Dal Piano nazionale al bando regionale: l’Emilia-Romagna avvia la fase operativa dell’economia sociale

Il quadro europeo e nazionale 

L’economia sociale italiana si muove ormai dentro una cornice europea e nazionale, che Terzjus segue da tempo. 

A livello europeo, la Commissione ha adottato nel dicembre 2021 il Social Economy Action Plan, a cui è seguita la Raccomandazione del Consiglio UE del 27 novembre 2023, con cui gli Stati membri sono stati invitati ad adottare, entro 18 mesi, una propria strategia nazionale e un quadro normativo dedicato. Il testo della Raccomandazione ha toccato con inedita apertura anche i temi degli aiuti di Stato e della fiscalità, sottolineando come «la logica dei bandi al massimo ribasso vada abbandonata se davvero si vuole sostenere l’economia sociale».

A livello italiano, il Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale L’Emilia-Romagna avvia la fase operativa dell’economia sociale con un bando da 5 milioni di euro, rivolto a partenariati tra enti locali, Terzo settore, imprese e ricerca. L’obiettivo è creare ecosistemi territoriali innovativi, con un contributo massimo di 500.000 euro per progetto, focalizzati su welfare, rigenerazione urbana e servizi di prossimità. Il bando, aperto dal 1° ottobre al 15 dicembre 2026, rappresenta un’opportunità per sperimentare la collaborazione tra pubblico e privato.

ha seguito un percorso di consultazione pubblica coordinato dal MEF, per poi giungere all’informativa in Consiglio dei ministri del 2 luglio 2026. Terzjus ha analizzato in più occasioni i contenuti del Piano, definendolo uno strumento capace di costruire, per la prima volta, «un perimetro culturale e giuridico entro il quale gli enti dell’economia sociale… potranno finalmente utilizzare strumenti adatti» alla propria natura non lucrativa, indicando come priorità finanza, fisco, public procurement e revisione degli aiuti di Stato. Il Piano individua quattro categorie di soggetti destinatari — Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico ed enti religiosi civilmente riconosciuti, insieme alle fondazioni di origine bancaria — che saranno riconosciuti come Servizi di interesse economico generale, con misure agevolative sul piano tributario e amministrativo, con semplificazioni per l’accesso al credito e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato per finalità sociali. Il Piano avrà durata decennale, con revisione intermedia dopo cinque anni e un monitoraggio UE fissato al 2027 e al 2032.

La strategia della Regione Emilia-Romagna

Da parte sua la Regione Emilia-Romagna il 3 giugno 2026 ha approvato gli Indirizzi strategici per l’economia sociale, il 22 giugno ha approvato la delibera regionale attuativa ed il 26 giugno 2026 ha annunciato il primo bando operativo, da 5 milioni di euro. 

La Regione ha costruito il proprio impianto strategico attorno a cinque assi: il riconoscimento dell’economia sociale come componente strutturale del sistema produttivo; l’integrazione con le filiere produttive tradizionali; l’innovazione sociale e tecnologica; la valorizzazione del capitale umano; la creazione di ecosistemi territoriali.  Sul piano operativo, la Regione mette in campo una dotazione di 5 milioni di euro, riservata a soggetti capofila pubblici (Comuni, Unioni di Comuni, Province e alla Città Metropolitana di Bologna) in forma singola o associata, che dovranno guidare partenariati stabili composti da enti del Terzo settore, imprese lucrative, università e organismi di ricerca e innovazione. L’obiettivo del bando è infatti quello di costruire progettualità condivisa tra enti locali, mondo dell’economia sociale, imprese e ricerca. Per ciascun progetto selezionato è previsto un contributo regionale massimo di 500.000,00 euro. Le domande dovranno essere presentate il prossimo autunno, in una finestra che si aprirà il 1° ottobre 2026 e resterà aperta fino al 15 dicembre 2026. I progetti finanziati dovranno essere realizzati e rendicontati entro il 31 dicembre 2028. La logica dell’intervento è quella della costruzione di reti stabili – i cosiddetti “ecosistemi territoriali innovativi” – capaci di generare infrastrutture economico-sociali durature e di attrarre capitali privati attraverso schemi di co-investimento; tra le macro-aree prioritarie individuate figura il welfare territoriale, con interventi di rigenerazione urbana, modelli di housing sociale e potenziamento dei servizi di prossimità. Al fine di favorire la costruzione delle proposte è previsto un programma di incontri territoriali aperti a tutti i soggetti interessati, insieme a uno sportello dedicato per il supporto nella presentazione delle candidature. 

Le opportunità per il territorio regionale

Il Piano nazionale definisce la cornice di lungo periodo con azioni rilevanti, ma la sua traduzione in misure normative concrete richiederà ancora del tempo. Da parte sua la Regione Emilia-Romagna, muovendosi in anticipo, offre uno strumento che permetterà di avviare sperimentazioni territoriali circoscritte, da cui trarre indicazioni utili anche per l’attuazione del Piano nazionale. 

Per gli enti locali, il bando regionale sarà l’occasione per assumere il ruolo di capofila e costruire, insieme al Terzo settore e alle imprese, infrastrutture di collaborazione che potranno nei fatti anticipare il modello disegnato a livello centrale. Per il Terzo settore si apre la possibilità di entrare in partenariati strutturati con la pubblica amministrazione locale e con il mondo for profit.  Si tratta  di un’iniziativa che merita di essere seguita con attenzione nei prossimi mesi: da un lato per capire quali e quante progettualità emergeranno effettivamente dal territorio, in che misura sapranno mettere insieme enti locali, Terzo settore, imprese e ricerca attorno a proposte solide; dall’altro per valutare, a percorso avviato, l’impatto reale di questi primi ecosistemi territoriali, se cioè la sperimentazione emiliano-romagnola riuscirà davvero a tradurre in pratiche efficaci i principi del Piano nazionale.

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