Una grande quantità di dati dispersi tra varie fonti riunita in uno strumento innovativo. Bobba: «Un regalo a 4,7 milioni di volontari italiani»
[di Antonio Fera, pubblicato in «Avvenire» di Sabato 30 maggio 2026, pag. 17]
Il Terzo settore italiano è abituato più a fare che a raccontarsi. E forse anche per questo i suoi numeri restano spesso nascosti tra registri, statistiche e banche dati. Eppure dietro quei numeri ci sono 4,7 milioni di volontari, quasi 147mila enti e oltre 890mila lavoratori che ogni giorno tengono aperti spazi di comunità, accompagnano fragilità e costruiscono legami sociali. Per dare un volto più riconoscibile a questo patrimonio nasce l’Atlante del Terzo settore, il progetto presentato ieri alla Camera dei deputati da Fondazione Terzjus e Italia non profit, con il patrocinio del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il sostegno della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte e della Liguria, e il contributo di Banco Bpm.
L’idea è trasformare una grande quantità di dati, spesso dispersi e difficili da leggere, in uno strumento utile per enti, istituzioni e cittadini. La piattaforma raccoglie informazioni provenienti dal Runts (Registro unico nazionale del Terzo settore), Istat, Inps, Agenzia delle Entrate e altre fonti ufficiali, affiancandole a storie, approfondimenti e percorsi formativi gratuiti. L’Atlante si appoggia inoltre al Non Profit Data Hub di Italia non Profit, la banca dati digitale che integra e aggiorna le principali informazioni disponibili sul Terzo settore, dal Runts al 5 per mille fino alle rilevazioni Istat.
«Un regalo ai 4,7 milioni di volontari italiani», lo ha definito Luigi Bobba, presidente di Terzjus. Non è un caso che l’iniziativa arrivi a pochi giorni dal decennale della legge delega che nel 2016 ha avviato la riforma del Terzo settore. In questi anni gli enti iscritti al Registro unico nazionale sono arrivati a sfiorare quota 147mila e migliaia di organizzazioni sono entrate per la prima volta in un sistema pubblico di regole e trasparenza. L’Atlante nasce anche per raccontare questa trasformazione e aiutare a comprenderne la portata.
Durante la presentazione è emersa più volte una convinzione: il Terzo settore continua a essere meno conosciuto di quanto meriterebbe il suo peso nella vita del Paese. Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera, ha definito l’Atlante «una mappa viva del capitale sociale italiano». Bobba ha invece insistito sulla necessità di accompagnare enti e volontari «non solo con dati e analisi, ma anche con occasioni di formazione e strumenti capaci di orientare le scelte future».
Ma l’Atlante non raccoglie soltanto numeri. Tra le prime storie pubblicate c’è quella di Brando, bambino toscano affetto da una rarissima sindrome genetica, e della sua famiglia. Dopo la diagnosi, il sostegno di Uniamo, la federazione italiana delle malattie rare, ha aiutato i genitori a orientarsi tra specialisti e percorsi di cura. «O ti disperi o combatti e trasformi il buio in luce», racconta il padre, Matia Barciulli. Da quell’esperienza è nata anche un’associazione dedicata alle sindromi lipodistrofiche.
Un esempio concreto di ciò che la piattaforma vuole raccontare: come da una fragilità si possa costruire una rete. Perché dietro i 147mila enti iscritti al Runts e i milioni di volontari che operano nei territori ci sono soprattutto persone. Ed è forse questa l’ambizione più profonda dell’Atlante: dare visibilità a quell’Italia che ogni giorno tiene insieme le comunità.