Netattivismo, crescono i cittadini digitali attenti alla salute (e non solo)

L’Italia si impegna online, per la salute e non solo. Un’indagine offre le dimensioni del quadro e mostra il ruolo chiave del Terzo Settore

di Federico Mereta, pubblicato in «Repubblica» del 5 Marzo 2026

C’è tanta confusione nel cielo delle informazioni della salute. E soprattutto ci sono trappole, sotto forma di fake news più o meno casuali, che rischiano d’inficiare la conoscenza e la stessa scelta libera delle persone. Ma dall’altra parte, a prescindere dal tema, cresce l’impegno dei cittadini per la conoscenza, tanta da diventare una sorta di nuova partecipazione civica. E si manifesta in tanti modi, dal like fino alla condivisione e alla partecipazione a campagne social. Si tratta di gesti importanti, su cui a volte non riflettiamo perché presi dal classico effetto “carrozzone” che ci porta a confermare scelte condivise dalla maggioranza. Eppure, quanto noi manifestiamo sul web in tema di salute e non solo fa circolare idee, indignazione, solidarietà. A dirlo è lo studio “Cittadini digitali. Indagine sulle forme di netattivismo e di volontariato online”, curato da Andrea Bassi, Claudia Ladu e Mara Moioli, realizzata da Fondazione Terzjus e Italia non Profit, che esplora in modo sistematico il profilo e le dinamiche di chi in Italia si impegna sul web per cause sociali e civiche. I dati verranno presentati domani a Roma nell’ambito del convegno “La riforma al traguardo – Risultati, nodi irrisolti e futuro del terzo settore”.

Il profilo degli attivisti digitali

L’indagine, condotta da un campione di oltre mille persone, mette in mostra un’Italia che non vive il digitale come alternativa alla partecipazione reale, con i cittadini che agiscono online che sono spesso gli stessi che partecipano nelle associazioni, nei territori, nelle comunità locali. E soprattutto distingue tra netattivismo – l’insieme di azioni civiche, sociali o politiche svolte online – e volontariato digitale, che implica invece lo svolgimento di compiti strutturati a favore di enti o singole iniziative solidaristiche attraverso le tecnologie. Due fenomeni diversi, ma spesso intrecciati, che raccontano come il web stia trasformando le modalità dell’impegno civile senza sostituirle del tutto. sul fronte del genere, non emergono differenze significative, se non una lieve prevalenza femminile tra chi pratica forme di attivismo “a bassa soglia”, cioè condivisioni e reazioni sui social. Diverso è il discorso sull’età: la partecipazione online diminuisce con il passare degli anni. Nella fascia “fino a 24 anni” non partecipa il 34%, percentuale che sale al 54,5% tra gli over 75. Ma il dato forse più interessante è un altro: i netattivisti più intensi – cioè quelli che producono contenuti, coordinano azioni, promuovono campagne – si concentrano soprattutto nella fascia 45-54 anni (40,5%). Segno che l’impegno digitale più strutturato non è appannaggio dei giovanissimi, ma di cittadini adulti e pienamente inseriti nella vita sociale e professionale.

Il terzo settore che coagula

Secondo l’analisi, più cresce il titolo di studio, più aumenta la propensione a partecipare online. Si passa infatti dal 12,5% di netattivisti tra chi ha solo l’obbligo scolastico al 31,4% tra chi ha conseguito master o dottorato. Anche la posizione lavorativa influisce: chi non partecipa è maggiormente presente tra i lavoratori manuali (60%) seguiti da commercianti e artigiani (50%). “Uno dei risultati più chiari dell’indagine è che digitale e presenza non si escludono, anzi si rafforzano – fa sapere Luigi Bobba, Presidente di Fondazione Terzjus. Chi è attivo offline – in associazioni, iniziative civiche o politiche – è molto più propenso a esserlo anche online. Al contrario, chi non partecipa nella vita reale tende a restare ai margini anche nel web”. Per il futuro, appare sempre più importante il ruolo degli enti del Terzo settore, visto che oltre la metà dei rispondenti afferma che sono proprio gli enti a spingerli ad attivarsi online: attraverso campagne, narrazioni, iniziative, ma soprattutto attraverso la fiducia che ispirano. Anche nel web, infatti, la credibilità resta un bene prezioso. E gli enti riconosciuti, radicati nei territori, capaci di raccontare cause e obiettivi, continuano a rappresentare un riferimento imprescindibile. La sfida sarà aiutare la trasformazione del cittadino digitale da “spettatore impegnato” a protagonista. E capire cosa favorisce il passaggio dal gesto simbolico alla partecipazione organizzata – e cosa invece lo ostacola – sarà decisivo per il futuro del Terzo Settore e della partecipazione civica. La grande sfida sarà trasformare un clic, un post, una condivisione in qualcosa di più: in cambiamento reale.

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