I numeri del terzo settore e cinque richieste tra adempimenti e fiscalità

[di Luigi Bobba, pubblicato in «Corriere Buone Notizie» di martedì 31 marzo 2026, pag. 35]

Circa 4,7 milioni di volontari e quasi 820.000 occupati prevalentemente nelle Imprese sociali; 140.000 enti iscritti al RUNTS, di cui più di 51.000 nuovi iscritti tra il 2022 e il 2025; 18 milioni di contribuenti che destinano il loro 5 per mille ad un ETS o ad un’associazione sportiva dilettantistica e altri due milioni che donano circa 700 milioni di euro ad un’organizzazione non profit; e poi quasi 3200 gli Avvisi di procedure di Amministrazione condivisa avviate tra il 2018 e il 2024: questa l’istantanea che la Fondazione Terzjus ha proiettato in occasione della presentazione del V Rapporto sullo stato e l’evoluzione del diritto del Terzo settore in Italia.

Avvicinandosi ormai il decennale della emanazione della legge delega (n.106 del 6 giugno 2016) di riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del servizio civile universale, appare ragionevole trarre un primo bilancio dell’ attuazione di tale riforma che ha come cardine il Codice del terzo settore (CTS). Nel 2025 si è registrato sicuramente un sostanziale completamento della regolazione normativa degli Enti di Terzo settore. Infatti, con l’arrivo dalla Commissione europea della comfort letter e il conseguente avvio dei nuovi regimi fiscali previsti per gli ETS, nonché l’emanazione del decreto sui controlli e l’autogoverno degli ETS, non è infondato affermare che il riordino normativo inerente il Terzo settore, sia giunto al traguardo. Ma, come recita lo stesso titolo del Rapporto, oltre ai risultati raggiunti, vi sono ancora non pochi nodi irrisolti.

Ora la sfida sta nella piena attuazione della riforma e nella capacità degli ETS di avvalersi delle molte opportunità che essa contiene. L’anno che ci separa dal decennale dell’emanazione del Codice del Terzo settore – agosto 2027 – dovrà essere utilmente impiegato nella soluzione delle questioni rimaste sospese e nel varo dei provvedimenti che nel frattempo si siano rivelati urgenti e necessari. Sono cinque le attese che Terzjus ha individuato, elaborando altresì proposte di intervento normativo o azioni programmatiche. Innanzitutto, quanto già predisposto con la legge 104/2024, va ulteriormente rafforzato; ovvero, rendere sempre meno gravosi gli adempimenti per i “piccoli ETS” .

Perché obbligare il presidente di uno di questi piccoli ETS a dotarsi della firma digitale? Un obbligo del tuttosproporzionato rispetto alla modesta entità dei bilanci di questi ETS. Serve un approccio meno formalistico e più “fiduciario” . In secondo luogo, non sono ancora in vigore due norme fiscali: una relativa agli investimenti nelle imprese sociali; l’altra, sui Titoli di solidarietà. Il MLPS sia altrettanto solerte – come per la comfort letter – nell’incalzare la CE affinché rilasci il nulla osta anche per queste due norme che favorirebbero sia la nascita di nuove imprese sociali, sia l’accesso a forme di credito agevolato per tutti gli ETS. Ancora, nel Terzjus Report si propone, sulla base della significativa crescita del numero dei contribuenti che hanno effettuato donazioni verso gli ETS tra il 2019 e 2024, di incrementare ulteriormente le aliquote di detrazione fiscale, al 35% per la generalità degli ETS e al 50% per Odv ed enti filantropici, con un onere per le casse dello Stato non superiore a 50 milioni.

E, sempre nel campo della fiscalità, rinnoviamo l’invito al Governo affinché promuova un’efficace campagna di comunicazione sul 5 per 1000 in modo da provare a convincere quei 13 milioni di contribuenti – che ancora non lo fanno – a destinare il loro 5 per 1000 ad uno dei 69.000 ETS. Quarto, se è vero – e il Report lo documenta con un’apposita ricognizione sugli Avvisi rintracciabili sul Web- che vi sono state nel biennio 2022/24 circa 2000 procedure di amministrazione condivisa ai sensi dell’art.55 del CTS, nondimeno vi sono non poche criticità. In particolare, si rende necessario che le istituzioni e le Fondazioni bancarie e filantropiche sostengano con appositi bandi i costi che gli ETS debbono affrontare per essere interlocutori credibili quando la PA attiva gli istituti dell’amministrazione condivisa.

Infine, si attende che il MEF, dopo il successo della consultazione pubblica sulla bozza di Piano d’azione per l’economia sociale pubblicato nell’ottobre scorso, ponga rapidamente mano al varo e all’attuazione dello stesso, cosi’ come hanno già fatto altri 21 paesi della UE. Cinque scelte non rinviabili, se si vuole irrobustire il processo di cambiamento organizzativo degli ETS e sostenere una fase di crescita e sviluppo dell’innovazione sociale. 

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