Avanti con il tetto mobile per il 5 × mille

Enti del Terzo settore e 5 per mille: da monitorare l’allineamento tra le risorse disponibili e le scelte espresse dai contribuenti. Questa la possibile novità emersa durante il question time alla Camera proposto dall’on. Maria Chiara Gadda e a cui ha risposto Giancarlo Giorgetti, titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze, riportando cosi l’attenzione su una delle principali fonti di sostentamento delle realtà del Terzo settore e, in particolare, degli enti impegnati nello svolgimento di attività di interesse generale.

Al centro dei quesiti il plafond di risorse destinabile al riparto del contributo, oggetto negli anni di diversi adeguamenti e innalzato a 610 milioni di euro a decorrere dal 2026. Una soglia che, alla luce dell’incremento delle scelte dei cittadini, impone ora una riflessione sul funzionamento dello strumento. Secondo i dati resi noti dall’Agenzia delle Entrate lo scorso 21 maggio, gli enti ammessi al contributo per l’anno finanziario 2025 sono 96.540, per un importo complessivo pari a 602,4 milioni di euro.

A destinare la quota del 5 per mille sono stati 18.460.316 contribuenti. Un dato, quello messo a disposizione nel corso del question time, che conferma il ruolo sempre più rilevante dello strumento nel finanziamento delle attività di interesse generale (i.e. ricerca scientifica, socio-assistenziale realizzate sul territorio). Va rilevato che l’aumento dei cittadini contribuenti che si avvalgono dell’opzione del 5 per 1000 si è ormai attestato a circa 450-500.000 in più ogni anno a partire dal 2022 fino all’ultima rilevazione del 2025. Inoltre, parallelamente si è verificata una significativa crescita degli ETS beneficiari che sono passati tra il 2022 e il 2025 da circa 50.000 a più di 74.000 certamente grazie alla messa a regime del RUNTS.

Non è dunque infondato ritenere che la crescita degli enti iscritti al RUNTS continuerà a fare da volano anche nei prossimi anni ad ulteriore aumento del numero dei contribuenti che scriveranno il codice fiscale di un ETS nella loro dichiarazione dei redditi. E proprio il progressivo aumento delle preferenze espresse in dichiarazione dei redditi ha posto il tema dell’adeguatezza delle risorse stanziate rispetto alla volontà manifestata dai contribuenti.

Il 5 per mille, infatti, pur fondandosi su una scelta diretta del cittadino, resta soggetto ad un limite massimo di spesa fissato dalla normativa, il cui superamento comporta l’attribuzione delle somme con un quoziente ridotto. Su questo aspetto, è intervenuto il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha annunciato l’intenzione di promuovere un adeguamento normativo diretto a garantire il costante monitoraggio e l’allineamento dell’ammontare delle risorse frutto delle scelte dei cittadini con le somme effettivamente erogate per le finalità previste. Una prospettiva che non si traduce, almeno allo stato, nell’eliminazione del tetto massimo, ma che conferma la volontà di intervenire sul meccanismo per evitare disallineamenti tra preferenze espresse e risorse disponibili.

In questa direzione, una delle soluzioni da valutare, coerente con l’evoluzione della misura, potrebbe guardare all’introduzione di un tetto mobile. Un meccanismo di aggiornamento periodico, su base triennale, del limite di spesa, parametrato all’andamento delle scelte espresse dai contribuenti. Un sistema dinamico in grado di adeguare gradualmente il plafond alle opzioni effettive dei cittadini, evitando scostamenti non programmati e riducendo la distanza tra le preferenze manifestate in dichiarazione e le risorse concretamente assegnabili agli enti beneficiari. Infatti, anche dagli stessi dati diffusi dalla Agenzia delle Entrate si può arguire che, sommando gli importi teoricamente attribuiti agli enti esclusi, nel 2025, il tetto di 610 milioni sia già stato superato.

D’altra parte, una recente simulazione elaborata dalla Fondazione Terzjus aveva prudentemente individuato un possibile superamento del tetto a partire dal 2026. Ma i contribuenti sono già andati oltre le previsioni. Dunque una revisione periodica del tetto potrebbe rappresentare, infatti, una soluzione di equilibrio tra l’esigenza di dare piena valorizzazione alle scelte dei contribuenti e la necessità di preservare la programmabilità della spesa pubblica.

Accanto al tema delle risorse, resta però centrale l’esigenza di rafforzare la conoscenza e l’utilizzo dello strumento del 5 per mille. In tal senso, come peraltro auspicato nel corso del question time – è necessario attivare campagne istituzionali di comunicazione rivolte a quel 40% – si tratta di circa 13 milioni di contribuenti – che ancora non esprime alcuna scelta in dichiarazione, per orientarli proprio verso questo strumento di sussidiarietà. Infine, un ulteriore profilo riguarda il sostegno agli enti di minori dimensioni, spesso privi di strumenti organizzativi e comunicativi adeguati per promuovere la raccolta delle adesioni. In questa prospettiva, anche attraverso l’utilizzo delle risorse non assegnate agli enti esclusi dal riparto, potrebbe essere valorizzato il ruolo delle reti associative e CSV, per fornire supporto operativo agli ETS più piccoli che non ricevono alcun benefico in quanto non raggiungono la soglia 100 euro prevista per l’erogazione del contributo.

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