Escola Estrela do Mar. Una stella sull’Oceano Indiano

Da una lettera di don Pio Bono a Luigi Bobba, è nata Estrela do Mar: la scuola di Inhassoro che da oltre vent’anni forma giovani mozambicani, crea lavoro e racconta una storia di solidarietà concreta tra Italia e Africa. E il 5 per mille può fare la differenza.

di Aurelio Molè

Una lettera, una cazzuola e un mattone possono generare una stella. Sono queste le parole chiave che mettono in moto cuore, testa e mani per realizzare un’opera educativa diventata oggi un fiore all’occhiello per il Mozambico e un motivo di orgoglio per l’Italia.

La storia comincia nei primi anni Duemila, quando Luigi Bobba, allora presidente nazionale delle ACLI, riceve una lettera accorata da don Pio Bono — nomen omen, un nome che è già un programma — missionario “fidei donum” della diocesi di Vercelli. Dopo trent’anni trascorsi in Kenya, don Pio era arrivato da poco, insieme alla missionaria laica Caterina Fassio, a Inhassoro, nella provincia di Inhambane, nel sud del Mozambico, dove avrebbe poi vissuto per vent’anni.

Il Distretto si trova a circa 750 chilometri a nord della capitale Maputo, in un’area povera di risorse ma pacifica, lontana dalle scorribande criminali e terroristiche che oggi colpiscono il nord del Paese. Affacciato sull’Oceano Indiano, davanti allo splendido arcipelago di Bazaruto, il piccolo borgo di pescatori offriva allora poche prospettive di lavoro, oltre alla pesca e a una povera agricoltura di sussistenza. La popolazione era — ed è ancora oggi — giovanissima: circa il 60% ha meno di 25 anni. Per molti ragazzi l’unica possibilità sembrava l’emigrazione in Sudafrica, alla ricerca di un’occupazione nel buio delle miniere: spesso un lavoro duro, disumano e senza adeguate protezioni.

È da questo sguardo sulla realtà, sui volti e sui bisogni della sua gente, che nasce in don Pio un sogno. Il territorio aveva bisogno di una scuola, di un centro educativo e formativo al servizio dell’intera comunità: un luogo capace di favorire la crescita umana e professionale dei giovani, offrendo loro un futuro, una speranza di lavoro, una nuova prospettiva di vita.

Don Pio, coadiuvato da Caterina Fassio, si era insediato in una parrocchia lasciata dai missionari della Consolata a causa della sanguinosa guerra civile mozambicana, conclusa poi con gli accordi di pace firmati a Roma grazie anche alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio. Da lì scrisse a Luigi Bobba: «Voi delle ACLI, attraverso l’Enaip, avete maturato una lunga esperienza nella formazione professionale. Datemi una mano a costruire una scuola che insegni ai giovani i mestieri di base».

Le ACLI accolsero l’appello con entusiasmo. Decisero di aumentare di una piccola cifra la quota della tessera associativa, presentarono un progetto finanziato con i fondi dell’otto per mille della Chiesa cattolica italiana e, nel 2004, in meno di due anni, inaugurarono una scuola professionale denominata Estrela do Mar: una “stella del mare” caduta dal cielo davanti all’Oceano Indiano, una “stella” per non smarrire la rotta nella vita e nel lavoro.

Il mattone e la cazzuola sono rimasti impressi nella memoria di Luigi Bobba. «Nel 2001 l’ENAIP, l’ente di formazione professionale promosso dalle ACLI, compiva cinquant’anni e volevamo dare un segno concreto del desiderio di allargare i confini dell’azione sociale delle ACLI, di “globalizzare la solidarietà”, per usare un’espressione cara al magistero sociale di Giovanni Paolo II. All’inizio del 2002, in un incontro in Sala Nervi con il Papa, invece dei regali tradizionali portammo un mattone con una cazzuola: erano il simbolo dell’impegno a costruire questa scuola».

