Crescono gli enti del Terzo settore beneficiari del 5 per mille, cosi come i contribuenti che scelgono di destinare parte dell’Irpef pagata a una finalità di “interesse generale”
[di Maria Carla De Cesari, intervista a Luigi Bobba, pubblicato in «Il Sole 24 Ore» di domenica 10 maggio 2026, pag.22]
«Nel 2024 -Spiega Luigi Bobba, presidente di Terzjus, la fondazione di ricerca sul Terzo settore – si è toccato il punto più alto di opzioni per il 5 per mille Si è raggiunta la quota di 18 milioni di contribuenti su un totale di 42 milioni, a cui però occorre sottrarre coloro che non hanno cassazione.
Inoltre, tra il 2022 e il 2024 gli enti del Terzo settore beneficiari del 5 per mille sono passati da 50mila a 69mila Complessivamente i destinatari, che ricomprendono anche i Comuni e le associazioni sportive dilettantistiche, sono circa 91mila».
Che cosa significa l’aumento, tra i beneficiari, degli enti del Terzo settore?
L’incremento è coinciso con il decollo del Registro unico del Terzo settore: gli enti iscritti figurano tra i destinatari del 5 per mille, basta ricordarsi di attivare la possibilità di opzione.
È un premio portato dalla riforma? Il Registro unico è il cardine della riforma che ha, tra le sue caratteristiche, la trasparenza sulle attività degli enti.
La riforma, con la trasparenza, è funzionale a promuovere il meccanismo in cui lo Stato rinuncia alla potestà di redistribuire risorse e la affida al cittadini, attuando una forma di sussidiarietà fiscale. Con il 5 per mille la meritevolezza è decisa dai contribuenti che, nell’84% dei casi, indicano puntualmente il codice fiscale dell’ente beneficiario, avvalendosi pienamente del principio di sussidiarietà fiscale.
Nel risultati della distribuzione quali linee emergono?
I settori di attività preferiti sono B sociale e il sanitario. Prevale chi opera nella tutela della salute.
Inoltre, c’è una forte concentrazione: i primi dieci destinatari, nel 2024, hanno raccolto 147 milioni, il 27% delle risorse. Oltre 8mila enti del Terzo settore non ricevono neppure un’opzione. A questi si aggiungono circa 10.500 realtà che restano sotto i ioo euro di “donazione” che rappresentano la quota minima per avere effettivamente l’accredito.
Che cosa si può fare per superare le criticità?
Come Terzjus abbiamo proposto che i fondi – quest’anno il plafond è stato innalzato da 525 milioni a 610 milioni – siano collegati alle scelte effettivamente compiute dai cittadini, in modo che agli enti arrivi il 5 e non il 4.5 o il 4.2 per mille. Insomma, un tetto mobile, in linea anche con la lettera e lo spirito della legge.
Come promuovere una più ampia adesione dei cittadini?
Da tempo chiediamo che il 5 per mille sia al centro di campagne informative della presidenza del Consiglio per far conoscere questa possibilità. Queste risorse vanno a vantaggio della collettività e dello Stato. Ogni euro ricevuto dagli enti del Terzo settore viene Investito nelle attività di Interesse generale, ampliando il tessuto della solidarietà e dell’inclusione, e si traduce in risparmio per lo Stato. Quanto all’azione di comunicazione per ampliare le possibilità degli enti più piccoli un grande spazio spetta al centri di servizio per il volontariato e alle reti.