Piemonte e Valle d’Aosta: numeri e tendenze dell’economia sociale
L’economia sociale costituisce un ambito rilevante del sistema economico e civile italiano e, nel contesto del Nord-Ovest, assume un peso particolarmente significativo in Piemonte e Valle d’Aosta. La presentazione di Cristiano Caltabiano, realizzata nell’ambito delle attività di ricerca di Fondazione Terzjus, offre un quadro aggiornato della consistenza del settore, della sua distribuzione territoriale e delle principali dinamiche occupazionali ed economiche.
I dati confermano la presenza di un tessuto ampio e articolato di enti, cooperative, imprese sociali e organizzazioni del Terzo settore, capaci di incidere in misura concreta sulla produzione di servizi di interesse generale, sulla tenuta dei territori e sulla coesione delle comunità locali.
Una presenza diffusa
Nel 2022, considerando le istituzioni non profit e le altre cooperative, in Italia si registravano quasi 400mila enti dell’economia sociale. Di questi, 32.605 erano localizzati in Piemonte e Valle d’Aosta, pari all’8,3% del totale nazionale.
La diffusione territoriale è particolarmente elevata. Il Piemonte presenta 73,2 enti dell’economia sociale ogni 10mila abitanti, collocandosi in una fascia medio-alta, mentre la Valle d’Aosta raggiunge 119 enti ogni 10mila abitanti, con un posizionamento alto. Un quadro analogo si osserva per le istituzioni non profit: 70,0 per 10mila abitanti in Piemonte e 109,7 in Valle d’Aosta.
Questi dati indicano una presenza non occasionale, ma strutturale, dell’economia sociale nei due territori, con una particolare densità nelle aree di prossimità e nei servizi alla persona.
Occupazione e volontariato
L’incidenza dell’economia sociale sull’occupazione è significativa. A fine 2022, poco meno di 1,5 milioni di addetti operavano nell’economia sociale italiana, pari all’8,2% degli occupati nel settore privato; circa 919mila erano impiegati nelle istituzioni non profit e 580mila nelle altre cooperative. In Piemonte e Valle d’Aosta gli occupati risultavano poco più di 101mila nel territorio piemontese e quasi 3mila in quello valdostano.
La struttura occupazionale resta tuttavia molto differenziata. Nelle istituzioni non profit, l’85% delle organizzazioni opera senza dipendenti, mentre l’occupazione si concentra soprattutto nelle cooperative sociali e nelle fondazioni. Si conferma così la compresenza di un modello associativo, fondato sulla partecipazione e sul volontariato, e di un modello imprenditoriale, orientato alla produzione di servizi di interesse generale.
Il contributo dei volontari continua a essere essenziale. In Piemonte le istituzioni non profit con volontari sono 22.447, per un totale di 410.789 volontari; in Valle d’Aosta gli enti sono 1.000, con 17.625 volontari complessivi. A livello nazionale, la concentrazione dei volontari in pochi grandi ambiti di intervento conferma il ruolo del Terzo settore nei campi della socialità, della cultura, dello sport sociale e dell’assistenza.
Cooperazione sociale e altre cooperative
Una delle tendenze più nette evidenziate dalla presentazione riguarda il diverso andamento delle cooperative sociali e delle altre cooperative. Nel decennio 2014-2023, gli addetti nelle cooperative sociali sono cresciuti da 364.799 a 487.754, con un incremento del 33,7%. Nello stesso periodo, le altre cooperative di produzione e lavoro hanno registrato una riduzione consistente, scendendo da 769.232 a 561.377 addetti, con una perdita del 27,0%.
Il medesimo andamento si riscontra, in misura simile, anche in Piemonte e Valle d’Aosta. Gli addetti nelle cooperative sociali sono passati da circa 41.200 a circa 47.200, con una crescita di quasi 6mila unità (+14%), mentre le altre cooperative hanno perso 12.069 addetti (-30,8%). Il baricentro occupazionale dell’economia sociale appare dunque sempre più orientato verso la cooperazione sociale, che mostra una maggiore capacità di tenuta e di crescita.
ETS, genere e condizioni di lavoro
L’analisi degli enti del Terzo settore iscritti al RUNTS conferma un quadro di dinamismo occupazionale. Tra il 2019 e il 2024 l’occupazione negli ETS è aumentata del 19,7%, raggiungendo circa 817mila occupati; oltre l’80% di questi lavora all’interno di imprese sociali. La componente femminile è molto forte: il 73% dei lavoratori è donna.