Per le ACLI, un progetto in un paese del Sud del mondo a favore di una comunità locale rappresentava una novità assoluta. «Fu un’iniziativa coraggiosa, inizialmente quasi “corsara”, che però, grazie all’otto per mille, al contributo dei soci ACLI, donazioni di privati, e successivamente, ai contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e, soprattutto, ad una quota delle risorse del 5 per mille che da 15 anni le ACLI destinano alla scuola, ha potuto trasformarsi in un’opera educativa e formativa che oggi è riconosciuta e che è stata visitata anche da diversi rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia in Mozambico».

All’inizio la scuola professionale Estrela do Mar proponeva solo due corsi di falegnameria e di sartoria, quest’ultimo seguito con passione da Caterina Fassio che negli anni è diventato anche un laboratorio artigianale per produrre tessuti e capi di vestiario. Nel 2016, la scuola professionale si è trasformata in Istituto industriale e commerciale con nuovi laboratori di elettricità industriale, meccanica e contabilità realizzati anche grazie al finanziamento del colosso petrolchimico Sasol e dai Rotary del territorio vercellese. Nel 2020, su richiesta delle autorità locali, è nato anche il Liceo S. Eusebio, il nome del santo protettore della città di Vercelli, pensato per rispondere alla forte domanda di istruzione secondaria del Distretto.

Dai primi laboratori e da poco più di cento studenti, la scuola è cresciuta fino a diventare un complesso educativo articolato. In oltre vent’anni, quella prima intuizione è diventata una realtà frequentata da oltre 1.300 ragazzi e ragazze, con laboratori, aule, biblioteca, collegio e un corpo docente ormai interamente locale. 

Il contesto spiega la portata della sfida. Inhassoro è una cittadina costiera in rapida trasformazione: in pochi anni la popolazione del Distretto è quasi raddoppiata fino a raggiungere più di 47 mila abitanti. Gas, turismo, edilizia, commercio e servizi hanno creato nuovi bisogni professionali, mentre le strutture pubbliche non riescono a soddisfare tutta la domanda educativa. «Sono arrivati — spiega Bobba — negozi, banche, strutture governative, l’ospedale e nuove attività economiche. La scuola è stata una leva per la crescita del territorio, oltre che un’occasione per i ragazzi di ricevere una formazione adeguata e spendibile nel mondo del lavoro».

La forza della Estrela do Mar sta proprio nel legame tra scuola e lavoro. Circa metà della didattica dei corsi professionali si svolge in laboratorio e gli studenti dell’ultimo anno partecipano a stage di tre mesi presso sedici aziende locali, favorendo così l’ingresso nel mondo del lavoro. Le attrezzature della scuola sono di buon livello e, nel 2011, Estrela do Mar ottenne il riconoscimento come seconda migliore scuola professionale del Mozambico. Agli studenti non manca neppure l’immaginazione: hanno progettato e costruito una sgranatrice per le pannocchie di mais e una macchina per pulire e sbucciare la manioca, radice molto utilizzata nell’alimentazione locale.

Le storie degli ex studenti raccontano meglio dei numeri il senso dell’opera. Anselmo da Candida Massingui, diplomato in elettricità, oggi lavora nel campo delle installazioni elettriche per abitazioni e piccole industrie, è economicamente indipendente e sta costruendo la propria casa. Rosa Massingui, diplomata in elettricità industriale, ha svolto un tirocinio presso Elettricidade de Moçambique che, al termine del tirocinio, l’ha assunta. La sua esperienza dimostra che altri giovani possono intraprendere lo stesso percorso, acquisendo conoscenze e competenze utili per costruire il proprio futuro nel settore industriale. C’è poi la storia di Jeronima Romao, diplomata all’Istituto Industriale e Commerciale Estrela do Mar e oggi iscritta a un corso universitario di ingegneria a Songo.

Ma Estrela do Mar non è solo formazione tecnica. È anche un presidio sociale. L’internato, un collegio, permette a studenti provenienti da villaggi lontani o da famiglie con minori possibilità economiche di frequentare la scuola. I corsi brevi di saldatura, falegnameria, sartoria, cucina e riparazione di elettrodomestici offrono una seconda opportunità anche ai giovani usciti precocemente dal sistema scolastico.

