Sono salite a 2.930 le aziende che hanno coinvolto i dipendenti in attività di volontariato legate alle loro capacità professionali. Bobba: «C’è molto potenziale»
[di Costanza Oliva, pubblicato in «Avvenire» di mercoledì 17 giugno 2026 pag. 5]
Non solo donazioni o raccolte scelgono di mettere a disposizione del Terzo settore il bene forse più prezioso: le competenze dei propri dipendenti. È il cosiddetto volontariato di competenza, una forma di impegno che cresce lentamente ma con continuità e che sta cambiando il rapporto tra imprese ed enti non profit. Dalla mobilitazione dei lavoratori durante emergenze e calamità naturali fino alle pratiche ormai consolidate, come i permessi per la donazione del sangue, il volontariato aziendale assume oggi forme sempre più strutturate e continua a crescere: nel 2025 diecimila aziende in più rispetto al 2024 hanno coinvolto i propri collaboratori in attività di volontariato, con un forte incremento trainato dalle piccole imprese (+17,6%).
Tra queste, quella che coinvolge capacità professionali specifiche – digitali, legali, organizzative, manageriali – è considerata una delle più preziose. A fotografare il fenomeno è, per il terzo anno consecutivo, l’indagine Excelsior di Unioncamere: nel 2025 sono state 2.930 le imprese impegnate in attività di volontariato di competenza.
Di queste, circa 2.700 hanno meno di 50 dipendenti: un dato in crescita rispetto alle 2.540 registrate l’anno precedente. «A volte sono le stesse aziende, magari su sollecitazione di un dirigente o di un collaboratore, a decidere di cocollaboratore, a decidere di costruire un rapporto meno episodistruire un rapporto meno episodico con un ente del Terzo settore», co con un ente del Terzo settore», spiega Luigi Bobba, presidente spiega Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus. «Altre della Fondazione Terzjus. «Altre volte sono invece gli enti a cervolte sono invece gli enti a cercare realtà capaci di offrire non care realtà capaci di offrire non denaro ma competenze». Un denaro ma competenze». Un esempio è il Borgo Ragazzi Don esempio è il Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, premiato con Bosco di Roma, premiato con una menzione speciale lo scoruna menzione speciale lo scorso anno: «Ci hanno chiesto aiuso anno: «Ci hanno chiesto aiuto per accompagnare alcuni giovato per accompagnare alcuni giovani usciti dai corsi professionali di ni usciti dai corsi professionali di meccanica che volevano avviare meccanica che volevano avviare una propria attività. Non bastauna propria attività. Non bastava il sogno: servivano struva il sogno: servivano strumenti concreti per costruimenti concreti per costruire un’impresa solida. In re un’impresa solida. In quel caso la fondaquel caso la fondazione Ernst & Yozione Ernst & Young ha deciso di ung ha deciso di accomaccompapagnare il progetto mettendo a disposizione professionalità e consulenza».
Nel 2025 erano 67.210 le imprese con meno di 50 dipendenti ad avere policy favorevoli a consentire attività di volontariato ai dipendenti. Tra le grandi aziende il numero sale a 8.340, circa il doppio in proporzione. «È interessante osservare la crescita tra le aziende con meno di 50 dipendenti – osserva Bobba –. Significa che non siamo daSono salite a 2.930 le aziende che hanno coinvolto i dipendenti in attività di volontariato legate alle loro capacità vanti a un’esperienza limitata alle multinazionali, ma a qualcosa che può radicarsi nel tessuto produttivo diffuso». Dietro questa scelta ci sono certamente motivazioni etiche, ma anche elementi strategici.
Le imprese ottengono benefici in termini di reputazione e valore del marchio, migliorano la propria immagine presso consumatori sempre più sensibili alla responsabilità sociale e riescono più facilmente ad attrarre giovani talenti, attenti non solo agli aspetti economici ma anche all’impatto sociale del lavoro. Senza dimenticare la crescente attenzione degli investitori verso i parametri Esg. I settori maggiormente coinvolti sono quelli dei servizi, dove è più semplice trasferire competenze specialistiche. Ai primi posti figurano i servizi avanzati di supporto alle imprese (quasi il 10%), il commercio all’ingrosso (6,6%) e il comparto sanità-assistenza sociale e servizi sanitari privati (6,3%).
Secondo la ricerca esiste inoltre un grande potenziale ancora inespresso: almeno un ulteriore 30% di aziende si dichiara disponibile a sviluppare forme di volontariato di competenza. «È un seme piccolo, ma che può diventare una realtà importante», sottolinea Bobba.
A favorire questa diffusione potrebbe contribuire anche una maggiore conoscenza degli incentivi fiscali già esistenti. «Molte imprese – meno del 70% – non sanno che esiste una norma che consente la deducibilità fino al 5 per mille dei costi del personale impiegato gratuitamente presso un ente del Terzo settore», spiega. «Noi riteniamo però che sarebbe utile rafforzare ulteriormente questo strumento, portandolo al 10 per mille». Non si tratta soltanto di una collaborazione tecnica. Spesso, raccontano gli enti coinvolti, i lavoratori che partecipano a queste esperienze sviluppano un legame personale con la realtà conosciuta e continuano a impegnarsi anche al di fuori dell’orario lavorativo. Per questo il valore più interessante sembra nascere proprio dalla relazione reciproca tra imprese ed enti sociali. «Le esperienze migliori sono quelle costruite insieme», conclude Bobba. «Non è semplicemente l’azienda che arriva e risolve un problema. C’è una crescita reciproca, una vera e propria alleanza. E oggi anche gli enti del Terzo settore si rendono conto che, di fronte a bisogni complessi, non basta la buona volontà: servono competenze qualificate».