Economia sociale, Piemonte e Vallée pronti. E il Piano nazionale pure

[di Giampaolo Cerri pubblicato in Vita.it di mercoledì 27 maggio 2026]

Albano era collegata da remoto e, alla fine di una lunga (e calda) mattinata, ha idealmente cesellato, a livello nazionale, un’ampia e articolata discussione in cui i vari attori piemontesi del Piano – il mondo camerale, appunto, quello cooperativo e dell’impresa sociale, quello del Terzo settore, la filantropia di origine bancaria e non – hanno reso presente l’impatto possibile dell’Economia sociale, «anche come infrastrutturazione democratica», ha ricordato Mario Calderini, nella sua veste di portavoce di Torino social impact, il grande ecosistema costituito da 432 realtà che producono impatto positivo (associazioni, enti, cooperative, società benefit ma anche professionisti).

«L’appuntamento», hanno sottolineato infatti, all’unisono, gli organizzatori, «ha rappresentato un momento di confronto sul ruolo dell’Economia sociale nei territori e sul percorso verso il Piano d’azione nazionale , in una fase decisiva per la definizione degli strumenti di attuazione e monitoraggio delle politiche nazionali».

Piemonte e Valle d’Aosta, l’economia sociale va

Si parla di territori forti: in Piemonte e Valle d’Aosta l’Economia sociale non rappresenta una nicchia, ma una componente strutturale del tessuto economico e civile. Nel 2022, considerando le istituzioni non profit e le imprese cooperative, si contavano 32.605 enti, pari all’8,3% del totale nazionale. Gli addetti superano complessivamente quota 104mila, con un’incidenza del 7,2% sull’occupazione privata in Piemonte e del 7,9% in Valle d’Aosta.

«La diffusione territoriale conferma la rilevanza del fenomeno: il Piemonte si colloca su un livello medio-alto, con 73,2 enti dell’economia sociale ogni 10mila abitanti, mentre la Valle d’Aosta raggiunge un livello alto, con 119 enti ogni 10mila abitanti. A questo si aggiunge un patrimonio di partecipazione civica di grande rilievo, con oltre 428mila volontari impegnati nei due territori». dicono Unioncamere e gli altri organizzatori.

Nell’Economia sociale, d’altra parte, «convivono sia un modello associativo e di volontariato, sia un modello imprenditoriale caratterizzati da una comune mission pro-sociale e di realizzazione di attività di interesse generale».

«È significativa la presenza di enti sportivi dilettantistici in Piemonte e Valle d’Aosta, pari a 8.868 unità alla fine del 2024. Tuttavia, a causa del mancato coordinamento tra il Registro unico nazionale del Terzo settore – Runts e il Registro delle Attività sportive dilettantistiche – Rasd, nello stesso periodo, solo il 3,1% delle Associazioni sportive dilettantistiche – Asd e delle Società sportive dilettantistiche – Ssd in Piemonte risulta iscritto anche al Runts, percentuale che scende allo 0,5% in Valle d’Aosta».

Cooperazione sociale cresciuta anche a livello nazionale

La mattinata di lavori è stata anche l’occasione per puntualizzare anche il peso del futuro comparto disegnato dal Piano in arrivo: «Il quadro occupazionale restituisce un settore in trasformazione», spiegano gli organizzatori, «a livello nazionale, tra il 2014 e il 2023 gli addetti delle cooperative sociali sono cresciuti del 33,7%, passando da circa 365mila a quasi 488mila unità» e una tendenza abbastanza simile «si registra in Piemonte e Valle d’Aosta, dove gli addetti nelle cooperative sociali sono aumentati da circa 41.200 a 47.200, con quasi 6mila unità in più nell’arco di un decennio. Nello stesso periodo, le altre cooperative hanno invece registrato una contrazione significativa, con una perdita di oltre 12mila addetti».

Dati che confermano anche il peso economico delle imprese sociali nei due territori: «Le imprese sociali piemontesi e valdostane che hanno presentato i bilanci 2024 e 2025 generano un valore della produzione pari a 2,1 miliardi di euro, corrispondente al 10% del totale nazionale», dicono gli organizzatori, «il valore aggiunto medio per ente è quasi doppio rispetto alla media italiana: circa 1,6 milioni di euro, contro circa 861mila euro a livello nazionale».

Piano nazionale, a che punto siamo

L’incontro ha inoltre rappresentato un’occasione per ricordare il cammino del  Piano nazionale per l’Economia sociale, il cui percorso si inserisce nel quadro del Piano d’Azione europeo del dicembre 2021 e della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea approvata nel novembre 2023. Il 17 ottobre 2025 il ministero dell’Economia e delle Finanze – Mef ha pubblicato la prima versione del Piano d’azione nazionale, attualmente nella fase conclusiva del suo iter di approvazione definitiva e di cui Albano ha, come detto sopra, anticipato i tempi del percorso definitivo.

Il Piano si dipanerà in una prospettiva decennale con momenti di monitoraggio a livello europeo previsti nel 2027 e nel 2032. «Sul versante istituzionale», hanno ricordato Unioncamere, Terzjus e Fondazione Crt, «è in corso la definizione di una struttura amministrativa dedicata presso il Mef per il coordinamento, l’attuazione e il monitoraggio del Piano; con la Legge di Bilancio 2026, inoltre è stato istituito un organismo tecnico consultivo da comporre con i rappresentanti dell’economia sociale».

