Sport, dall’Inps tutti i numeri del settore. Dominano associazioni e collaboratori

[di Michele Damiani, pubblicati in «Italia Oggi», di giovedì 16 luglio, pag. 29]

Chi lavora nel terzo settore lo fa, quasi sempre, per un impresa sociale. Nonostante siano «solo» 21.703, ovvero il 15,5% dei 140.273 enti iscritti al Runts (Registro unico nazionale del terzo settore), le imprese sociali occupano 1’83,2% dei lavoratori del comparto. In realtà, sarebbe meglio dire lavoratrici, visto che la componente femminile rappresenta il 73% dell’occupazione totale.

E la fotografia scattata dal 25° rapporto annuale dell’Inps, che, nel capitolo dedicato al terzo settore (e allo sport dilettantistico), evidenzia la continua espansione del segmento, con 173 mila occupati in più rispetto al 2019.

Dati generali. Come si legge nel rapporto, l’analisi è frutto della collaborazione tra Inps e Fondazione Terzjus e si basa sui numeri del Runts. Al 31 dicembre 2025 risultano iscritti al Registro 140.273 Ets (Enti del terzo settore), di cui 21.703, pari al 15,5%, sono imprese sociali. Un universo ampio, che tuttavia si sorregge sul volontariato: sono infatti solo 29.537 gli enti che hanno impiegato lavoratori con almeno un contributo versato nell’anno, per un totale di 855.887 persone. Di queste, 712.481, pari all’83,2%, sono occupate presso imprese sociali. Come spiegano dall’Inps (si veda anche tabella), «si tratta di un fenomeno in crescita, +4,3% l’incremento occupazionale solo  nell’ultimo anno e +25,3% rispetto al 2019 con circa 173 mila occupati in più negli ultimi sei anni». A trainare l’aumento è il lavoro dipendente privato non agricolo, che nel 2025 conta circa 800 mila lavoratori. In termini relativi, pero, il progresso maggiore si registra tra i collaboratori della Gestione separata, oltre 47 mila nel 2025 (+5,2% nell’ultimo anno e +64,6% rispetto al 2019).

I profili dei lavoratori. Come detto, il terzo settore è dominato dalle donne: «emerge una netta prevalenza della componente femminile con circa 623 mila lavoratrici, pari a quasi il 73% del complesso, con punte prossime all’80% in presenza di lavoro part-time e per rapporti di lavoro con qualifica di impiegato». Guardando, invece, alla componente anagrafica, quasi la metà degli occupati  ha trai 35 e i 54 anni. Nel complesso, l’età media supera di poco i 43 anni, con una lieve differenza tra uomini (44,1 anni) e donne (43 anni)

Contratti e orari di lavoro. L’occupazione aumenta ed è in larga parte stabile: il 63,2% dei lavoratori (400.468 persone) ha un rapporto a tempo indeterminato. Il 31,3% del totale ha un contratto a termine, mentre il 5,5% è classificato come collaboratore. Alla sostanziale stabilità, tuttavia, si accompagna un ampio ricorso al lavoro parziale: il 64% degli occupati ha contratti part-time, ovvero oltre 434 mila persone. A livello territoriale, l’occupazione si concentra soprattutto nel Nord-Ovest, dove lavora poco più del 30% del totale; seguono il Mezzogiorno con il 26,7%, il Nord-Est con il 23% e il Centro con il 20,3%. La Lombardia si conferma nel 2025 la regione con il maggior numero di lavoratori nel terzo settore, oltre 160 mila, pari a circa il 19% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con più di 82 mila, quindi il Lazio e il Piemonte, entrambi attorno ai 70 mila. Sono però le regioni del Sud a registrare gli aumenti occupazionali più consistenti: ben superiori all’8% in Calabria e Sicilia e attorno al 7,5% in Campania, Basilicata e Sardegna.

Retribuzioni e altri impieghi. L’ampio ricorso al part-time si accompagna a una tendenza diffusa tra gli occupati del terzo settore: avere un altro lavoro. Una condizione che riguarda oltre un quarto dei lavoratori e incide direttamente anche sulle retribuzioni. Che, comunque, rimangono contenute. Per coloro che hanno lavorato esclusivamente per Ets, ovvero il 74,7% del totale (640 mila persone), la retribuzione o il reddito medio derivante da tale attività è pari a 15.539 euro. Chi ha svolto più impieghi ha guadagnato meno dal lavoro per gli Ets (8.173 euro), ma ha maturato complessivamente una retribuzione superiore del 10% (17.110 euro). Una cifra che sale ulteriormente per 1 collaboratori, superando i 20 mila euro.

I settori di attività. Il rapporto, infine, passa in rassegna i principali ambiti in cui operano gli Ets, confermando un trend noto: la netta prevalenza del segmento salute e assistenza sociale, almeno dal punto di vista occupazionale. In questo settore lavora infatti il 56,1% degli addetti, pari a 480 mila persone. Numericamente rilevanti anche le «Attività amministrative e di supporto», con oltre 100 mila occupati (11,7% del totale), l«Istruzione e formazione», con circa 75 mila lavoratori (8,8%), e le «Altre attività di servizi», con più di 73 mila (8,6%). Particolarmente marcate le differenze di genere: la quota femminile si attesta all’81,9% nell’«Istruzione e formazione» e all 80% in «Salute e assistenza», mentre registra i valori minimi in «Agricoltura» (15,2%), «Industria e costruzioni» (26%) e «Trasporto e magazzinaggio» (30,7%).

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