Con questa sintesi di Andrea Bassi, Claudia Ladu e Mara Moioli del capitolo IV del volume, continua l’invito alla consultazione del Terzjus Report 2025 che è scaricabile gratuitamente qui
Obiettivi
L’indagine nasce con l’obiettivo di esplorare le forme di partecipazione civica, sociale e politica che si sviluppano negli ambienti digitali e rappresenta, nel contesto italiano, uno dei primi tentativi di analisi empirica dedicati specificamente a questi fenomeni. In un contesto caratterizzato da una crescente centralità del web e delle piattaforme digitali nei processi di informazione, mobilitazione e ingaggio civico, la ricerca intende offrire una prima base empirica per comprendere chi si attiva online, con quali modalità e motivazioni, e in che relazione queste pratiche si collocano rispetto alle forme più tradizionali di partecipazione in presenza.
In particolare, l’indagine si propone di: ricostruire il profilo socio-demografico dei cittadini che partecipano online a iniziative civiche, solidaristiche o politiche; analizzare le principali pratiche di netattivismo e di volontariato digitale, distinguendo tra forme di impegno a bassa e ad alta soglia di coinvolgimento; indagare le motivazioni che spingono all’attivazione online, nonché i fattori esterni che ne favoriscono l’innesco; comprendere come l’attivismo digitale si intrecci con la partecipazione offline e con l’esperienza del volontariato in presenza.
Un ulteriore obiettivo è valutare il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore all’interno di questo ecosistema, osservando se, e in che misura, esse rappresentino ancora oggi attori centrali di orientamento, legittimazione e strutturazione dell’impegno civico anche negli spazi digitali. In questa prospettiva, la ricerca intende fornire strumenti conoscitivi utili non solo a descrivere il fenomeno, ma anche a supportare gli ETS, le reti associative e i decisori pubblici nella progettazione di strategie di ingaggio più consapevoli, inclusive e coerenti con le trasformazioni in atto nella cittadinanza attiva contemporanea.
Definizione
Nel corso della presente indagine abbiamo adottato le seguenti definizioni di netattivismo e volontariato digitalealla luce della più recente letteratura scientifica internazionale.
Con il termine netattivismo si intende lo svolgimento di una serie di attività a carattere civico, solidaristico o politico attraverso il web, ovvero “a distanza” (non in presenza). Tra queste si menzionano a titolo esemplificativo: pubblicare post o contenuti su temi civici/sociali/politici sui tuoi profili social; commentare o mettere “mi piace” a post di altri su temi civici/sociali/politici; firmare o condividere petizioni online; partecipare a campagne di sensibilizzazione online (hashtag, challenge); donare denaro online per cause sociali; partecipare a eventi online (webinar, dirette, conferenze) su temi sociali; creare contenuti originali (video, grafiche, articoli) su temi civici/sociali/politici; segnalare contenuti inappropriati o fake news; contribuire come promotore a progetti di raccolta fondi (crowdfunding) per cause sociali; partecipare a gruppi online di vicinato o comunità locali; partecipare a gruppi online dedicati a temi civici/sociali/politici; effettuare un regalo solidale o simbolico online a sostegno di una causa (es. donazione di un albero, adozione di un animale a distanza).
Con il termine volontariato digitale (online volunteering, digital volunteering, electronic volunteering) si intende la realizzazione di una serie di compiti e mansioni per enti, gruppi o singole iniziative solidaristiche attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche. A titolo esemplificativo si menzionano: ricerca sul web; monitoraggio della legislazione pertinente; fornire consigli specialistici; creazione di database; progettare un sito web o una newsletter; fornire servizi di traduzione; fornire mentoring telefonico o via e-mail; supervisionare o moderare una chat room, un gruppo di notizie o un gruppo di discussione via e-mail; creazioni e pubblicazione di documenti (desktop publishing); manutenzione di siti web; ricerca; raccolta fondi; erogazione diretta di servizi; sviluppo di manuali; formazione a distanza; consulenza manageriale.
Metodologia
L’indagine è stata progettata con un approccio esplorativo, coerente con la natura emergente e ancora poco sistematizzata del fenomeno del netattivismo. La ricerca ha combinato strumenti qualitativi e quantitativi, con l’obiettivo di costruire una prima base empirica solida sulle pratiche di partecipazione civica che si sviluppano negli ambienti digitali.
