Terapia ricreativa, il modello pugliese che costruisce inclusione

La Cooperativa L’Ala realizza da sei anni progetti dedicati ai bambini con autismo e alle loro famiglie

“Ho visto mio figlio sereno”, “Un’esperienza concreta di condivisione”, “Grazie per la spensieratezza regalata non solo ai nostri figli, ma anche a noi genitori”. Le voci di Laura, Antonella e Carlo raccontano una realtà comune a molte famiglie con figli autistici: l’estate raramente significa riposo. Mancano servizi adeguati, contesti preparati e personale formato.

In Puglia, però, sta prendendo forma un modello innovativo che pone al centro i bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie: la terapia ricreativa, un approccio non competitivo basato sul gioco, sulla natura, sulle relazioni e sulla libertà di scelta. In una parola: il divertimento come strumento terapeutico. Un percorso che coinvolge l’intero nucleo familiare, favorendo autonomia, benessere e reti di sostegno reciproco.

A sviluppare e consolidare questo modello è la Cooperativa sociale L’Ala di Villa Castelli (Brindisi), che da sei anni ha dato avvio progetti capaci di generare inclusione, crescita e sollievo.

La storia di Miriam: dall’isolamento alla conquista dell’autonomia

Miriam, madre di un adolescente con importanti difficoltà cognitive e comportamentali, racconta un vissuto fatto di esclusioni dai campi estivi, telefonate della scuola per “impossibilità di gestione”, crisi frequenti. Per aiutare il figlio ha lasciato il lavoro e si è formata come terapista ABA, metodo diffuso per sostenere le persone autistiche.

Il punto di svolta è arrivato con i campi estivi della Cooperativa L’Ala.
«Da quando li conosciamo ci sentiamo meno soli».

Il figlio ha partecipato a due campi nell’estate 2025, sperimentando per la prima volta il pernottamento fuori casa, la gestione delle routine e la socializzazione in un contesto nuovo. «Il limite spesso è nostro, non loro», osserva Miriam. I progressi non sono mancati: più autonomia, comportamenti più stabili, maggiore adattabilità e un significativo aumento del tempo trascorso serenamente a scuola, passato da un’ora e mezza a quattro ore al giorno.

Un beneficio anche per la famiglia: «Noi genitori abbiamo bisogno di ricaricarci. Questi progetti ci ridanno respiro e un senso di comunità».
Per molti genitori, racconta Miriam, «ogni piccolo passo è come scalare l’Everest».

Un progetto nato dal basso e realizzato mediante un’originale esperienza di Amministrazione condivisa

Il modello nasce dall’ascolto dei bisogni delle famiglie e dalla collaborazione fra Terzo Settore e servizio pubblico. Fondamentale lo studio del metodo di Dynamo Camp, realtà pionieristica di Pistoia nella terapia ricreativa, che ha formato il team della cooperativa.

Si tratta oggi di uno dei casi più significativi di Amministrazione condivisa applicata alle politiche sociali in Puglia: una coprogettazione fra la Cooperativa L’Ala, che ha presentato una proposta innovativa, e il Consorzio dei servizi sociali (Ambito territoriale n.3 ASL di Brindisi), che l’ha accolta e sostenuta.

Nel 2023 è partito il progetto pilota nella Masseria Sciaiani di Villa Castelli, permettendo a 12 famiglie con figli autistici di vivere una vera vacanza. L’efficacia del modello ha spinto nel 2024 alla realizzazione di sette soggiorni, coinvolgendo 84 nuclei familiari e inaugurando una nuova linea di interventi pubblici centrati sui caregiver, finora assente in Puglia.

Negli ultimi due anni i finanziamenti dedicati ai minori con disturbi dello spettro autistico sono cresciuti da 12 mila a 170 mila euro. Più delle risorse, però, è cambiata la prospettiva: bisogni spesso marginali nel welfare hanno acquisito nuova centralità. L’Amministrazione condivisa ha reso possibile lo sviluppo di servizi innovativi, ampliando la rete del Terzo Settore impegnata nel sostegno alla neurodivergenza. E l’iniziativa, è da sottolineare, è partita da un ente del Terzo Settore.

Le reti spontanee: quando la cura nasce anche tra le famiglie

Uno degli effetti più significativi della terapia ricreativa è la nascita di reti spontanee di mutuo aiuto. Le famiglie, dopo il soggiorno, continuano a sentirsi quotidianamente, scambiandosi informazioni e supporto tramite gruppi social.
È la prova che la cura passa non solo dai servizi formali, ma anche dalla capacità delle persone di riconoscersi e aiutarsi.

L’esperienza della Cooperativa l’Ala si conferma così un vero laboratorio di welfare di comunità, dove Terzo Settore, istituzioni e famiglie sperimentano nuove forme di collaborazione.

Un modello educativo che unisce inclusione, sicurezza e sollievo alle famiglie

Nel territorio brindisino prende forma un modello educativo innovativo dedicato ai bambini con autismo e alle loro famiglie. Un progetto che punta su percorsi personalizzati, costruiti dopo un’attenta valutazione dei bisogni di ogni nucleo familiare, e su attività pensate per favorire benessere, autonomia e inclusione.

Le proposte spaziano dal tiro con l’arco alla ceramica, dalla piscina alla clownerie, fino agli sport e ai giochi cooperativi: un ventaglio pensato per stimolare le competenze dei bambini e offrire al tempo stesso un sollievo concreto ai genitori. Centrale è il rapporto operatori–utenti, con due professionisti per ogni bambino, garanzia di sicurezza e attenzione personalizzata.

«Il nostro obiettivo – spiega Francesca Cito, pedagogista della Cooperativa L’Ala – era dare ai bambini uno spazio sicuro e accogliente, e ai genitori la possibilità di recuperare fiducia e serenità, sapendo i loro figli in un contesto protetto». Un tempo prezioso che ha permesso alle famiglie di riposare, dedicarsi agli altri figli e sentirsi, finalmente, meno sole.

Bambini tutor: quando l’inclusione nasce tra pari

Elemento distintivo dell’esperienza è la presenza dei bambini tutor: coetanei che affiancano i partecipanti con bisogni speciali. «Non sono assistenti – precisa Cito – ma compagni di viaggio. La relazione tra pari è più naturale e significativa: si gioca, si esplora, si partecipa insieme». Un approccio che favorisce appartenenza, motivazione e sviluppo sociale attraverso l’esperienza diretta, senza forzature.

Un modello da estendere ad altre regioni

Il progetto, nato dalla collaborazione tra enti pubblici e Terzo Settore, dimostra come un welfare costruito “su misura” possa ridurre l’isolamento delle famiglie e valorizzare le differenze come risorse.

«Il nostro sogno è crescere – conclude Cito –. Vogliamo che l’inclusione diventi una possibilità concreta per tutti, non un’esperienza straordinaria, un modello capace di trasformare non solo la vita dei bambini e delle loro famiglie, ma anche lo sguardo della comunità con o più edizioni, percorsi continuativi e obiettivi a lungo termine».

L’esperienza della provincia di Brindisi dimostra come la collaborazione fra pubblico e Terzo Settore possa ridurre l’isolamento delle famiglie con figli autistici e costruire un welfare più umano e vicino ai bisogni reali. Un modello che potrebbe diventare un riferimento per molte altre regioni italiane.

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