Geografia dell’amministrazione condivisa: crescono i progetti ma anche i divari

È sempre più diffusa nel perimetro amministrativo dei comuni e nel settore delle politiche sociali, ma con forti differenze territoriali e confinata soprattutto all’ambito della co-progettazione. Uno studio a cura di Patrik Vesan e Federico Razetti dell’Università della Valle d’Aosta mappa il fenomeno dell’amministrazione condivisa nel quinto “Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia” della Fondazione Terzjus.

[di FRANCESCO DENTE, pubblicato su Vita.it del 30 Marzo 2026]

Il modello dell’amministrazione condivisa si fa strada fra le prassi operative della pubblica amministrazione ma fatica a ritagliarsi uno spazio oltre i confini geografici del nord, il perimetro amministrativo dei comuni e il settore delle politiche sociali. Resta confinato soprattutto nell’ambito della co-progettazione. Se per un verso si accorcia dunque il solco che separa lo Stato e il privato sociale grazie all’istituzionalizzazione delle nuove forme di interazione, per l’altro sembra ancora lungo il cammino verso l’adozione del nuovo paradigma che vede la pubblica amministrazione nel ruolo di co-produttrice di valore pubblico insieme al non profit e non più soltanto di erogatrice o regolatrice.

A scattare la foto, una vera e propria mappatura del fenomeno, è lo studio a cura di Patrik Vesan, professore di Scienza politica presso l’Università della Valle d’Aosta e Federico Razetti, cultore della materia presso l’ateneo valligiano, pubblicato nel quinto Rapporto sullo stato e le prospettive del diritto del Terzo settore in Italia della Fondazione Terzjus. Un lavoro pionieristico perché colma le lacune sulle indagini (finora di taglio prevalentemente giuridico e sociologico) sull’argomento: l’assenza di analisi quantitative sistematiche; la tendenza della letteratura a concentrarsi su esperienze, virtuose o critiche, localizzate in alcune aree del Paese; l’attenzione limitata alla dimensione economica. Il report si basa sulle informazioni elaborate dal COPROG_dataset, la prima banca dati nazionale delle manifestazioni formali di amministrazione condivisa. L’analisi, in particolare, ha preso in esame un campione di 1.922 avvisi pubblici relativi a co-programmazioni e co-progettazioni nei quali si fa riferimento all’art. 55 del Codice del Terzo settore, quello sul coinvolgimento del non profit, o al dm 72/2021, le linee guida sul rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo settore.

Più co-progettazione che co-programmazione

Un primo dato rilevante riguarda la crescita progressiva delle manifestazioni di interesse che fanno riferimento all’amministrazione condivisa. Si passa dal 52,9% del 2021 all’85% del 2024. Il richiamo normativo presenta però delle differenze significative tra macroaree del Paese. Quasi la metà degli avvisi pubblicati nel quadriennio 2021-2024 proviene da amministrazioni del nord Italia (49,8%), seguite da quelle del Mezzogiorno (26,7%) e del centro (23,6%). Più in dettaglio, a livello regionale oltre la metà dell’intero volume di avvisi censiti si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte.

Luci ma anche ombre. Nel quadriennio analizzato le amministrazioni hanno attivato prevalentemente procedimenti di co-progettazione (89,7%) mentre le co-programmazioni, peraltro in calo nel tempo, rappresentano solo il 10,3%. Un caso su dieci, in pratica. Segno che l’amministrazione condivisa incide più a valle sul momento attuativo che a monte su quello progettuale. La ricerca ha acceso un faro anche sulla relazione tra il numero di enti del Terzo settore e l’attivazione di avvisi di co-progettazione da parte delle pubbliche amministrazioni territoriali. Emerge, pur in presenza di rilevanti eterogeneità territoriali, una correlazione positiva a testimonianza che una maggiore presenza di attori del Terzo settore in rapporto al numero di enti pubblici regionali, si associa, in media, a una più elevata propensione all’attivazione di pratiche di co-progettazione. I dati complessivi, chiariscono i due autori dello studio, confermano tuttavia che «la sola disponibilità di capitale civico e organizzativo (enti del Terzo settore) non è di per sé sufficiente a promuovere pratiche di amministrazione condivisa: è la combinazione tra dotazione sociale e capacità istituzionale a fare la differenza nell’attivazione concreta dei procedimenti a livello territoriale».

Il contenuto delle co-progettazioni

Ma quali sono gli ambiti di intervento del welfare nei quali si osserva maggiormente il ricorso all’amministrazione condivisa? Lo studio rileva una netta prevalenza del settore delle politiche sociali, tanto nelle co-programmazioni quanto nelle co-progettazioni. Buona parte delle co-progettazioni riguarda le aree della disabilità e non autosufficienza (16,9%), della povertà e esclusione sociale (8,7%), dei minori e giovani (9,7%), dell’integrazione e inclusione (4,1%). Le co-programmazioni, pur presentando percentuali simili, evidenziano un maggiore impiego quale strumento programmatorio a supporto della definizione dei piani di zona (quasi il 20% delle co-programmazioni) e di interventi che interessano simultaneamente più ambiti (“multi-ambito”). Solo il 10-11% del totale degli avvisi riguarda invece settori di policy diversi dal welfare sociale. Si tratta per lo più degli ambiti della cultura o della rigenerazione urbana.

L’indagine ha analizzato inoltre gli stanziamenti messi a disposizione dalle amministrazioni procedenti per le co-progettazioni. Il valore medio si attesta attorno ai 660mila euro con importi che vanno da un minimo 1.500 euro a un massimo di circa 22 milioni. Numeri, spiegano gli autori della ricerca, che mostrano come la co-progettazione «non sia affatto confinata a un perimetro di micro-interventi e rendono evidente l’elevata duttilità del procedimento, utilizzato dalle amministrazioni per interventi di portata molto diversa».

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