Una fase preliminare di analisi della letteratura nazionale e internazionale e una breve esplorazione qualitativa, condotta tramite interviste a soggetti con differenti profili di attivazione (digitale, ibrida e in presenza), hanno consentito di definire il quadro concettuale dell’indagine e di individuare le principali dimensioni analitiche. Su questa base è stata sviluppata una survey online, somministrata con metodologia CAWI, ritenuta particolarmente adeguata sia per la coerenza con l’oggetto di studio sia per la capacità di intercettare pubblici difficilmente raggiungibili attraverso tecniche di campionamento tradizionali.
Il questionario ha indagato il profilo socio-demografico e digitale dei rispondenti, le pratiche di attivismo online, le motivazioni all’attivazione, il rapporto tra partecipazione online e offline, nonché percezioni, criticità e prospettive future dell’attivismo digitale. Alcuni elementi sono stati costruiti in continuità con indicatori utilizzati dall’ISTAT, al fine di consentire confronti con la popolazione italiana.
La diffusione della survey è avvenuta tra luglio e ottobre 2025 attraverso una strategia multicanale, che ha integrato social media, newsletter, campagne di comunicazione digitale e il coinvolgimento di una rete ampia e diversificata di partner di diffusione tra organizzazioni del Terzo Settore, piattaforme e community di attivazione digitale. Il campionamento, di tipo non probabilistico, ha permesso di raccogliere 1.113 questionari validi, offrendo una prima fotografia delle molteplici modalità attraverso cui oggi si manifesta l’attivismo digitale in Italia.
Risultati
I dati in nostro possesso ci hanno consentito di individuare un profilo socio-demografico dei netattivisti e dei volontari online, le cui caratteristiche risultano essere le seguenti.
Genere: non si riscontrano differenze rilevanti se non per una lieve prevalenza della componente femminile tra gli attivisti light (a bassa soglia);
Età: si registra un aumento tra chi non partecipa online al crescere dell’età, passando dal 34% nella fascia “fino a 24 anni” al 54,5% nella fascia “75 anni ed oltre”; le fasce di età più giovani sono inoltre più presenti tra gli attivisti a bassa soglia; i netattivisti ad alta soglia sono invece maggiormente rappresentati nella fascia “45-54 anni” (40,5%).
Livello di istruzione: la relazione tra titolo di studio e partecipazionismo online è piuttosto chiara ed evidente. Infatti coloro che non partecipano passano dal 64,3% di chi ha un diploma di scuola dell’obbligo al 35% di chi ha un titolo di studio terziario (master, dottorato); specularmente i netattivisti crescono al crescere del livello di istruzione: dal 12,5% al 31,4% per i netattivisti a bassa soglia e dal 23,2% al 33,6% per i netattivisti ad alto grado di coinvolgimento.
Posizione lavorativa: il rapporto tra netattivismo e condizione lavorativa risulta essere più articolato. Chi non partecipa online è maggiormente presente tra i lavoratori manuali (60%), gli artigiani/commercianti (50%) e tra i ritirati dal lavoro o non occupati (45,5%).
I netattivisti light si trovano in misura maggiore tra gli impiegati (36,6%), mentre i netattivisti ad alta soglia di impegno sono più presenti tra i “lavoratori autonomi o i liberi professionisti” (36,8%) e tra gli insegnanti (35,5%).
Relazione tra netattivismo e partecipazione civica, sociale e politica in presenza: si rileva una forte relazione tra queste due modalità di partecipazione. Il tasso di chi non partecipa online, infatti, crolla dal 57,8% di coloro che non partecipano nemmeno in presenza al 28,7% di chi partecipa a “5 attività in presenza o più”. Specularmente, la quota dei netattivisti ad alta soglia cresce dal 13% di chi non partecipa in presenza al 47,5% dei super partecipazionisti (5 attività o più).
Relazione tra netattivismo e modalità di volontariato in presenza: anche in questo caso l’andamento è abbastanza chiaro infatti chi non svolge attività di volontariato in presenza non partecipa nemmeno online nel 44% dei casi, mentre svolge attività di netattivismo ad alta soglia in misura molto bassa (19%), rispetto al 24,7% dei volontari occasionali e al 36% dei volontari continuativi.
