[di Costanza Oliva, pubblicato in «Avvenire» di mercoledì 22 aprile 2026, pag. 17]
I cittadini sono più generosi delle imprese: nell’anno fiscale 2022 le società e gli enti non commerciali hanno destinato agli enti del Terzo settore meno di 72 milioni di euro, contro circa 675 milioni donati dalle persone fisiche. È uno dei dati che emerge dal nuovo rapporto della Fondazione Terzjus sull’impatto del 5 per mille e delle erogazioni liberali, strumenti rafforzati dalla riforma del 2017 e dalla piena operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).
Numeri che, come osserva il rapporto, vanno però letti insieme a un elemento di contesto: medie e grandi imprese spesso preferiscono sostenere le fondazioni corporate che hanno promosso, anziché effettuare erogazioni liberali verso Ets esterni.
Restano comunque evidenti i benefici della riforma, che ha potenziato gli incentivi fiscali alle donazioni. Tra il 2019 e il 2023 i contribuenti che hanno fruito di una detrazione sono passati da 825.567 a 952.499 (+15,2%), mentre l’ammontare complessivo è salito da 265 a 323 milioni. Ancora più marcata la crescita delle deduzioni, particolarmente convenienti per i redditi medio-alti (+50,5%), che hanno portato quasi a 370 milioni. Per rafforzare il sistema, Terzjus propone di portare al 35% la detrazione per tutti gli Ets e al 50% per Odv ed enti filantropici: «Una misura dal costo contenuto – circa 50 milioni – ma capace di attivare nuove risorse», spiega il presidente Luigi Bobba.
Molto più diffuso è il 5 per mille: nel 2024 i contribuenti sono arrivati a quasi 18 milioni e l’84% ha indicato un beneficiario. Le scelte espresse sono cresciute dell’11,6% tra il 2022 e il 2024, mentre gli enti beneficiari continuano ad aumentare grazie al Runts. Resta però un ampio margine: circa 13,5 milioni di contribuenti non utilizzano ancora lo strumento. Le proiezioni del rapporto per il triennio 2026-2028 indicano che, se il trend delle iscrizioni al Runts resterà simile a quello registrato tra il 2022 e il 2024, con 9-10mila nuovi enti ogni anno, i beneficiari del 5 per mille potrebbero superare quota 108mila. Nello stesso periodo, il valore complessivo sottoscritto potrebbe passare dagli attuali 604 milioni a 628 milioni nel 2028, rendendo presto insufficiente l’attuale tetto fissato a 610 milioni. Quando le scelte dei contribuenti superano il plafond, le risorse vengono ridotte proporzionalmente: un meccanismo che, con l’aumento di enti e contribuenti, rischia di comprimere sempre più gli importi effettivamente assegnati. Per Bobba, il problema non può più essere affrontato soltanto con ritocchi periodici. «Senza una riforma strutturale rischiamo di trovarci di nuovo di fronte allo stesso problema: un meccanismo pensato per sostenere gli Ets che invece riduce, anno dopo anno, una parte delle risorse che i cittadini decidono di destinare a loro». E aggiunge: «Il tema non è più soltanto quello di alzare il tetto ma di ripensare il sistema: immaginare un 5 per mille capace di adeguarsi automaticamente alle scelte dei contribuenti – con un tetto mobile, aggiornabile ogni tre anni – senza comprimere ciò che viene espresso nella dichiarazione dei redditi». A preoccupare è anche la forte concentrazione delle risorse: i primi dieci enti raccolgono quasi 150 milioni e operano tutti nella sanità e nella ricerca. In testa c’è la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro Ets con 71,8 milioni, seguita dalla Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro Onlus e Emergency. Un dato che riflette notorietà e capacità di raccolta, ma che penalizza gli enti più piccoli e altri ambiti come ambiente e tutela dei diritti. A rafforzare questo squilibrio interviene il meccanismo delle scelte generiche, che rappresentano circa il 16% del totale. Circa due terzi delle somme derivanti dalle scelte non indirizzate a un ente preciso finiscono nell’area scientifica e sanitaria, pur rappresentando questa meno dell’1% del totale degli enti beneficiari. Sono infatti 8.310 gli enti “a zero firme” , pari al 9,1% del totale dei beneficiari. E oltre 10.500 quelli che ricevono meno di 100 euro, soglia al di sotto della quale il contributo non viene erogato perché ritenuto inferiore al costo amministrativo della procedura. «Serve una doppia azione», conclude Bobba «una campagna di comunicazione promossa dal Governo per coinvolgere quel 40% di contribuenti che ancora non sceglie il 5 per mille e sostenere gli enti più piccoli nel promuoversi».