Il Piano individua tra le proprie priorità fiscalità, semplificazione, riordino degli incentivi, valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, social procuremente strumenti finanziari dedicati. In agenda anche misure a sostegno dell’imprenditoria sociale femminile e giovanile, delle Comunità energetiche rinnovabili, dell’housing sociale e dell’inclusione lavorativa delle fasce deboli.

«Particolare rilievo», fanno notare gli organizzatori torinesi, «assume la dimensione territoriale. Il Piano richiama infatti la necessità di promuovere piani d’azione territoriali per l’economia sociale e di valorizzare gli Osservatori già avviati presso alcune Camere di commercio. Un riconoscimento diretto al progetto in corso in Piemonte e Valle d’Aosta».

Arrivano i Cotes

In questo quadro si inserisce il progetto per la costituzione degli Osservatori territoriali e dei Comitati Territoriali per l’Economia Sociale – Cotes -, promosso da Fondazione Terzjus con Unioncamere Piemonte, le Camere di commercio piemontesi, la Camera Valdostana/Chambre Valdôtaine e con il sostegno di Fondazione Crt.

«I Cotes nascono con l’obiettivo di costruire strumenti permanenti di conoscenza, confronto e programmazione territoriale, capaci di sostenere lo sviluppo dell’economia sociale, rafforzare l’innovazione e generare buona occupazione. Il progetto si colloca in un contesto di crescente attenzione istituzionale, confermata anche dal recente deposito in Consiglio regionale del Piemonte di due proposte di legge dedicate all’economia sociale».

Sul punto, Luigi Bobba, presidente di Fondazione Terzjus ha le idee chiare: «I Cotes nascono», ha spiegato, «per rispondere a un bisogno concreto: dare all’economia sociale strumenti stabili di programmazione e dialogo con le istituzioni, nonché creare, attraverso il sistema camerale, un ponte tra profit e non profit, tra imprese e Enti del Terzo settore. Oggi, con il Piano nazionale in dirittura d’arrivo, il lavoro che abbiamo costruito in Piemonte e Valle d’Aosta – grazie a Fondazione Crt e a Unioncamere del Piemonte – può diventare un modello di riferimento: un’infrastruttura di conoscenza territoriale capace di trasformare le buone pratiche locali in politiche di sviluppo durature e promuovere azioni coerenti con gli obiettivi nazionali».

Poggi, Fondazione Crt: «Economia sociale, 
leva strategica»

Non ha mancato di intervenire sul tema anche Anna Maria Poggi, presidente di Fondazione Crt: il suo è stato ben più di un saluto, a dimostrazione dell’attenzione che la filantropia di origine bancaria riserva allo sviluppo del Piano.

«L’economia sociale rappresenta oggi una leva strategica per la competitività, l’innovazione e la coesione dei territori: una forza propulsiva e generativa, capace di creare sviluppo sostenibile, valore condiviso e nuove opportunità per le comunità», ha detto Poggi, «Fondazione Crt riconosce pienamente il valore di questo ecosistema, che sa coniugare crescita economica e responsabilità sociale, due dimensioni che orientano profondamente anche il nostro impegno. Promuovere opportunità, autonomia e partecipazione, rafforzando reti capaci di generare sviluppo duraturo, inclusione e coesione sociale, è al centro della nostra azione a favore delle comunità e dei territori. In questo scenario, il Piano nazionale per l’economia sociale, insieme agli Osservatori e ai Comitati territoriali al centro dell’incontro di oggi, rappresenta un passaggio decisivo per consolidare una visione condivisa di sviluppo: strumenti concreti per interpretare i bisogni emergenti, accompagnare i processi di cambiamento e sostenere un modello di crescita più equo, partecipativo e sostenibile». 

Su questo argomento, Poggi ha rilasciato un’ampia intervista a VITA che trovate qui sotto:

La mobilitazione del mondo camerale

Il mondo camerale, con la sua natura di crocevia dei mondi produttivi, anche ovviamente non profit, si candida a essere naturalmente facilitatore dell’Economia sociale e in questo senso sono intervenuti Massimiliano Cipolletta, vicepresidente Unioncamere Piemonte e presidente Camera di Commercio di Torino e Roberto Sapia, presidente della Chambre Valdôtaine

Paolo Bertolino, segretario di Unioncamere Piemonte (foto sopra, ndr) lo ha confermato ai microfoni di VITA, come potete ascoltare al link sottostante:

Non poteva mancare, ovviamente, anche il mondo cooperativo, presente coi vertici delle centrali cooperative – c’erano come Irene Bongiovanni, vicepresidente Confcooperative Piemonte e Dimitri Buzio, presidente Legacoop Piemonte – del Forum del Terzo settore – hanno preso la parola Gabriele Moroni, portavoce di quello piemontese, e Riccardo Jacquemod, suo omologo nella Valléee – il presidenti de. Centro servizi di volontariato del Piemonte, Daniele Giaime. Ma non è mancata neppure la filantropia non bancaria perché al palco, a testimoniare l’interesse delle fondazioni familiari e di impresa – peraltro testimoniato anche dall’ampio contributo dato da Assifero alla fase di consultazione nazionale – c’era Nicolò Melli, project manager di Flora Fund (la fondazione filantropica della famiglia di industriali cartieri Fedrigoni).

Tutto l’incontro può essere rivisto grazie al canale YouTube di Fondazione Terzjus.

Nella foto di apertura, attività del Progetto Diderot di Fondazione Crt è tratta dal sito della fondazione.

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