Relazione tra netattivismo e intensità di volontariato in presenza: viene a palesarsi una netta relazione tra l’intensità dell’attività di volontariato in presenza e le tipologie di attivismo online. Infatti, chi non fa volontariato non partecipa online nella misura del 44% rispetto al 33% di chi ha dichiarato di svolgere attività volontaria in “tre organizzazioni o più”. Specularmente, chi non fa volontariato in presenza rappresenta solo il 19% degli attivisti online proattivi rispetto al 40% di chi si impegna in “tre organizzazioni o più”.
In prospettiva, i risultati di questa prima indagine aprono più domande di quante ne chiudano, e proprio per questo rappresentano un terreno fertile per ricerche future. Il profilo che emerge – un campione istruito, impegnato offline e con un uso intenso e consapevole del digitale – restituisce l’immagine di una “avanguardia civica”, particolarmente attiva e sensibile ai temi civico-sociali, ponendo la necessità di studi successivi su pubblici oggi meno rappresentati: giovani con livelli di istruzione più bassi, persone in condizioni socio-economiche fragili, territori meno connessi o lontani dalle reti del Terzo Settore.
Allo stesso tempo, i risultati mostrano come la maggior parte delle persone pratichi un attivismo “a bassa soglia”, fatto di condivisioni, reazioni e partecipazioni episodiche, mentre solo una minoranza assume ruoli di guida o di organizzazione. Capire cosa spinge alcuni a fare questo “salto” – e cosa invece lo impedisce – sarà fondamentale per comprendere come si sviluppa un impegno più continuativo e strutturato.
Un altro ambito che merita attenzione riguarda, infatti, il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore. L’indagine mostra che esse occupano una posizione strategica nell’ecosistema dell’attivismo digitale, sia come promotrici di iniziative sia come attori che orientano, ingaggiano e legittimano l’azione civica. Più della metà dei rispondenti indica proprio gli enti come una delle principali leve che li spinge ad attivarsi online. Questo evidenzia che, anche nel digitale, la fiducia si concentra su soggetti riconosciuti, radicati e portatori di credibilità sociale.
Il profilo del campione – più informato, più esposto al dibattito pubblico e più incline all’attivazione – suggerisce l’esistenza di una platea civica potenzialmente molto preziosa e prioritariamente intercettabile dagli enti. Si tratta di cittadini che già sperimentano forme di partecipazione, ma prevalentemente a bassa soglia, in cui la spinta principale è informare, sensibilizzare, far circolare idee e valori.
Proprio per questo, gli ETS possono avere un ruolo essenziale nel trasformare queste energie in percorsi più strutturati, creando narrazioni, spazi e comunità in cui l’attivazione valoriale possa diventare partecipazione organizzata. Anche le motivazioni confermano questa traiettoria: l’attivismo digitale nasce soprattutto da spinte etiche, senso di giustizia, indignazione verso ingiustizie ed esposizione ai temi di attualità, elementi che caratterizzano storicamente il lavoro del Terzo Settore e che il digitale rende più visibili e condivisibili. In questo senso, l’online diventa un amplificatore dell’agenda sociale degli enti.
Il confronto tra online e offline evidenzia infine un punto decisivo: la popolazione attiva nel digitale non chiede una sostituzione, ma una integrazione coerente tra le due dimensioni. La partecipazione in presenza resta il luogo dell’autenticità, della relazione e dell’impatto reale; l’online è un acceleratore, un luogo di incontro e circolazione di significati, capace di raggiungere e coinvolgere molte più persone. Per gli ETS questo significa immaginare modelli di partecipazione ibridi, in cui l’ampiezza del digitale e la profondità del territorio si rafforzano reciprocamente.
Guardando avanti, un ambito particolarmente promettente per lo sviluppo di nuove conoscenze riguarda il passaggio dalla partecipazione a bassa soglia a forme più strutturate e continuative di impegno. Capire come e quando i cittadini scelgono di andare oltre la semplice interazione digitale e quali condizioni li portano a trasformare la propria attenzione in un ruolo attivo dentro comunità, campagne o iniziative collettive, rappresenta una linea di ricerca cruciale.
Indagare questi passaggi, insieme ai fattori che li rendono possibili o che li ostacolano, consentirebbe di offrire al Terzo Settore indicazioni più mirate per intercettare e accompagnare energie civiche che oggi si esprimono in modo diffuso ma non sempre organizzato.