Terzo settore. La riforma si muove.

La legge della Toscana interviene – dopo una lunga ed articolata discussione nella Giunta e nel Consiglio regionale – per dare attuazione al Codice del Terzo settore, negli ambiti di competenza regionale, concentrandosi in particolare sull’attuazione degli articoli 55 e 56 del Codice del Terzo settore, di cui ha proposto una lettura, in anticipo rispetto alla sentenza n. 131 del 2020 e del decreto-legge “semplificazioni”. Una legge “apripista” che segna un orientamento per un inquadramento di diritto regionale del Terzo settore.

La riforma del Terzo settore inizia ad entrare nelle realtà di Regioni ed enti locali. Dopo qualche giorno dalla sentenza n. 131 del 2020 della Corte costituzionale (che – si ricorda – ha riconosciuto la legittimità degli istituti dell’amministrazione condivisa, nella prospettiva della sussidiarietà orizzontale), la Toscana ha approvato la prima legge (n. 65 del 2020) di attuazione complessiva della riforma nazionale, frutto di un itinerario di “gestazione” di più di un anno, dopo aver già messo mano all’aggiornamento della legge sulla cooperazione sociale nel 2018. Un attivismo che indica il bisogno delle amministrazioni, specialmente nella pandemia, di poter avere a disposizione strumenti normativi certi ed innovativi.

Ma quali sono i “temi forti” della legge? Senz’altro, il merito – specialmente quando era ancora una proposta in discussione in Consiglio – è di aver posto con forza nel dibattito il tema di provare ad impostare una diversa lettura dei rapporti fra Terzo settore e P.A. (co-programmazione, co-progettazione, convenzioni), in controtendenza rispetto alle chiusure provenienti soprattutto dalla giurisprudenza amministrativa. Sulla scorta dell’ampio dialogo nazionale, l’iniziativa toscana ha voluto essere una sorta di laboratorio. L’idea di fondo è stata quella di riconoscere che, nelle relazioni fra Terzo settore e P.A., lo strumentario del Codice dei contratti pubblici non fosse totalmente adeguato e che servissero le forme del Codice del Terzo settore per costruire la collaborazione nelle attività di interesse generale: uno spazio ampio, in gran parte ancora da esplorare, che supera ampiamente l’ambito sociale e socio-sanitario nel quale, attualmente, si registrano le esperienze più interessanti e che deve essere fatta propria anche dagli enti locali toscani. Questa opzione è stata ripresa, a livello nazionale, anche nel recente decreto-legge Semplificazioni (n. 76 del 2020, art. 8).

La legge toscana, inoltre, ha previsto, fra l’altro, che la co-progettazione possa essere attivata anche «a seguito di iniziativa di uno o più enti del Terzo settore». L’iniziativa “dal basso” può rappresentare l’occasione di una profonda ridefinizione delle funzioni amministrative: sono gli ETS che indicano alla P.A. i progetti e gli interventi di interesse generale; spetterà poi alla P.A. motivare perché non si avvia un percorso di «amministrazione condivisa». Ciò comporta un grande sforzo delle realtà del Terzo settore, dal volontariato all’impresa sociale, che non dovrà solo aderire ad una proposta pubblica pre-confezionata, ma pure sollecitare la P.A. per generare cambiamenti nelle comunità. Se non si coglie questa prospettiva, investendo in formazione del Terzo settore, il timore è che i ragionamenti sull’amministrazione condivisa rimangano una bella teoria o un esercizio retorico.

Uno sguardo è poi rivolto alle nuove forme di impegno volontario, non più numericamente e qualitativamente trascurabili. La legge, infatti, dà una regola allo svolgimento di volontariato individuale nei confronti della P.A., non tralasciando la collaborazione con il volontariato organizzato e impegnandosi per favorire il consolidamento delle attività di volontariato organizzato. È una scelta politica – il volontariato si svolge essenzialmente dentro un’organizzazione – e, allo stesso tempo, una presa d’atto delle mutevoli espressioni dei volontariati del nostro tempo.

Merita una segnalazione anche la disciplina del raccordo fra Terzo settore e Regione, attraverso l’istituzione di una Consulta regionale del Terzo settore, con la presenza di tutti i player più importanti (Forum, CSV, fondazioni bancarie, ecc.) con funzioni consultive nei confronti di Giunta e Consiglio regionale, nonché ricerca, indagine e monitoraggio. L’iniziativa toscana è destinata a fare da apripista per i successivi interventi regionali e susciterà un dibattito. Valle d’Aosta, Friuli, Emilia Romagna, Lazio ed altre Regioni stanno discutendo di possibili interventi legislativi. In Toscana, la sfida ora è quella dell’attuazione, nel quadro della nuova legislatura regionale. Risolte le questioni giuridiche, la norma è chiamata a farsi esperienza vivente, innescando cambiamenti nelle amministrazioni e nel Terzo settore, facendo convergere gli sforzi sull’interesse generale. E sapendo che, a breve e fisiologicamente, la legge potrebbe essere chiamata nuovamente a cambiare, per registrare i fermenti sociali più nuovi.

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