Inps-Terzjus: il Terzo settore supera gli 855mila lavoratori, è boom al Sud

COMUNICATO STAMPA

Roma, 9 luglio 2026

XXV Rapporto Annuale INPS: il Terzo settore supera gli 855mila lavoratori, è boom al Sud. La fotografia scattata in collaborazione con la Fondazione Terzjus: un comparto in crescita del 25,3% dal 2019. Non più un settore di riserva, ma un pilastro insostituibile per occupazione femminile, giovani e welfare. Cresce anche il lavoro nello sport dilettantistico (+4,3%).

Roma, 9 luglio 2026 – Il Terzo settore italiano non è più una realtà residuale o di puro supporto spontaneo, ma una vera e propria infrastruttura industriale, occupazionale e sociale del Paese. A certificarlo sono i dati del XXV Rapporto Annuale dell’INPS, presentato questa mattina alle ore 11:00 presso la Sala della Regina della Camera dei deputati. Il documento, che traccia come di consueto lo stato di salute del sistema previdenziale e del welfare nazionale, contiene quest’anno un corposo e inedito approfondimento sull’occupazione negli Enti del terzo settore e, per la prima volta, anche negli enti sportivi dilettantistici.

L’analisi è il frutto di una collaborazione, avviata già lo scorso anno, tra l’INPS e la Fondazione Terzjus. L’incrocio e la valorizzazione dei dati amministrativi presenti negli archivi della INPS hanno permesso di mappare con precisione le caratteristiche degli occupati nelle organizzazioni iscritte al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche, offrendo per la prima volta una misurazione reale dell’impatto occupazionale del comparto.

RUNTS e imprese sociali: la mappa dei contratti

Entrando nel dettaglio dei numeri, a fine 2025, gli enti iscritti al RUNTS hanno raggiunto quota 140.273. All’interno di questo perimetro, spicca il ruolo delle imprese sociali (21.703 unità), che testimoniano la presenza nel mondo del terzo settore di soggetti a vocazione imprenditoriale ma con finalità non lucrative e solidaristiche.

Sotto il profilo strettamente occupazionale, le realtà che hanno impiegato personale con almeno un contributo versato nell’arco dell’anno sono 29.537, per una platea complessiva di 855.887 lavoratori. Si registra un incremento del 4,3% nell’ultimo anno e un balzo del +25,3% rispetto al 2019, anno pre-pandemico. In termini assoluti, significa che il settore ha saputo generare ben 173mila posti di lavoro in più in poco più di sei anni.

La spina dorsale del comparto rimane il lavoro dipendente privato non agricolo, che assorbe circa 800mila addetti nel 2025. Tuttavia, va rilevata l’impennata del numero dei collaboratori iscritti alla Gestione Separata: sono oltre 47mila, con una crescita record del 64,6% rispetto al 2019, segno di una richiesta interna di competenze sempre più flessibili e specializzate.

La locomotiva lombarda e il riscatto del Mezzogiorno

La distribuzione geografica vede l’occupazione concentrata prevalentemente nel Nord-Ovest, seguito nell’ordine da Mezzogiorno, Nord-Est e Centro. A livello regionale, la Lombardia si conferma la locomotiva indiscussa del non-profit italiano, superando i 160mila occupati; seguono a ruota due regioni storicamente forti nei servizi alla persona come l’Emilia-Romagna e il Lazio.

Il dato più significativo in ottica macroeconomica arriva però dal Sud Italia. Le regioni meridionali stanno mostrando gli incrementi occupazionali più marcati e dinamici. Nelle aree storicamente più fragili e scoperte dal punto di vista industriale, il Terzo settore sta assumendo una doppia valenza: da un lato garantisce la tenuta dei servizi di cittadinanza (welfare di prossimità), dall’altro si impone come un formidabile ammortizzatore e acceleratore occupazionale.

Donne al comando e il nodo delle retribuzioni

Il Terzo settore si conferma il regno dell’occupazione femminile. Le donne impiegate sono circa 623mila, pari a quasi il 73% della forza lavoro totale. Si tratta di una percentuale che tocca le vette più alte nei settori dell’istruzione, della formazione e soprattutto della sanità e assistenza sociale. Quest’ultimo macro-comparto (salute/assistenza) si conferma il cuore pulsante del settore, raccogliendo da solo oltre 480mila occupati, ossia il 56,1% del totale. Altro dato rilevante è la presenza di lavoro part-time che caratterizza il 64% del totale dei lavoratori e quasi 80% delle donne.

Il part time contribuisce a comprimere le retribuzioni medie, già più basse della media nazionale (meno 30% rispetto al settore privato), rivelando una contraddizione profonda: il lavoro socialmente necessario è spesso il meno valorizzato dal punto di vista economico. Il che spiega anche il fatto che numerosi lavoratori abbiano anche altre attività.

Il Rapporto, infatti, mette in luce anche una particolarità legata ai redditi e alla pluriattività. Un quarto dei lavoratori del non-profit non si limita a un solo impiego, ma svolge contemporaneamente altre attività. Questo segmento di lavoratori “misti” registra una retribuzione o reddito mediamente superiore del 10% rispetto a chi dichiara redditi derivanti esclusivamente dal Terzo settore, evidenziando una forte integrazione professionale con il resto del mercato del lavoro.

Dal punto di vista anagrafico, la classe centrale (35-54 anni) rappresenta quasi la metà degli occupati, mentre la componente giovanile (under 34) si attesta a poco meno del 30%, offrendo un tasso di ricambio generazionale superiore rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione e del privato.

Sport dilettantistico: giovani e in crescita

L’altra grande colonna dell’indagine INPS-Terzjus riguarda il pianeta dello sport dilettantistico profondamente impattato dalle recenti riforme legislative. Nel 2025 risultano iscritti al Registro nazionale ben 113.043 enti, con una dominanza netta (91%) delle Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD).

Gli enti che operano come datori di lavoro sono 21.010, per un totale di 115mila occupati complessivi, all’interno dei quali si isola la figura specifica dello “sportivo del settore dilettantistico” (circa 71mila unità). I tassi di crescita sono a doppia cifra: se l’occupazione generale nel comparto sale del 4,3% rispetto al 2024, la platea dei soli lavoratori sportivi dilettantistici compie un balzo in avanti dell’11,6%.

A differenza della forte impronta femminile del Terzo settore in generale, lo sport di base inverte la tendenza: qui la prevalenza è maschile (61%) e l’età media è molto più bassa, con i giovani under 35 che arrivano a coprire ben il 45,6% delle posizioni lavorative.

Un pilastro per la tenuta del Paese

«La collaborazione avviata tra INPS e Fondazione Terzjus», sottolinea Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus, «consente di leggere con maggiore precisione il peso economico, sociale e occupazionale del Terzo settore, superando una rappresentazione meramente residuale del comparto. I dati restituiscono l’immagine di un universo in espansione, decisivo per la tenuta del welfare, per l’occupazione femminile e giovanile, per i servizi di prossimità e per la qualità della coesione sociale dell’intero sistema Paese. Infine, la collaborazione tra INPS e Terzjus è fondamentale per conoscere meglio il contesto occupazionale degli Enti del Terzo settore e potrà favorire l’introduzione di provvedimenti più mirati ed efficaci nell’ambito del Piano per l’economia sociale».

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