«Quello che sembrava un sogno, pur tra mille difficoltà — osserva Luigi Bobba — è diventato una realtà concreta e un’opportunità di buona formazione per tanti giovani mozambicani». Estrela do Mar è una “scuola comunitaria”: opera sotto la responsabilità della Diocesi di Inhambane, alla quale le ACLI hanno donato edifici e laboratori, ed è regolata da un’intesa tra la Chiesa cattolica e il governo mozambicano. La direzione della scuola spetta alla diocesi: fino al 2019 è stata affidata a don Pio Bono, oggi al parroco di Inhassoro, padre Geremia dos Santos Moisés. Il governo assicura il pagamento degli insegnanti, del direttore pedagogico aggiunto e del personale di segreteria. Le ACLI, fin dall’inizio, hanno contribuito alla costruzione di 36 aule e all’allestimento dei laboratori, continuando poi a sostenere manutenzione, aggiornamento delle attrezzature, personale non docente e materiali di consumo grazie proprio alle risorse del cinque per mille, al lavoro qualificato dei formatori Enaip Piemonte e al supporto della sezione vercellese della ONG IPSIA promossa dalle ACLI, che da 15 anni fornisce in modo costante il proprio contributo per migliorare l’offerta formativa della Estrela do Mar.

Il futuro, però, chiede nuovi investimenti. Servono manutenzioni straordinarie, aggiornamento delle attrezzature, nuovi laboratori scientifici e informatici, una biblioteca più ampia, impianti sportivi riqualificati e un sistema fotovoltaico off-grid da 20 kWp per garantire continuità energetica ai diversi laboratori e generare un significativo risparmio di costi.

«Per il futuro — commenta Bobba — ci aspettiamo tre cose. La prima è la continuità, che in contesti come questo non è mai scontata: ci sono sempre difficoltà economiche, organizzative e istituzionali. La seconda è che il Liceo S. Eusebio possa offrire, anche negli anni a venire, a un numero molto alto di giovani una formazione generale di base. La terza è che l’Istituto industriale e commerciale continui a creare opportunità concrete di inserimento lavorativo, sia nelle aziende cresciute nella zona sia in attività autonome».

Sono molte le istantanee rimaste nella memoria di Luigi Bobba: l’arrivo – nell’aprile del 2002 – del primo ministro del Mozambico, Pascoal Mocumbi, per il lançamento da primeira pedra, la posa della prima pietra della Estrela do Mar; le due palme piantate in quell’occasione, ancora oggi segno di buon auspicio per la comunità; le cerimonie di consegna dei diplomi, con l’orgoglio non solo degli studenti, ma anche delle loro famiglie; la devastazione provocata dal ciclone Flavio nel 2007. «Fu il momento più difficile – ricorda Luigi Bobba – per i molti danni al territorio e alla scuola. Per un momento sembrò che quel sogno potesse essere cancellato. La parte già completata subì danni più contenuti, ma l’area dei laboratori ancora in costruzione fu colpita in modo significativo. Fu una fase molto dura».

A oltre vent’anni dalla sua nascita, Estrela do Mar resta fedele all’intuizione iniziale: non una scuola “per” la comunità, ma una scuola “della” comunità. Un luogo dove la formazione diventa lavoro, dignità e futuro. Davanti all’Oceano Indiano, quella stella continua a brillare: non come un simbolo astratto di solidarietà, ma come una concreta infrastruttura di speranza.

«Il messaggio finale — conclude Luigi Bobba — è che oggi la vera leva di crescita, di sviluppo e di riduzione delle diseguaglianze è la formazione. Investire nella scuola significa investire nel futuro. I risultati non sono sempre immediati, perché si vedono nel tempo, ma proprio per questo sono più profondi e duraturi. Questo vale in modo particolare per il continente africano, che è il continente più giovane. Per questo le ACLI, oltre a questo intervento – grazie alle competenze professionali e all’esperienza di Enaip Net – stanno realizzando da alcuni anni, insieme al governo italiano e a quello mozambicano, un progetto di formazione dei formatori e di assistenza tecnica a dieci scuole professionali e tecnico-professionali del Mozambico».

Estrela do mar forma alla vita e prepara al lavoro. Si può sostenere con una donazione a: IPSIA Vercelli ODV a questo IBAN IT44 Y0608510000000057788875 con la causale: Estrela do Mar di Inhassoro.

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