto di fiducia tra cittadini, terzo settore e pubblica amministrazione, è necessario che l’accountability — intesa non solo come adempimento contabile, ma come responsabilità etica verso il donatore e la collettività — assuma un ruolo centrale e si evolva verso la misurazione dei risultati e degli impatti sociali. Senza questa evoluzione, la trasparenza rischia di essere vissuta come un mero onere burocratico, esponendo gli enti al rischio di una percezione pubblica negativa, specialmente laddove i costi di struttura appaiano preponderanti rispetto alle attività di missione.

Il passaggio alla rendicontazione informatica, pur semplificando l’adempimento burocratico, presenta ancora ampi margini di miglioramento. La diversificazione degli strumenti e la frammentazione dei portali ministeriali rappresentano un onere amministrativo per gli enti, molti dei quali operano in ambiti trasversali ricevendo contributi da più amministrazioni. Un’armonizzazione dei flussi informativi tra RUNTS e piattaforme specialistiche non sarebbe solo una semplificazione tecnica, ma un atto di trasparenza verso l’intero sistema. Peraltro, le criticità individuate nella conformità dei documenti pubblicati dimostrano che la tecnologia, da sola, non garantisce l’accessibilità dell’informazione se non è accompagnata da una solida cultura del dato. 

Il 5×1000 alimenta oggi migliaia di progetti sui territori. Preservare questo strumento significa investire nel capitale sociale. La sfida dei prossimi anni sarà dimostrare che questa energia collettiva è stata trasformata in impatto positivo, misurabile e visibile sulla vita delle persone e delle comunità.

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