A questo si accompagna una diffusione rilevante del part-time, soprattutto tra le lavoratrici: il 72,1% delle donne occupate negli enti iscritti al RUNTS lavora a tempo parziale, contro il 50,2% degli uomini. Il dato segnala una struttura occupazionale che, pur garantendo volumi significativi di occupazione, presenta forme di impiego spesso frammentate e meno remunerative rispetto al lavoro a tempo pieno.
La questione retributiva resta infatti aperta. La retribuzione media annua lorda dei dipendenti ETS è inferiore ai 13mila euro, anche per effetto dell’ampia diffusione del part-time. Si tratta di un aspetto che interroga la sostenibilità complessiva del settore e la qualità del lavoro in ambito sociale.
Valore economico delle imprese sociali
Le imprese sociali rappresentano il segmento con la maggiore consistenza economica del sistema. Nei bilanci 2023-2024, Piemonte e Valle d’Aosta contano 793 imprese sociali e 590 società sportive dilettantistiche. Le imprese sociali del territorio generano un valore della produzione pari a 2,16 miliardi di euro, cioè il 10,0% del totale nazionale.
Il valore aggiunto per ente è pari a 1.642.062 euro, quasi il doppio rispetto alla media nazionale di 861.901 euro. Il dato segnala una capacità produttiva elevata, superiore alla semplice incidenza numerica degli enti presenti nei due territori. In altri termini, le imprese sociali di Piemonte e Valle d’Aosta contribuiscono in misura rilevante alla produzione di valore nel quadro nazionale.
Le differenze provinciali
A livello territoriale, il Piemonte presenta risultati complessivamente solidi. Il valore aggiunto per addetto nelle imprese sociali è pari a 26.580 euro, superiore alla media nazionale di 23.948 euro. La quota di imprese sociali in utile raggiunge il 73,5%, oltre tre punti percentuali sopra il dato italiano del 70,0%.
Tra le province, Torino concentra i valori assoluti più rilevanti, con 360 enti, 22.332 addetti e 25.918 euro di valore aggiunto per addetto. In diverse province piemontesi il valore aggiunto per addetto si colloca su livelli particolarmente elevati, come ad Asti, Biella e Vercelli. In Valle d’Aosta il valore aggiunto per addetto è pari a 24.140 euro, mentre la quota di enti in utile scende al 65,8%.
L’incidenza del costo del lavoro sui costi complessivi resta, nel complesso, in linea con il quadro nazionale, pur con alcune differenze territoriali che riflettono la diversa composizione dei servizi e delle attività svolte.
Il comparto sportivo
Anche le società sportive dilettantistiche contribuiscono al quadro dell’economia sociale, pur con dimensioni più contenute. In Piemonte e Valle d’Aosta se ne contano 571, con 1.122 addetti complessivi. Il valore aggiunto per addetto è pari a 41.862 euro in Piemonte e a 36.690 euro in Valle d’Aosta, valori inferiori alla media nazionale di 49.464 euro.
La percentuale di enti in utile resta tuttavia leggermente superiore al dato italiano, collocandosi tra il 71% e il 74%. Anche il costo del lavoro sul totale dei costi si mantiene sostanzialmente allineato alla media nazionale.
Una lettura di sistema
Nel complesso, i dati presentati restituiscono l’immagine di un’economia sociale radicata, diffusa e capace di incidere in modo concreto sulla qualità della vita e sulla produzione di servizi nei territori. Piemonte e Valle d’Aosta mostrano una particolare densità di enti e una buona capacità di generare occupazione e valore economico, soprattutto attraverso la cooperazione sociale e le imprese sociali.
Accanto a questi elementi positivi emergono tuttavia alcuni nodi strutturali: la forte polarizzazione tra cooperative sociali e altre cooperative, la diffusione del part-time, il divario retributivo e la diversa tenuta economica tra territori e settori. Sono aspetti che confermano la necessità di continuare il lavoro di analisi, monitoraggio e interpretazione del fenomeno, nella consapevolezza che l’economia sociale non rappresenta soltanto un segmento dell’economia, ma una componente essenziale della coesione territoriale e della cittadinanza attiva.